Costituente di Sinistra

La domanda di questa fine estate è: come sarà quest’anno la ripresa? Già la parola è opinabile. C’è un’Italia che non “riprende” semplicemente perché non ha mai smesso, neanche ad agosto, di arretrare sul piano materiale quotidiano. E’ un’Italia che non conosce più la parola “ferie”. Istat e Bankitalia sfornano numeri, statistiche, tabelle e a mettere tutto insieme ne esce la fotografia grigia e scura del paese che siamo. Più 8% dei costi di produzione a luglio rispetto a un anno fa. Inflazione al 4,1 %. Un indice dei prezzi per la spesa – la spinta viene dal 20% di rincaro mediterraneo di pane e pasta – di più del 6% in dodici mesi. Il peso di questo arretramento – mai così duro come negli ultimi quindici anni – ricade tutto sui ceti più poveri e in parte sullo stesso ceto medio. Che ripresa potrà mai essere quella di un paese le cui famiglie vedono il potere di acquisto perdere – dati ufficiali – duemila euro l’anno per le pensioni e ben cinquemila euro l’anno per i salari? La cosiddetta ripresa italiana dovrebbe avere al centro una cosa su tutte: i problemi della working class come l’hanno frequentemente chiamata a Denver in questi giorni, alla Convention dei Democratici americani. La classe lavoratrice, si traduce.... E riguarda il modello di economia sociale di mercato, le politiche di sviluppo compatibile e quelle redistributive, le reti di sicurezza sociale, la riforma “espansiva” del welfare.   Ma classe lavoratrice  è una parola, una dizione, che non compare ancora nell’agenda berlusconiana. Agenda dove invece le priorità vere di questo governo sono ben chiare e marciano spedite verso la loro meta prefissata.  Riforma della giustizia ad uso di parte se non singolo, legge elettorale per le prossime europee, federalismo fiscale per evitare la rottura con la Lega come nel ’94 e Piano Fenice per  chiudere la partita Alitalia con 5000 “esuberi” (cioè licenziamenti) e 2000 “esternizzazioni” da bad company (cioè persone da ricollocare in chissà mai, né quando,   quali aziende private). Un piano industriale che mostra Berlusconi ergersi con la bacchetta magica e attorniato da Tremonti e Gianni Letta risolvere tra lo stupore persino di gran parte della stampa nazionale quel problema dei problemi che non era riuscito negli ultimi  giorni del suo governo a Prodi. E’ stato un giornale tedesco – di destra – a parlare, come sarebbe doveroso fare trasversalmente qui da noi, di salvataggio scandaloso che stravolge le più elementari regole del mercato. Ma d’altra parte Berlusconi pochi mesi fa ha vinto, ha stravinto, come mai gli era riuscito in questi quindici anni che chiudono nel suo segno dominante il ciclo politico apertosi dopo tangentopoli. E’ il populistico alfiere di una ideologia – dobbiamo cominciare a chiamarla così, tornando a usare questa controversa parola novecentesca – che appare come vincitrice, la sola rimasta  dopo il tramonto di tutte le altre. L’ideologia di un  liberismo economico che ha nel capitale privato e nella logica pura del profitto i due  capisaldi su cui si erge a verità unica e univoca del mondo attuale. Il suo orizzonte è sempre più planetario e da dominio economico diviene visione delle cose e della vita, linguaggio e costume. I suoi valori, costruiti e forgiati sulla dimensione del mercato, plasmano via via ogni altro valore. E’ quasi “logico” allora che due fondamentali “beni sociali”, per tradizione europea conosciuti come beni pubblici – l’istruzione e la sanità -  risultino oggi in Italia quelli più sottoposti a una scomposizione privatistica che può cancellare in pochi anni, specie se l’operazione sarà accompagnata dal federalismo fiscale di impronta leghista, conquiste costituzionali che consideravamo certo riformabili ma anche irreversibili nella concezione di uno Stato moderno.
