“Sulla macelleria messicana” diventa indispensabile la commissione d’inchiesta.

Amnesty International ha definito i fatti della Diaz come la più grave sospensione delle garanzie costituzionali in Europa dalla fine della Seconda Guerra mondiale.
Cosa significa?
Significa che sono stati violati alcuni dei principi più alti dello Stato di diritto, impressi nella nostra Costituzione. E questo significa che i loro autori hanno commesso qualcosa di più dei semplici reati che sono stati ritenuti commessi e punibili in questo processo. Non si è trattato cioè di una semplice aggressione su persone inermi, ma del fatto che una parte dello Stato, nelle persone di chi commisero il fatto (che portavano una divisa che quello stesso Stato rappresenta), violò quei principi. Un segnale di allarme sulla mancata interiorizzazione dei valori posti alla base della nostra società, che ci fa interrogare sui percorsi di reclutamento e formazione dei nostri “concittadini in divisa”
Costoro lo fecero autonomamente o altri li indussero a farlo?
I giudici parrebbero aver escluso questa ultima ipotesi. E questo perché ogni procedimento indiziario parte da una premessa e giunge a delle conclusioni (logiche, diremmo) che prefigurano un percorso. Che parte da premesse di tipo culturale, cioè dalla considerazione che quel gruppo di poliziotti non era un gruppo di teppistelli o poliziotti impazziti assetati di vendetta per le frustrazioni subite in quei giorni. Questo avrebbe portato a conclusioni ben diverse. La condivisione delle considerazioni fatte avrebbe confermato il giudizio di Amnesty International, e si sarebbe, inevitabilmente, tradotta in una premessa di tipo politico (nella sua accezione più alta ovviamente): ma i giudici, in Italia, da sempre, aborriscono le premesse politiche, proprio per evitare di essere tacciati di non essere giudici liberi, bensì in qualche modo condizionati politicamente.
Restano alcune considerazioni da fare: la prima attiene alla natura delle pene, deprecabilmente miti, proprio in ragione delle considerazioni su espresse. Non dimentichiamo la natura delle lesioni inferte e la loro gravità.
La seconda riveste un’importanza infinitamente maggiore.
La scelta di non aver voluto nominare una commissione parlamentare di inchiesta costituisce davvero un’occasione mancata. E questo soprattutto perché ha negato all’origine la possibilità di esprimere (al riparo della scure della prescrizione, che inevitabilmente si abbatterà su questo processo e i suoi capi di accusa), un giudizio politico sugli avvenimenti di quei giorni.
Affidare alla Magistratura il compito di affrontare non solo gli aspetti giuridicamente rilevanti di questa vicenda, ma anche gli aspetti più propriamente politici, è stata una forzatura inaccettabile ed insieme  un grave errore di valutazione politica.





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