Lavorare alla prospettiva di una nuova sinistra in Italia, prospettiva che restituisce senso alla nostra politica, pone un problema preliminare, una domanda da cui partire, che tarda a essere affrontata nella sua pregnanza e specificità e invece emerge qua e là nei dibattiti, ma in maniera del tutto accidentale. Perché un nuovo soggetto di sinistra, visto che la sinistra ha prodotto un disastro tale che lo stesso significante che la nomina rischia di non avere più un significato preciso? E che sinistra, su quali discriminanti di fondo, con quale profilo, intenzioni, pratiche? E’ tempo di affrontare come centrali e fortemente interconnesse queste questioni, rompendo la ragnatela di non detti, ambiguità e rimandi che fino a oggi non sono stati affrontati per quello che sono – timori, calcoli diversi di opportunità e anche legittime preoccupazioni delle forze in campo – e in ragione di questa negligenza opportunistica rischiano di far accumulare ulteriori contraddizioni nel cammino intrapreso. Con il risultato, alla fine, di mettere insieme non la ricchezza delle differenze, come linfa del processo costituente ma il caos delle contraddizioni, come peso all’infinito della crisi politica che viviamo. Personalmente penso a una sinistra di donne e di uomini capace di pensarsi come europea nel mondo globalizzato, capace di essere popolare e insieme radicale, capace di stare nelle lotte e di concorrere a organizzarle, capace di ricostruire una forte rappresentanza istituzionale fondata non sulle leadership auto-promosse ma sulla ricostruzione del vincolo sociale e della democrazia partecipata, con un programma politico che metta al centro le grandi contraddizioni epocali della contemporaneità e da là sia in grado di agire politicamente. Da là, anche, sia in grado di ragionare e scegliere oltre le battaglie da fare, le alleanze da costruire. Sarebbe la fine del nostro progetto se il percorso fosse invece – fattualmente ma anche concettualmente - all’inverso: prima la preoccupazione delle scadenze e delle alleanze e poi gli accordi cartacei, elaborati per tenere insieme le scelte tattiche. Una sinistra così non si inventa a tavolino e soprattutto non può essere il frutto di accordi di ceti politici sopravvissuti al naufragio della sinistra. Persiste tra noi, senza grandi differenze rispetto alla diversità dei nostri percorsi politici, un pessimo automatismo politico-culturale, che ereditiamo dalle pratiche della fase pre-catastrofe, cioè l’attitudine ad agire spesso sotto la spinta delle scadenze elettorali, che sono non raramente considerate come la priorità delle priorità. Ieri risucchiati da questa priorità fino a morirne, oggi con l’idea che occupare posti nella rappresentanza sia la condizione sine qua non per sopravvivere. Il rischio è che così non si arrivi ormai da nessuna parte. Le scadenze elettorali sono importanti, ovviamente, ma la costruzione di una nuova sinistra richiede tempi, modalità, pratiche che non coincidono automaticamente che anzi spesso devono scivolare accanto o lontano dalla scadenza elettorale stessa. O ignorarla del tutto. La sinistra può rimettersi in cammino se ci sono gambe nuove, facce nuove, pratiche nuove. Dobbiamo provare e riprovare, scommettere sulla scoperta di una nuova autenticità della politica, su quella che una volta per molte, molti di noi era passione politica e che oggi, senza una svolta radicale, rischia di essere soltanto un arido mestiere della politica. Per questo le pratiche sono il vero banco di prova della nostra sfida: pratiche che facciano condividere, rimettano in circolazione idee e proposte e esperienze, responsabilizzino in maniera esponenziale donne e uomini, giovani soprattutto, mettano alla prova la vocazione democratica e popolare del progetto. E ci facciano essere partecipi dei movimenti e delle mobilitazioni senza nessuna presunzione ma con la vocazione alla scoperta dell’agire democratico. E riducano il peso delle parole di uno – dei leader - a vantaggio delle parole di molti. Non ci possiamo lamentare se il progetto di una nuova sinistra viene mediaticamente ridotto, anche da un giornale non ostile come il Manifesto, alla leadership di qualcuno. Dobbiamo chiederci che cosa non funzioni nelle cose che facciamo noi. Mi auguro che l’incontro del 13 dicembre ci aiuti in questa direzione.
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ANTONELLO cara Elettra,
ANTONELLO
cara Elettra, condivido pienamente le preoccupazioni e gli argomenti manifestati da te, ma mi pare anche da Fulvia.
Entrambe, per ragioni diverse conoscete la condizione della/e sinistra/e in Sardegna, perciò mi permetto di girarti un commento che ho postato oggi all'articolo di Betty Leone:
care/i compagne/i
in Sardegna quale credibilità può avere Sinistra Democratica? che è rappresentata da un gruppo consiliare che pur avendo un assessore e godendo anche di "consulenze" ben remunerate, si oppone alla Giunta del presidente Soru, e vota insieme al centrodestra ed al gruppo PD anti Soru, partecipando così al partito trasversale dei palazzinari locali, avversi al piano paesaggistico regionale.
E' lo stesso gruppo che con un colpo di mano in una assemblea regionale convocata "amicalmente", escludendo la maggior parte degli iscritti, ha estromesso il legittimo giovane coordinatore insieme al coordinamento allora in vigore, ha autonominato un altro coordinatore [ex parlamentare] già navigato dirigente del Pci-pds-ds
ed espressione dell'attuale gruppo avverso non solo a Soru ed alla sua politica di difesa ambientale, ma anche ai compagni del prc che giustamente hanno appoggiato il piano paesaggistico regionale.
Quale partito vogliamo costruire, quando di tutto ciò sono al corrente non solo Fava, ma anche Moni Ovadia che ha messo su una "assemblea" regionale per La Sinistra, escudendo con i soliti metodi familistici le associazioni e tutta rifondazione, che sono comunque intervenute criticando duramente la posizione di SD in regione ed le sue pratiche clientelari!
In quali e quante situazioni nazionali sono avvenute porcherie come questa della Sardegna?
In queste condizioni si capiscono le pressioni politicistiche nazionali per fare un altro partito, che sarà funzionale alla prossima tornata elettorale e poi sparirà così come si è costituito, bruciando un'altra occasione per mantenere aperta la speranza del cambiamento.
Questo è il secondo
Questo è il secondo avvertimento, dopo quello della Bandoli, a non lasciarsi condizionare dalle scadenze elettorali. Poiché nei territori i problemi sono diversi, e l'urgenza di costituire la sinistra è dovuta alla necessità di tenere insieme i compagni, stremati dai tatticismi e dagli errori dei dirigenti, che ancora si ritengono tali, viene il dubbio che stiate parlando a voi stessi, sicuramente dediti a scaldare i motori per le europee. Attenzione, l'adesione al progetto non si ridurrà automaticamente in voti! Per le amministrative, il rischio non esiste, perché spesso è difficile trovare i candidati disposti ad impegnarsi, dopo che gli esempi dal nazionale sono quello che sono.
Se veramente pensate che occorre gente nuova, vi prego di non dispensarci più i vostri consigli inutili. Noi abbiamo altri problemi. Con stima.