L’Italia è fanalino di coda in molte scelta di civiltà. Ad esempio nel riconoscimento delle unioni civili e delle coppie di fatto. Molti paesi europei, tra questi la Croazia, hanno approvato norme che garantiscono, riconoscono e tutelano, con diverse modalità, le coppie di fatto indipendentemente dai sessi. Lo abbiamo detto tante volte. La sinistra ha speso fiumi di parole, spesso solo quelle, per mettere in campo politiche e progetti legislativi al fine di uscire da un isolamento culturale internazionale in materia di diritti civili. Il governo Prodi, ancor prima della deflagrazione, non è riuscito a mettere a punto un percorso condiviso per giungere ad un progetto possibile. Tutti ricordano le polemiche sui PACS e sui DI.CO, e le dispute che seguirono. La nascita del PD ha reso le cose ancora più difficili, al punto tale che non se ne é parlato più.
Intanto resta il tema, il bisogno di tanti cittadine e cittadini e la distanza “civile” con il resto d’Europa.
60 comuni italiani, molti del centro ma anche in Sicilia, hanno approvato delibere consiliari ed hanno istituito registri delle unioni quale contributo per superare lo stato di arretratezza culturale.
Poche gocce nel mare, un tentativo per rilanciare il tema e al tempo stesso consentire ai cittadini residenti di quei comuni di poter partecipare, come tutte le coppie e le famiglie definite dall’anagrafe costituzionale, alle opportunità offerte (bandi per l’assegnazione di alloggi pubblici, possibilità di continuare la conduzione di un immobile in caso di decesso di uno dei conviventi, etc.)..
Il tema resta di grande attualità e la riprova sono le recenti dichiarazioni dei Ministri Brunetta Rotondi che da versanti diversi affrontano la questione come bisogno sociale; ciò a dimostrazione che le scelte di civiltà non hanno ancoraggi ideologici o, peggio ancora, separatezze tra destra e sinistra.
A Napoli, nella Municipalità che presiedo, quella di Arenella-Vomero (120.000 abitanti !) si è recentemente affrontato il problema approvando un ordine del giorno in Consiglio che sancisce la istituzione del registro delle unioni civili. Un documento di straordinaria importanza perché ha visto la partecipazione al voto di tutte le forze del vecchio centro-sinistra.
In città si è avviato un dibattito sui media alimentato dall’intervento del Sindaco Rosa Iervolino la quale, attraverso una lettera, ha sottolineato che la materia non rientra tra le competenze delle Municipalità, mentre il Presidente del Consiglio comunale, l’ex diessino Leonardo Impegno pubblicamente ha apprezzato l’iniziativa e si è reso disponibile a favorire un dibattito in Consiglio.
Per quanto mi riguarda io ritengo che l’intervento del Sindaco, se pur corretto sul piano formale, non possa limitare la volontà di un consesso democraticamente eletto che intende disciplinare un bisogno previsto dal D. L.vo 267/2000.
Occorre però andare avanti anche sul piano politico. Le associazioni, i cittadini, i partiti della sinistra, lo stesso PD, devono rilanciare il tema per affermare i diritti come valori universali. Bisogna riappropriarsi di questa battaglia prima che il governo Berlusconi cali una nuova mannaia sul tema di altri diritti, quali quella dell’eliminazione del voto di preferenza nelle elezioni del prossimo Parlamento Europeo. Riportare la sinistra in piazza sul tema dei diritti, suscitare nei cittadini la speranza del cambiamento, unire i laici e i democratici per il raggiungimento di obiettivi concreti significa fare una scelta di civiltà.
*presidente della V Municipalità, Comune di Napoli, componente della direzione provinciale Sd
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