Nella cornice austera dell’Istituto italiano per gli studi filosofici, a Palazzo Serra di Cassano – un edificio intriso di storia per essere stata la dimora di uno dei protagonisti della rivoluzione del 1799, e oggi uno dei più rilevanti centri della vita culturale della città –, si è svolto, a Napoli, il primo seminario programmatico dei firmatari del documento “Sinistra svegliati”.
Una iniziativa partecipata, che ha visto la sala delle conferenze dell’istituto affollata di persone solitamente distanti dai luoghi della politica e dai suoi riti, ma partecipi, attente e unite dall’interesse per il manifesto che ha invitato la sinistra a svegliarsi.
Non mancavano, comunque, gli esponenti di forze politiche, da Gennaro Migliore del Prc a Enzo Amendola, coordinatore di ReD in Campania, e poi Loredana De Petris dei Verdi, Marcello Chessa, Raffaele Porta e Arturo Scotto di Sd, oltre a Claudio Fava.
Il seminario è stato introdotto da Luigi Amodio, direttore della Fondazione Idis, e da Luigi Mascilli Migliorini, docente dell’Istituto universitario Orientale, per il quale, in tempi angoscianti come quelli che la recessione globale apre, l’obbligo per chi a sinistra non vuole restare inerte è quello di ricostruire una comunità politica per colmare innanzitutto il solco che è stato scavato tra politica e società.
I lavori si sono poi svolti articolandosi in quattro relazioni centrate su ambiente, lavoro, welfare e sviluppo, con l’obiettivo complessivo di provare a individuare le tracce di una uscita da sinistra dalla crisi economica e sociale partendo dal punto del mezzogiorno.
In particolare è emerso come il tema che interroga una rinnovata forza della sinistra è innanzitutto quello di una ricomposizione della rappresentanza politica del lavoro, perché - come ha ricordato Massimo Brancato, segretario provinciale della Fiom - salari tra i più bassi dell’Europa occidentale come quelli italiani sono incontestabilmente la conseguenza della perdita di peso politico del lavoratori. I quali, invece, sono ancora portatori di interessi generali quando difendono le loro materiali condizioni di vita e la funzione di un istituto come il contratto collettivo nazionale. Da qui la necessità di appoggiare con forza lo sciopero generale indetto dalla CGIL per il 12 dicembre.
Non solo: per costruire la piattaforma di una nuova forza della sinistra all’altezza delle sfide presenti, occorre chiamare in causa l’intero modello di sviluppo che gli ultimi decenni ci hanno consegnato. E la sinistra – secondo Ugo Leone, docente dell’Università di Napoli - è sempre stata colpevolmente in ritardo rispetto ai temi ambientali, mentre l’ecologia pone il problema, attualissimo, di un ripensamento complessivo di come e cosa produrre. Salvatore Esposito, dell’Ires-CGIL, ha evidenziato, a sua volta, l’importanza di un welfare efficace per la salvaguardia della coesione sociale e ha proposto la stabilizzazione di una quota in conto capitale per le spese sociali. Non è mancato un richiamo alla grande mobilitazione che sta coinvolgendo il mondo della scuola e dell’università: la giovane studentessa Claudia Cuccurullo ha voluto ricordare, infatti, la funzione essenziale che in una democrazia svolge un sistema di formazione pubblico e di qualità che il consapevole protagonismo degli studenti dell’”onda” sta difendendo in nome di un’istruzione non mercificata.
Nel suo saluto, invece, Claudio Fava, apprezzando la chiarezza del manifesto, ha sostenuto che è necessario restituire senso alla parola sinistra in primo luogo ricostruendone le ragioni profonde e recuperando principi forti, principalmente quello della coerenza. Mentre, se il valore della continuità con la migliore tradizione politica della sinistra va innervata di innovazione e credibilità, la stessa unità della sinistra diventa solo declamazione quando non è costruita e perseguita concretamente.
Altri numerosi e stimolanti interventi hanno completato il seminario e gettato le basi di un progetto che vuole alimentarsi di un lavoro collettivo di approfondimento e di elaborazione.
Si è aperto con questo primo incontro, insomma, il percorso della ricostruzione dal basso di una soggettività della sinistra, dentro lo stesso percorso segnato dalle tante iniziative unitarie sparse per il paese che guardano all’appuntamento del 13 dicembre fissato a Roma dall’Associazione per la sinistra, anche in una realtà difficile come quella di Napoli e della Campania. Una chiamata all’impegno per chi non si rassegna alla frammentazione e all’irrilevanza della sinistra e vuole muoversi in uno spazio senza recinti per restituire spazio alla speranza.
*Direzione regionale Sd Campania
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