Ecco allora come rischia di essere la ripresa nei mesi che ci attendono. Un governo che ha stravinto alla prova del voto e che marcia come rullo compressore nel realizzare il suo programma. E un’opposizione che ancora non c’è né si vede all’orizzonte. La ripresa è purtroppo anche questo dato di fatto. Passano i mesi, ma da aprile ad oggi ancora non si intravvede una qualche seria strategia che venga messa in piedi. Ciò riguarda l’intera opposizione, il partito democratico come la sinistra. Non ci siamo, gli uni e gli altri. Quando Berlusconi vinse nel 2001, l’opposizione  riuscì ben presto a reagire agli errori – alle divisioni, anche allora – che la portarono alla sconfitta. Già un anno dopo, al turno amministrativo del 2002, anche e soprattutto sotto la spinta dei movimenti e del sindacato, prese forma quella rimonta progressiva sulle città e poi sulle regioni che indebolì via via il governo di destra e lo fece cadere alle elezioni politiche del 2006. Ora tutto appare più complicato e più incerto. Non solo per le dimensioni della vittoria della destra nell’aprile scorso, ma anche per il peso e il freno che a una nuova stagione politica dell’intero centrosinistra deriva da un ceto politico la cui crisi, nell’incapacità di indicare prospettive, superare divisioni, organizzare una forte opposizione, finisce per risultare una delle principali ragioni della sconfitta stessa. C’è qualcosa che metà quasi del paese si aspetta che accada dopo la disfatta e a seguito delle prime pesanti mosse del governo. Ma è l’inerzia che fin qui prevale, anche a causa di una classe dirigente troppo  lenta nel suo ricambio e priva di un progetto che indichi, a partire intanto da una forte opposizione di governo al governo che c’è,  le cose iniziali ed essenziali da fare per dare il senso di una seria, reale, credibile  alternativa politica.
Noi siamo impegnati nel tentativo di dare senso e forza a una risposta che, per essere efficace, deve riguardare due questioni di fondo insieme, contestualmente. Mettere in atto una opposizione democratica e rimettere in piedi la prospettiva di una sinistra nel nostro Paese. Ci vuole un nuovo centrosinistra e ci vuole una sinistra che, dalle macerie della sconfitta, sappia uscire con un suo profilo politico e culturale autonomo e con una dimensione e cultura di governo, comunque si collochi nelle istituzioni. Siamo certo consapevoli del tempo che questa prospettiva richiede, ma proprio per questo partire ora, partire adesso è obbligatorio. Quello che è successo nei diversi congressi di luglio, quello che avviene ormai da mesi dentro un sempre più paludoso partito democratico, non aiuta né a fare opposizione né a costruire la prospettiva della sinistra. Va detto, senza attutire e nascondere ritardi, contraddizioni, ritorni indietro. Non è dissimulando la cruda realtà delle cose che si spinge in avanti un processo politico.  L’agire politico è invece serio quand’è accompagnato alla capacità di analisi e di critica, senza reticenze. Siamo già sulla strada che in fretta porta alle elezioni europee, dove bisognerà eleggere certo dei rappresentanti italiani ma anche dire che cos’è oggi l’Europa comunitaria, che ruolo potrà avere nella costruzione di uno spazio capace di estendere diritti sociali e civili entro l’intero orizzonte dei suoi confini allargati, che peso saprà esercitare nei conflitti globali e intanto in quelli alle sue porte, come nel Caucaso disastrato di questi giorni. E siamo già sulla strada, non meno importante, delle prime elezioni amministrative dopo l’apoteosi berlusconiana di aprile. Bolzano e Trento a ottobre, l’Abruzzo a novembre, quasi 5  mila comuni e più di 60 province e una regione come la Sardegna in primavera. Come ci arriviamo, quando ci muoviamo? C’è quasi tutto di nuovo da fare. Programmi, alleanze, soggetti. La prima vera risposta a Berlusconi passa di qui, l’idea di un  nuovo centrosinistra e di una sinistra passano di qui. Per questo abbiamo detto costituente di sinistra, senza rallentare un percorso  per il fatto che  gli altri ancora aspettano o tardano o, peggio, rifiutano. Sulla strada delle europee, su quella delle amministrative, la sinistra dovrà provare ad esserci. Non più accampata nei suoi recinti ottocenteschi, né ospitata a piè di lista in contenitori informi, ritagliandosi zone d’ombra dove collocare al più singoli soggetti senza comuni progetti. A Chianciano, era la fine di giugno, abbiamo indicato una data, il venti di settembre. E tra pochi giorni, sabato venti settembre, in forma sobria e pienamente consapevoli della difficoltà dell’impresa, insieme ad altri che come noi sentono il dovere politico e persino morale di ridare un senso alla parola sinistra, proveremo a ripartire.  

