Un trapianto mi ha salvato: La Chiesa si ricordi della carità

«Nel portafoglio ho la tessera dei donatori di organi. Sono tra quelli che hanno firmato l’autorizzazione per l’espianto degli organi. L’ho presa subito. Quando nella legislatura 1996-2001 il Parlamento ha approvato la legge che regolamenta i trapianti. Chi lo avrebbe mai detto che poi sarei stato, invece, un “ricevitore” di organi. Uno che il trapianto lo ha subito». Parla Fabio Mussi, politico di lungo corso, presidente del consiglio nazionale di Sinistra democratica, sessant’anni tondi tondi e un doppio trapianto ai reni subito lo scorso febbraio che lo ha fatto rivivere. «Quando arrivi sull’orlo della dialisi quello che ti scorre nelle vene solo per convenzione lo chiami sangue: è veleno».
Mussi ha tante buone ragioni per essere un convinto difensore del trapianto di organi. «Penso sia una cosa di altissima civiltà. La donazione di organi è una delle più alte manifestazioni di simpatia verso il prossimo. Io sono grato a quella persona che non ho mai conosciuto e che terminando la sua vita ha consentito alla mia di poter continuare».
Per questo non riesce proprio a trattenere la critica per l’articolo dell’Osservatore Romano che mettendo in discussione il concetto di morte celebrale finisce per bloccare il trapianto degli organi. «Senza trapianto sarei andato in dialisi e poi avrei atteso anni prima di avere una possibilità. Già ora la gente aspetta tempi lunghissimi, perché i donatori sono meno del fabbisogno». All’autrice dell’articolo lo dice chiaro: «Avrei voluto farle vedere i bambini appena nati trapiantati di cuore. La cura e l’amore con cui le mamme se li cullavano. Bambini vivi, non morti, perché c’era qualcuno che gli ha donato il cuore». «Quell’articolo - insiste - è uno dei segni di regressione che si affollano di questi tempi».
Storia di un trapiantato. Era ministro dell’Università e della Ricerca scientifica. Ma per lui nessuna corsia preferenziale. Ha fatto riferimento ad un programma particolare e lo scorso 11 febbraio è stato operato all’ospedale di Bergamo, struttura pubblica e centro di grande eccellenza. «Struttura pubblica e centro di eccellenza internazionale - ci tiene a sottolineare -. In Italia è nel pubblico che si concentra l’eccellenza». Attende poco, quattro mesi, per il doppio trapianto. «È perché sono entrato in un programma preventive list”, una lista preventiva, che consente di sottoporsi ad un trapianto prima di entrare in dialisi se si sono superati i 60 anni. Invece di ricevere un rene da una persona giovane - spiega - si ricevono due organi da una persona anziana, quindi più usurati». Le liste sono molto più corte. «Quando mi sono iscritto a questa lista eravamo in otto in attesa. Ho aspettato quattro mesi. L’intervento è più complesso. C’è il doppio dell’anestesia. È tutto doppio: due i tagli, due gli organi. I reni sono più usurati perché di persone più anziane. Prima venivano scartati. Non tutti azzardano, anche se i dati statistici rassicurano. Dicono che hanno un rendimento pressoché analogo ai reni più giovani e più efficienti. Questa scelta mi ha consentito il trapianto prima di entrare in dialisi». Un dato lo allarma: «Gli organi disponibili sono solo un terzo di quelli necessari per i trapianti. Già da diversi anni si registra un calo nelle donazioni». Commenta: «È un brutto segno dei tempi, di quando torna ad essere in voga “il mio è mio e il tuo è tuo”, l’egoismo sociale. Questo si riflette in tutti gli ambiti. C’è meno disponibilità verso il prossimo e meno generosità».
L’effetto di tutto questo? Si fanno sempre più lunghi i tempi di attesa per un trapianto. È per questo che condivide la critica di Ignazio Marino: «L’articolo pubblicato dall’Osservatore Romano è irresponsabile». «È vero - riconosce - che il Vaticano ha fatto una mezza marcia indietro, ma tuttavia dal quotidiano ufficiale della Santa Sede è stato lanciato un bel sasso nello stagno. È un segnale grave perché la Chiesa ha faticato a maturare una posizione sul tema dei trapianti. È arrivata ad una posizione nitida, favorevole solo con un famoso discorso di Giovanni Paolo II nel 2000». Non ha dubbi Mussi: «Se si mette in discussione il concetto di morte come morte celebrale, praticamente si dà lo stop ai trapianti. Si toglie la speranza ad un numero crescente di persone». Questo è inaccettabile. «Cristo di Galilea lanciò al mondo il più straordinario messaggio di tutti i tempi: ama il prossimo tuo, amalo come te stesso. È una delle formule più rivoluzionarie nelle formule di società che mai siano state pensate. Una Chiesa che sottomette questo straordinario principio ad altri pregiudizi - conclude - mi preoccupa». Spera che sia solo un incidente.
Tra qualche giorno il «trapiantato» Mussi si sottoporrà alla sua verifica semestrale. Il suo organismo comincia a convivere sempre meglio con questo «nuovo filtro». Può riprendere la vita di sempre. «Il corpo funziona. Sono già andato a pescare, in barca a vela, al mare. Mi sono occupato delle mie nipotine». Ne parla con gioia. È una felicità che non vuole tenersi per sé. Vuole che sia possibile anche per chi è in lista e attende con speranza un cuore, un fegato, un rene nuovi.


