LA LORO E LA NOSTRA POLITICA

Bruttissima la polemica tra Fini e Veltroni sulle rispettive buste-paga. Segno del decadimento del dibattito politico e dell’ampliarsi del senso comune contro “la casta” - così definita dal best seller di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo - che alcuni leader cercano maldestramente di cavalcare. D’altronde non è casuale che questo libro abbia venduto più di un milione di copie. Ma la denuncia non è nuova. Anzi, risale al bel libro di Salvi e Villone del 2005, “Il costo della democrazia”.

1. Partiti leggeri, politica pesante

Quanto costa la democrazia? Quante persone vivono di politica? Quanto guadagnano? La democrazia è una forma di governo costosa. Ma è giusto che questa realtà sia nota, condivisa e sostenuta dalla collettività. Se non fosse così, la politica sarebbe un'attività riservata soltanto ai ricchi. Tuttavia, proprio per questa ragione, chi ama la democrazia deve chiedersi quanta parte dei soldi impiegati per il suo funzionamento è necessaria. E quanta, invece, costituisce un inaccettabile spreco di denaro, in grado di produrre corruzione e degenerazione nella vita pubblica e nella società civile, attratta dal potere e dalle sue prebende.

Nel paese forse più politicizzato esistente in Europa si registra il calo degli iscritti ai partiti.
Nella fase in cui maggiormente si è teorizzato “il partito leggero”, è cresciuto il numero di coloro che fanno politica di mestiere: partiti leggeri, politica pesante. Come è potuto succedere che, dopo Tangentopoli, siano cresciuti in modo ormai insostenibile i costi dell'apparato "di palazzo" e, nello stesso tempo, si sia impoverita la qualità della democrazia?
Il numero delle persone che vivono di politica è impressionante: mezzo milione di persone, di cui circa 150mila eletti e 280mila tra incarichi e consulenze per un spesa annua di circa 3 miliardi di euro. Un’enormità. Dove il peso maggiore in termini di costi non è tanto dovuto agli eletti ed ai loro staff, quanto agli enti inutili (consorzi, comunità montane, municipalizzate), alle società di proprietà pubblica con il moltiplicarsi dei membri dei consigli  e degli amministratori e delle consulenze ed ai finanziamenti ad organi di stampa di partiti inesistenti.

La crisi della politica come mediazione razionale, come crisi del welfare state, crisi dei corpi intermedi, partiti e sindacati, fa sì che la politica diventi sempre più mediazione simbolica, non-razionale, tramite i leader demagogici.
Malgrado la sua crisi, la politica, paradossalmente,  si diffonde ma non come partecipazione, bensì come cattiva mitologia, ideologismi, scelte non-razionali, costruzioni religiose e falsamente identitarie.
La democrazia si declina sempre più in termini oligarchici, e tende a ridursi a un semplice meccanismo procedurale per la designazione delle elite, che si coniuga con un attacco ai principi dello Stato sociale. Fare votare tutti ma dare sempre e comunque il potere a pochi. In Italia, una pessima legge elettorale peggiora ulteriormente la situazione. Se ne sono accorti anche i vescovi che segnalano che senza il sistema delle preferenze “c’è un potere oligarchico di fatto”.

La crisi della politica è un problema specifico della Sinistra perché l’antipolitica e il populismo sono congeniali alla Destra italiana. La riforma della politica implica una rifondazione dell’agire politico e della stessa identità della Sinistra in questo nuovo secolo. Non è materia da banalizzare nei comizi elettorali o, peggio, da coniugare in termini di pura e semplice riduzione dei costi. Questo non significa essere indifferenti al tema. Riprenderei le parole del programma dell’Unione: “Il problema non è “se” la politica costa, ma “quanto” e attraverso quali modi: i costi devono essere trasparenti e controllabili e la collettività deve conoscerli con chiarezza… Le ricette populistiche e contingenti non servono. Quello che serve è un impegno vero, quello di una politica che prenda in carico questo grande sforzo di risanamento.”