*del Coordinamento Nazionale di Sd


La nuova Sinistra. Concordo

La nuova Sinistra.
Concordo con i commenti precedenti e voglio sottolineare un aspetto: le tante persone che non si riconoscono in nessuno dei partiti esistenti, pur essendo di sinistra (e che non votano), non vogliono più sentir parlare di alleanze con il PD (che ormai ha ampiamente dimostrato di non avere nulla di diverso dal PDL) pur di governare. Vogliono persone che dimostrino coerenza con quanto propongono, obiettivi e proposte semplici e chiare. Il grande successo di Lega e Di Pietro lo ha dimostrato. Basta chiacchiere filosofico-ideologiche ed alleanze salva poltrone con il PD, un partito che è la causa fondamentale non solo della sconfitta elettorale della sinistra, ma soprattutto di quella culturale. Io, come tanti altri come me, non voglio avere a che fare con un partito di arrivisti, traffichini e corrotti come quello del PD. Non voglio nemmeno essere un nostalgico comunista o un promotore dello stato assistenzialista. Voglio una sinistra seria e con le palle che, dati alla mano di altri paesi europei semplicemente "normali", dimostri (e sottolineo dimostri) i danni economici e sociali del sistema economico liberista berlusconiano e proponga non ideologicamente ma in maniera concreta un sistema economico dove lo Stato svolge un ruolo essenziale per il welfare e lo sviluppo del territorio. I soldi per farlo ci sono, ma si sprecano per la corruzione e l'ignoranza di dirigenti spesso incapaci, servi dei partiti che li nominano. Altro che fannulloni! Il vero problema della PA sono i partiti. Voglio una sinistra che sia un vero movimento politico, non un sistema di distribuzione di incarichi. Io lavoro a Bruxelles. Tutto il mondo ci prende in giro per Berlusconi e per l'incapacità dell'opposizione. Anzi, ultimamente cominciano a considerarci un cancro che rischia di diffondersi in Europa. Considerano il Popolo Italiano (e come dargli torto?) formato da tanti berlusconi che al suo posto si comporterebbero come lui. Il 50% che vota PDL + il 30% che vota PD sarà anche così, ma c'è un'altra percentuale che così non è e che non si sente rappresentata dalla balbuziente sinistra arcobaleno nè dai nostalgici del comunismo. Voglio una sinistra intransigente con l'immoralità sociale berlusconiana e del PD, che proponga un sistema socio-economico realistico e faccia della crescita culturale e sociale degli italiani un punto centrale. Basta con il rincoglionimento della tv spazzatura, basta con il provincialismo isolazionista e presuntuoso che ci tiene lontano dall'Europa e dal Mondo. Abbiamo beni culturali e paesaggistici che non sappiamo per niente sfruttare. Potremmo reggere l'economia quasi solo con quello, ma non è mai stata fatta una politica di qualità e di sistema, nemmeno dalla sinistra (voglio una sinistra che non metta un emerito imbecille incipriato come Rutelli a fare il ministro della Cultura). Se nemmeno SD, che seguo da più di un anno, riuscirà nell'intento di uscire dalla palude (che non è solo del PD ma di tutto l'ex centro-sinistra) e di proporre un progetto di sinistra serio, semplice e senza compromessi, io e tutti quelli di sinistra come me che non votano più, non avremo altra scelta che votare Di Pietro.


Luca Lecardane Palermo. Caro

Luca Lecardane Palermo. Caro Silvano sono contento che vi siano altre persone con cui abbiamo pensieri comuni sul cosa deve essere la sinistra. la mia e mail è lucalecard@libero.it il mio blog è lucalecardane.blogattivo.net spero di sentirti e di sentire altri compagni e altre compagne (si può dire no?) chcon cui avviare blog, dialoghi etc...


