C‘è spazio e una qualche possibilità, dopo i congressi di luglio delle forze politiche della sinistra, per la Costituente di una nuova, grande, forza della sinistra, unitaria e plurale, radicata nel territorio e con cultura di governo nel nostro Paese? E’ questa la domanda alla quale, con urgenza, occorrerà dare risposta nelle prossime settimane. Domanda ineludibile oramai. La scelta prevalente di rinchiudersi ciascuno nel proprio fortino in attesa che passi la tempesta politica che si è abbattuta con la forza di un uragano nelle elezioni politiche dello scorso aprile, consiglierebbe di desistere, passare un giro. Ma è la situazione politica e sociale del Paese che impone di provarci, così come il vuoto pauroso che il risultato elettorale ha lasciato nella rappresentanza politica dei valori, degli ideali, degli obiettivi che hanno fatto della sinistra italiana, per un lungo periodo, una forza fondamentale della storia nazionale.
Berlusconi, bruciate tutte le velleità di dialogo che ciclicamente sono state messe in campo dai principali leader del centrosinistra, va dritto per la sua strada. Impone la sua agenda politica ossessivamente centrata sui propri interessi e su quelli dei suoi più fedeli alleati, dalla giustizia al federalismo fiscale, mentre i problemi del Paese vengono messi in un angolo, come la disoccupazione, il precariato e il carovita, il mezzogiorno, o affrontati in maniera populistica e superficiale (dalla vicenda dei fannulloni a quella del voto in condotta) se non inquietante e razzista (come nel caso della sicurezza e dell’immigrazione). L’opposizione appare divisa e immobile, non in grado di avanzare una strategia in grado di affrontare a 360 gradi l’offensiva culturale, prima che politica e istituzionale, del centrodestra. Affonda tra le polemiche di piazza Navona e la manifestazione annunciata dal PD per il 25 ottobre che appare lontana, prima ancora che nella data, nei contenuti e negli obiettivi.
La sinistra è afona, senza voce e forse senza parole. Tutta intenta in defatiganti quanto mai conclusi regolamenti di conti interni ha finito, come altre volte drammaticamente le è accaduto nella storia, per scambiare il mezzo (l’organizzazione politica, la sua esistenza ed il suo controllo anche quand’essa è ormai ridotta ai minimi termini e per certi versi insignificante) con i fini che sarebbero quelli di un’azione politica e sociale radicali, da condurre in profondità, con l’obiettivo di unire le forze e ricostruire le condizioni di una azione efficace all’opposizione oggi e di una nuova possibilità di vittoria domani.
Nel PD, inoltre, impaludato tra vecchie e nuove correnti, torna a prevalere l’ansia della scorciatoia, della manovra politica tout-court, nell’illusione, ancora una volta, che questa basti a risolvere e cancellare i problemi di consenso registratisi nella società, che hanno regalato a Berlusconi la più evidente delle vittorie di questi 15 anni ed al centrosinistra la più cocente delle sconfitte. Certo sarebbe da irresponsabili ributtare nelle braccia di Berlusconi l’UDC, ma sarebbe ancora più grave pensare, come in casa PD stanno pensando a fare in vista delle prossime amministrative, che un rapporto organico con Casini e i suoi possa essere l’orizzonte strategico verso il quale muoversi, rompendo definitivamente con la sinistra e archiviando l’idea stessa di centrosinistra per il governo del Paese.
In questi spazi ristretti va misurata la possibilità della costituente. Non come progetto “bello e impossibile”, ma come assunzione di responsabilità individuale e collettiva di tutti coloro i quali non rinunciano all’idea che una nuova forza di sinistra possa esistere e non si rassegnano alla desolazione del quadro politico dato.
In tanti, con generosità, hanno creduto potesse esserlo la sinistra arcobaleno, non certo gli stati maggiori dei partitini che la costituirono, ed in tanti hanno pensato che dopo le elezioni, dopo una lezione così sonora, fosse arrivato il momento, non più rinviabile, di una profonda rimessa in discussione, di un nuovo progetto politico, di un nuovo inizio. Sta a tutti loro, e noi tra questi, provarci. Ora.
*della Direzione di Sd
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Luca Lecardane Palermo Io
Luca Lecardane Palermo Io penso che la costituente mnon può essere solo l'unione di partiti e pezzi di partiti che ci stanno, ma deve davvero riunire associazioni, movimenti singole personalità. sono d'accordo in parte con i due commenti precedenti, cioè non bastano la vecchia Sa, e on bisogna ricercare a tutti i costi l'alleanza con il PD, sarebbe un errore gravissimo, ed in più dico che dobbiamo ricercare, se vi sono, punti di contatto con i socialisti. Ci vuole un pensiero nuovo , non socialista, comunista o socialdemocratico, ma nuovo che si faccia domande serie sul futuro per dirne una su tutte: cosa è più di sinistra mantenere l'attuale sistema pensionistico per il quale i giovani, se rispetteranno tutti i requisiti, andranno in pensione con il 40% del loro ultimo salario o è più di sinistra dire si alle pensioni di vecchiaia , ma con meccanismi che permettano una pensione di almeno l'80 85% di pensione rispetto allo stipendio? (per chi vuole il progetto è scritto nel mio blog:lucalecardane.blogattivo.net
Un 3% dell'Arcobaleno da cui
Un 3% dell'Arcobaleno da cui ripartire non è poco, e sopratutto non fa riferimento a RC o ai Comunisti italiani, o a Sinistra democratica, ma appunto ad una sinistra unita e plurale come lo era la SA. Seppure essa non è stata altro che un cartello elettorale dell'ultimo momento, ha individuato quelle persone di sinistra che sono arcistufe del divismo dei vari segretari di partito o dei semplici membri, pronti sempre nel tentativo di emergere individualmente a costo di dividere...piuttosto che pensare alla formazione di una sinistra moderna e unita che abbandoni le amate ma superate teorie marxiste, per costruire un partito che rappresenti realmente i bisogni e i diritti dei propri elettori e anche di quelli che finora hanno creduto che al di fuori della sinistra, possano esistere partiti centristi capaci di portare avanti tali istanze.
Continuo invece ad osservare un individualismo esasperato delle varie anime di sinistra nonostante il pericolo incombente di sbarramenti elettorali che la potrebbero distruggere per sempre.
Andando con questo passo, vedo un futuro veramente nero. Tanto che,( perdonate la cattiveria - ma l'amerezza è tanta ) mi sorge perfino il dubbio che qualcuno ci abbia messo lo zampino o il portafoglio per creare questa situazione disintegrante.
Marcos
c'è una costante in tutti i
c'è una costante in tutti i ragionamenti che facciamo che non capisco:
- vogliamo unirci con chi non si vuole unire e comunque è ridotto ormai sotto i minimi termini(RC, VERDI ecc..)
- vogliamo allearci con chi ci ha escluso(PD) ed è comunque in grave e profonda crisi di capacità di proposta, progettualità e credibilità.
dato che siamo convinti che c'è una esigenza di sinistra nel paese e noi siamo di sinistra, perchè non ci proviamo da soli con un progetto nuovo e credibile? magari va a finire che ci votano.
andrea f