Ricostruire un nuovo centro sinistra per salvare la Basilicata

Le motivazioni contenute nella lettera di dimissioni del vice presidente  ed assessore alle attività produttive della giunta regionale della Basilicata e la conseguente crisi determinatasi, hanno un fondamento, sia quando si parla delle responsabilità del Governo nazionale e sia quando si afferma che l’attuale crisi finanziaria /produttiva globale determina effetti devastanti su un sistema produttivo quale è quello lucano, caratterizzato prevalentemente da una presenza in Basilicata di pezzi terminali del ciclo produttivo per quanto riguarda i grandi/medi gruppi industriali. Sotto il profilo squisitamente imprenditoriale in una fase di forte contrazione dei consumi (riduzione quindi della produzione ) è logico per l’imprenditore difendere la propria identità, la sua appartenenza al territorio e quindi il cuore dell’impresa, specie quando si ha la consapevolezza che alla crisi di mercato si affianca un ritardo colpevole sul versante della innovazione e ricerca per lo sviluppo di prodotti di qualità e sempre più ecocompatibili.
Era evidente, già dall’inizio del 2006 l’inizio di un ciclo negativo per questa piccola regione. Un ciclo che andava affrontato ripensando la strategia in tema di politiche di sostegno e sviluppo del lavoro e del sistema delle reti materiali ed immateriali che dovevano avere nel  rafforzamento della coalizione di governo alla Regione ed in tutti gli altri enti sub-territoriali uno dei punti centrali per determinare coesione fra tutte le forze politiche, sociali, imprenditoriali per evitare la marginalizzazione della Basilicata ma prima di tutto per modificare il vecchio rapporto fra politica ed impresa e fra livelli istituzionali.
Un’impresa in Basilicata che è sempre stata poco incline ad assumere il tema della valorizzazione del lavoro, della salvaguardia ambientale e della innovazione quali punti per essere competitivi. Un’impresa che non ha saputo cogliere le opportunità ed una classe politica troppo impegnata nella costruzione di equilibri interni e fra territori, che la nascita del PD ha accentuato tanto da portare alla esclusione della Sinistra dal governo della Regione con la giustificazione del “cambio di passo “ che il vice presidente  stesso ammette non esserci stato. Un cambio di passo che ha ridotto “la capacità di governo”, ha evidenziato tutti i limiti del nuovo gruppo dirigente del PD  abbassando autorevolezza e credibilità della nuova Giunta che solo con la scelta della approvazione della riforma della ridefinizione delle ASL ed il superamento delle Comunità Montane aveva cercato di ridurre la distanza fra le istituzioni ed i cittadini, sempre più delusi da una politica incapace di determinare cambiamenti nella sua azione di governo. Si è sbagliato a creare le condizioni per escludere la Sinistra dal governo regionale.
Una scelta che ha portato alla legittimazione di uomini e gruppi senza partiti, che ha abbassato, invece di alzare, la qualità dell’azione di governo, che ha legittimato pratiche politiche del passato nelle relazioni fra i partiti, accentuando i personalismi e forse anche la transumanza.
Serve ora e subito ridefinire strategie e programmi per un nuovo centro sinistra, incardinati su qualità ed innovazione, riduzione dei costi della politica, riforma della filiera istituzionale. Spetta al PD,  che questa crisi ha determinato, dare segnali netti sulla volontà di costruire un nuovo terreno di confronto nel centrosinistra, a partire dai rapporti con la Sinistra, che abbia chiari segnali di discontinuità nelle scelte strategiche, nei metodi di governo e nella qualità delle relazioni economiche ed istituzionali.

*Coordinatore provinciale - SD Basilicata
 





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