Colgo l' occasione per

Colgo l' occasione per salutarti Gianni.
Mi corre l'obbligo di fare ,una considerazione partendo da quello che per me è la sostanza "ANALISI E CRITICA SENZA RETICENZE" e da questo inizio.
Il 5 maggio 2007,data storica piena di significati, tante speranze, ben riposte e motivate.
E' trascorso oltre un anno e SD, non ha saputo darsi una pur che minima struttura organizzativa che fosse riconosciuta e legittimata dagli iscritti,partendo dal basso, DAI COMITATI ai coordinamenti Provinciali,Regionali Nazionale Con una Presidenza necessaria a quel livello.
Non c'è stato,LO DICI NELL'ARTICOLO,un rinnovamento necessario anzi direi INDISPENSABILE.
Siamo andati avanti con Bravi Compagni, che in automatico sono passati da minoranza nei DS a maggioranza in SD, ma non è cambiato niente si è solo invertito la ( S ) con la ( D ).
Ora a mio parere, si sta ancora vivendo di rendita di posizione a seguito dei risultati personali di alcuni Compagni che sono entrati a fare parte di SD,che occupano e occupavano cariche istituzionali, anche se molti si sono persi come Cesare Salvi,Angius Intini per citarne alcuni.
Salvi mi ricordo perfettamente quando dal palco del palaeur, disse: NON VI TRADIREMO.
Che dire.
Qui dove abito,PISA, l' esperienza di, la Sinistra l'arcobaleno,senza il Pdci ha portato alle amministrative un buon risultato circa il 10 %,rispetto al contesto Nazionale per le politiche, ma deludente raffrontandolo con quello che rappresentava in termini percentuali.
Noi abbiamo confidato sulla struttura organizzativa di Rifondazione Comunista per la campagna elettorale tunuto presente del numero degli iscritti a livello provinciale di circa 70, su trecento compagni che hanno votato la nostra mozione al congresso.
possiamo affermare che siamo non un Movimento perchè ci siamo mossi come un partito che potrei definire virtuale non avendo un risultato elettorale a cui fare riferimento e un numero esiguo di iscritti su di una provincia di 38 comuni.
Sempre per essere critico. Il 5 maggio eravamo tutti presenti, da noi a Rifondazione, ai Comunisti italiani Verdi e il dal Molin salvo se altri, ora parafrasando lo slogan La Costituente di sinistra la facciamo con chi ci sta, questo mi pare indiscutibile,siamo Rimasti noi con alcune perdite e un pezzo di Rifondazione, se la Costituente parte da questo, facciamolo subito il partitino.
Non credo che si opti per questo, anzi auspico che il motivo principe di SD venga onorato e cioè quello di riunire tutta la Sinistra, i movimenti e le associazioni e singoli in un unico Soggetto di sinistra e di governo creando le condizioni partendo dal basso.
Un Movimento che non opera su delega o elegge i gruppi dirigenti per cooptazione, ma li elegge in rappresentanza in assemblee di iscritti e concludo, perchè il 20 settembre 2008 non sia la stessa cosa del 5 Maggio 08, ci vuole un segnale forte,UNA CAMPAGNA PER IL TESSERAMENTO 2008, potrebbe essere un buon banco di prova in previsione delle elezioni Amministrative.


Condivido pienamente,ma

Condivido pienamente,ma lottare per questo grande progetto,presuppone forza e grande entusiasmo,quell'entusiasmo che le crescenti difficoltà e le divisioni settarie della sinistra,hanno tolto a tanti lavoratori.
C'è una sinistra che vive nel proprio mondo e ritiene scontata la propria verità,una sinistra che si bea nella propria militanza e crede che basta avere buone idee e valori forti,per cambiare la situazione.
Guardando all'orizzonte,nessuno si accorge che bisogna indicare una meta ed il mezzo per raggiungerla,e tanti stanno fermi perché è stancante dover lottare con le necessità quotidiane sempre crescenti e con una classe politica che indica un'orizzonte che tale rimane da troppo tempo.
C'è un popolo di sinistra sempre più disilluso e quasi rassegnato,vale la pena rovinare speranze per mantenersi deboli e divisi ognuno nel proprio saccente orticello?.


Luca Lecardane PalerMO. Il

Luca Lecardane PalerMO. Il venti settembre potrà essere una grande data per la sinistra italiana se davvero a parte i Vendola, SD, speriamo altri pezzi dei vari partiti della sinistra, vi sarà un'assemblea in cui sia presente molta della gente di sinistra che non si sente rappresentata dai partiti. associazioni, movimenti, singole personalità, partiti o pezzi di essi dovranno stare insieme per ricostruire la sinistra in Italia. questo progetto avrà tanto più successo, quanto più si garantirà la partecipazione ai progetti e ai programmi istituzionalizzando i gruppi tematici, le sezioni etc... Organizzazione non significa per forza trasformare un partito in un elefante burocratico, ma , può significare opportunità di crescita, di partecipazione. Progetti e programmi forti contro una destra che politicamente e, ancora più grave , culturalmente non ha opposizione. Non ci deve essere spazio per signori delle tesere, per ras locali che pensano il partito è mio , c'è bisogno di dirigenti capaci di far affiorare tutti i pensieri di una sinistra unita, plurale, popolare e democratica. Contenitore e contenuto non sono in contrapposizione, senza contenuto il contenitore non attrae, non affascina, non dà motivi per cui battersi, ma senza contenitore il contenuto non ha modi di esprimersi e di essere portato a conoscenza degli altri. Dobbiamo ridare agli uomini e alle donne, ai giovani e agli anziani, ai lavoratori, ma anche alle forze produttive picocle e medie di questo paese dei motivi per cui battersi, delle sensazioni che qualcosa cambia con la costituente della sinistra, non deve essere il nostro un paese assistenzialista ma un paese che accompagna nelle difficoltà i propri cittadini, che ci sta accanto, che non lo fa sentire solo, ma per volere un paese così innanzitutto ci vuole un partito così, capace di creare associazioni, movimenti capaci di sostenere battaglie locali. insomma la sinistra deve rientrare nei gangli della società in maniera organizzata solo così potremo ricreare un clima di convivenza civile e di solidarietà tra persone.





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