Caro Mussi Sono un

Caro Mussi
Sono un trapiantato pure io, dopo la dialisi pero',vivo a Praga da moltissimi anni diciamo 18 circa ho avuto il massimo delle cure mediche e sono rinato anche se o dovuto superare un intervento al cuore e pure all'intestino, sono ancora vivo e combatto per la sinistra e per chi sta peggio di me,ho 55 anni e ricevo una pensione di invalidita' di 56 euro al mese vero che non ho marchette, dato che prima funzionava, che se vuoi lavorare a nero si c'e' posto, ieri come adesso, non e' cambiato niente tranne il colore della pelle o la lingua di questi uomini e donne. Qui o lavorato in regola e oggi prendo 115 euro,se sommo il tutto mi domando come faccio a sopravvivere, devo ancora lavorare in queste condizioni, in piu' dall' Italia mi hanno obbligato ancora a pagare gli alimenti di mia figlia che studia che ha 20 anni,e se tornassi in Italia dove vado? chi mi aiuterebbe? dovrei forse condividere un cartone con qualche povero diavolo come me? o organizzarmi come una banda di rapinatori over 50 e assaltare qualche Banca. Ho perfino risparmiato per fare propaganda elettorale qui in Rep. Ceka con qualche compagno,per qualche voto in piu' a difesa del diritto di vivere per tutti in un modo onorevole. Ma sono stati sforzi che non hanno dato risultati,certo quando la sinistra e' in difficolta' da il meglio di se,speriamo!. Mio nonno disse, moriro' senza vedere la sinistra al governo,e fu cosi, io forse non riusciro' a vederla di nuovo brillare come una volta nelle piazze e tra la gente, anche perche' la gente e' cambiata, o forse ha perso di vista cosa vuol dire essere di Sinistra.Peggio per loro, avranno perso un' occasione unica nella vita, lo dico io che sono rinato tre volte. Scusa questo sfogo ma sentivo il bisogno di essere ascoltato, in fondo siamo due uomini fortunati
che dovrebbero dare tanto per quello che hanno avuto.
Un abbraccio da Praga Andrea Taverni


Cerca di stare bene caro

Cerca di stare bene caro Fabio, perchè ho l'impressione che se cedi anche tu, a favore di quella sinistra unita in cui speriamo ci rimarrà veramente poca gente.





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