Sinistra, il tempo si è esaurito

“Sovrano è chi decide sullo stato d’eccezione.”, dice Schmitt.
Comincio così, perché viviamo un momento di passaggio epocale, in cui la crisi economica attuale segnerà una cesura storica.
Il potere economico mondiale andrà ricostituendosi in forme nuove e inedite, dando avvio ad una nuova fase del capitalismo;
In Italia, il Governo Berlusconi sta stravolgendo la costituzione repubblicana a forza di decreti, dando vita a nuove leggi razziali, smantellando il sistema pubblico dell’istruzione, trasformando tutto l’apparato democratico in un affare privato e, infine, gettando al vento tutto il patrimonio di diritti e tutele conquistato in decenni di lotte della Sinistra e del movimento dei lavoratori.

Per la prima volta, in questa fase di passaggio, in Italia, non c’è una sinistra a poter influire e a poter indirizzare gli eventi. Ciò è drammatico.

E’ necessario, dunque, ricostruire, in tempi brevi, una forza politica della Sinistra, che sia in grado di interpretare lo stato d’eccezione e di presentare una proposta seria e sistemica di cambiamento.

Fare subito, dunque. Ripartendo da zero, cancellando le classi dirigenti attuali e ridefinendo un nuovo percorso e nuovi modi del pensiero e dell’agire politico.

Il pensiero politico. Quel pensiero costruttivo e operativo che è mancato alla sinistra, la cui mancanza ci è costata l’esclusione dalla politica, non solo dal parlamento.
Abbiamo smesso di pensare e di analizzare; abbiamo allontanato gli intellettuali; ci siamo accontentati della banalità delle nostre argomentazioni e della mediocrità dei nostri dirigenti.

Insomma, abbiamo abdicato al nostro ruolo di avanguardia intellettuale delle classi che vorremmo rappresentare.

Non ci può essere politica, a sinistra, che non abbia alla base un solido pensiero politico e l’attenta analisi dell’esistente.

Prendiamo il caso, per esempio, dell’attuale crisi economica.
Dicono tutti: “la crisi finanziaria arrecherà danni all’economia reale”. Ma se in Italia ci fosse una sinistra politica, questa farebbe notare che non è vero che il problema nasce dagli eccessi della finanza. Il problema, in origine, (schematizzo) nasce dall’indebolimento della classe media americana (ovvero la media Borghesia), che non poteva più pagare i mutui e che, quindi, ha mandato in crisi le banche.
La crisi attuale, cioè, nasce dalla crisi della Borghesia, nel più grande paese capitalista del mondo. Non basta, quindi, per risolvere la crisi, dare nuove regole alla finanza.

Una riflessione di questo tipo aprirebbe immensi spazi per una discussione sul superamento del capitalismo.

Dobbiamo, quindi, ritrovare il pensiero, lo studio e l’analisi, come base dell’agire politico, per riformare anche questo.
Riconsegnare agli Intellettuali il compito e la fatica dell’analisi e del rinnovamento del pensiero sarà la chiave di volta per la sinistra nuova e forte. E, da ciò, dipenderà anche la nostra capacità di compenetrazione della società. La nostra capacità di capirne l’essenza più vera. Come scrive Bauman, “ Occorre conoscere il proprio oggetto, perché conoscerlo equivale a disarmarlo.

Dobbiamo, poi, trasformare i modi dell’agire politico e definire nuove forme organizzative dei partiti. Pensare nuove forme di partecipazione democratica; Uscire fuori dai dogmatismi e dalle venerazioni leaderistiche, che abbiamo conosciuto; Costituire una struttura accogliente e in grado di portare avanti, al suo interno, discussioni serene e sincere e, soprattutto, di produrre analisi. Dobbiamo, poi, tornare tra la gente, ascoltare il nostro popolo, che non ci capisce più, perché noi non sappiamo più parlare in maniera credibile.

Ma è necessario anche mettere da parte le corse alle poltrone e le logiche campanilistiche.
Dobbiamo portarci con tutto il nostro entusiasmo e la nostra forza in questo cimento, senza, però, volerci contare. La sinistra nuova deve abbattere queste logiche di nicchia e di auto-conservazione dei ceti dirigenti.

Ma abbattere queste logiche significa anche mettere da parte ogni forma di identitarismo. Stiamo attenti a far sì che la sinistra unita non sia ancora una volta la somma di sigle!

A questo proposito, perché non avviare un tesseramento unico per un'unica associazione, piuttosto che tanti tesseramenti per più organizzazioni? Mi riferisco, ovviamente, alle associazioni “Rifondazione per la Sinistra” (Vendola) e “Unire la Sinistra” (Guidoni-Bellillo), perché, per Sinistra Democratica, avendo una struttura partitica, è più complesso.
Avviare tanti tesseramenti significa stabilire dei tempi differenziali nelle decisioni. Significa che qualunque cosa, prima di essere decisa nel contenitore della costituente, verrà discussa all’interno delle varie associazioni.
Compagni, con i tempi differenziali si rifà l’arcobaleno. E ciò sarebbe una tragedia per tutta la sinistra.

Invito tutti i compagni delle varie associazioni e, soprattutto, i loro dirigenti a prendere atto di un dato: non può esistere una sinistra unita, che non passi, prima, dallo scioglimento delle organizzazioni pre-esistenti.

Acceleriamo, dunque, compagni, con generosità, che la strada è lunga e in salita. Prima cominciamo a percorrerla, e con passo spedito, prima arriveremo a destinazione.

Al lavoro, alla lotta e allo studio, compagni.


Francesco Caivano Molti di

Francesco Caivano
Molti di noi lo dicono da un pezzo. Ma chi si aspetta a costituire un partito della sinistra. E' chiaro che bisognerà azzerare i gruppi dirigenti dei vari partiti esistenti. Mi sto quasi convincendo che il nodo è proprio questo. Molti non vogliono tornare a fare i semplici fanti, ma non si rendono conto che un esercito di generali non ha senso. Noi dobbiamo ripartire in modo nuovo. L'idea di un tesseramento unico mi sembra buona. Ma bisogna far presto perchè la crisi incalza e, se non facciamo niente, finiremo per non rappresentare nessuno. La situazione è grave da ogni punto di vista e sono daccordo con le analisi fatte dai compagni. E' giusto dire che dobbiamo0 tornare a fare analisi ed a studiare soluzioni, ma non è possibile far niente senza un quadro di certezze organizzative. Noi stessi di Sinistra Democratica finiremo per disgregarci se non ci muoviamo.
Francesco Caivano - coordinatore SD Irsina





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