Immaginiamo che ci siano altre 2.000.000 di persone uomini e donne immigrati che lavorano regolarmente nel nostro paese, che pagano le tasse, lavorano sodo nelle mansioni più pericolose, faticose ed umili, che siano pagati mediamente il 30% in meno e che non abbiano gli stessi diritti e le stesse opportunità degli italiani.
Immaginiamo che ci sia circa un 1.000.000 di persone, uomini e donne immigrati irregolari che lavorano in nero, in condizioni di sfruttamento, senza diritti e con il ricatto quotidiano di essere espulsi dal nostro paese.
Immaginiamo che gli irregolari non abbiano nessuna strada per regolarizzarsi perché il meccanismo dei flussi è quasi totalmente inceppato e solo il 10% delle domande presentate va a buon fine.
Immaginiamo che i regolari non riescano a rinnovare il loro permesso di soggiorno nonostante abbiano regolarmente pagato e presentato la domanda alle Poste.
Immaginiamo che ci siano 800.000 minori stranieri figli di immigrati di cui oltre la metà nati in Italia, che frequentano le scuole italiane, che vengono discriminati dalla scuola e dalla società e non sono riconosciuti come cittadini italiani perché nel nostro paese non esiste lo jus soli, ma solo lo jus sanguinis.
Immaginiamo che questa popolazione sia tutti i giorni in balia di provvedimenti punitivi e xenofobi del governo, e braccata dalla polizia e sistema mediatico.
Immaginiamo che la parte più debole ed esposta di loro sia preda di circuiti malavitosi e sia oggetto di aggressioni e violenze da parte di squadracce fasciste, razziste.
Immaginiamo che, a quelli, fra loro, che professano un’altra religione gli sia impedito di professarla e di avere i loro luoghi di culto.
Sarebbe un incubo infernale.
Eppure queste immaginazioni sono esattamente la realtà del nostro paese.
Una realtà carica di una miscela esplosiva di tensioni sociali di cui gli episodi di Castel Volturno, di Pianura e di Milano sono sempre più che campanelli, direi sirene, di allarme.
Per disinnescare questa miscela esplosiva occorrerebbe ragionare, mettersi nei loro panni, farsi guidare dal buon senso e dalla ragione rimuovendo ostacoli e contraddizioni e perseguendo obbiettivi di integrazione e coesione sociale, promuovendo intercultura e politiche di cittadinanza.
Invece il governo opera per promuovere discriminazioni, separazione, scontro ed odio sociale facendo crescere sia nei cittadini italiani che immigrati paura e rabbia.
Da parte della stampa e delle TV c’è un atteggiamento di complice manipolazione oppure pigrizia culturale e professionale.
Vorrei fare un esempio concreto: l’altra sera è ripresa la trasmissione di Santoro “Anno Zero”; in una delle ultime puntate prima dell’estate c’era stato ospite il Ministro Castelli il quale con una certa prosopopea aveva affermato che con il governo di centro-destra non c’erano più sbarchi d’immigrati a Lampedusa; in quell’occasione nessuno trovò parole per contestare quella sciocchezza e solo Santoro un po’ sommessamente disse che forse si trattava solo delle cattive condizioni del mare. Quello che è avvenuto nelle settimane successive, per tutta l’estate ed ancora in questo autunno (sono di poche ore fa i cadaveri affiorati a largo di Malta), è sotto gli occhi di tutti.
Gli sbarchi sono aumentati e il Ministro Maroni ha gridato all’invasione ed ha proclamato l’emergenza nazionale. Sugli sbarchi non ci sono né colpe né meriti da attribuire al lassismo di Prodi o alla faccia feroce di Berlusconi.
Ieri sera c’era la faccia “tosta” di Castelli ad “Anno Zero”, perché Michele Santoro non gli ha rivolto una domanda su questo? Probabilmente Castelli non si sarebbe imbarazzato, ma i telespettatori ne avrebbero tratto motivo di qualche riflessione.
Infine c’è un ruolo che deve essere svolto dal sindacato ed è quello di dare uno sbocco di mobilitazione democratica e civile alla rabbia dei lavoratori immigrati ed alle loro sacrosante rivendicazioni dentro la mobilitazione di tutto il mondo del lavoro e le manifestazioni di oggi in 150 piazze d’Italia rappresentano una prima importante occasione.
*Resp. Ufficio Immigrazione CGIL Nazionale
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