2. Le proposte della Sinistra

La Sinistra è stata la forza che ha presentato le proposte più organiche in materia, elaborando Disegni di legge e con emendamenti alle leggi finanziarie, ottenendo anche dei risultati significativi. Ricordo i DdL di Salvi e Villone sulle “Norme per la soppressione di enti inutili, e per la riduzione degli sprechi e dei costi impropri della politica, delle istituzioni, delle pubbliche amministrazioni” e sulle ”Norme per la formazione del governo”, oppure la PdL di Buffo sulla riforma dello “Status dei membri della Camera dei deputati” presentati anni fa. 

Sintetizzando le principali proposte sono le seguenti:

1)    una legge sui partiti per attuare l’Articolo 49 della Cost.
Finanziamento pubblico ai partiti e regolamentare per legge la vita democratica interna dei partiti. Riservare il finanziamento ai partiti che hanno un sufficiente radicamento sul piano nazionale. Il finanziamento va misurato sui voti ricevuti e non sul numero degli elettori. Parte degli esborsi monetari va sostituita con servizi reali all’attività politica. Prevedere nuove forme di partecipazione anche per via telematica alle decisioni politiche da parte degli iscritti. Chi viola le regole democratiche viene escluso dal finanziamento pubblico. Rivedere la normativa che regola il finanziamento dei giornali di partito.

2)    ridurre il numero e le retribuzioni dei politici
Ridurre il numero complessivo dei parlamentari. Contenere il numero dei Consiglieri regionali fissando un parametro oggettivo per tutte le regioni. Abolire in ogni regione i consigli delle autonomie. Bloccare l’istituzione di nuove province. Criteri minimi per poter dare vita ad una comunità montana. Incentivare con risorse adeguate l’accorpamento dei piccolissimi comuni (< 1000 abitanti). Riduzione complessiva degli enti politici ed amministrativi. Limitare la possibilità di istituire ambiti sub-comunali (circoscrizioni). Cifra trasparente ed omnicomprensiva (e ridotta) per l’indennità dei parlamentari. Tetti massimi per consulenze ed incarichi. Rivedere l’estensione delle indennità ai rappresentanti ed agli amministratori. Ricondurre le pensioni dei parlamentari al sistema previdenziale pubblico valido per tutti i lavoratori (calcolo contributivo). Rendere obbligatoria la pubblicazione su Internet di tutte le indennità e retribuzioni percepite a qualsiasi livello ed in qualsiasi ente o società partecipata dal pubblico.

3)    leggi elettorali che riducano i costi propri e impropri della politica
Adottare un sistema omogeneo a tutti i livelli, dal Parlamento europeo agli enti locali. Separare l’elezione diretta dei vertici da quella delle assemblee per recuperare una reciproca autonomia. Sistema elettorale di tipo tedesco. Regole restrittive per la presentazione delle liste, introducendo una clausola di sbarramento sia per l’elezione che per i rimborsi elettorali, stabilendo un tetto massimo di partecipanti alle coalizioni, abolendo i “listini” regionali. Contrarietà all’adozione generalizzata di primarie.

4)    rilanciare il referendum e favorire la partecipazione dei cittadini
Abrogare il quorum oggi previsto dall’articolo 75 della Costituzione. Idem per facilitare i referendum degli enti locali e delle regioni. Formalizzare e regolamentare audizioni pubbliche a tutti i livelli. Bilanci partecipati. Legge sulla rappresentanza dei lavoratori per il settore privato.

5)    stop alla spartizione e alla moltiplicazione di incarichi, consulenze ed enti inutili
Limiti quantitativi e qualitativi alle spese per staff, incarichi, consulenze, enti e società varie. Freno in particolare alla spesa destinata allo spoils system e alla surrettizia privatizzazione di funzioni pubbliche. Convenzioni con istituzioni ed enti piuttosto che con persone. Limitazione drastica dello spoils system.

6)    per una sanità non lottizzata
Più rigore e oggettività nella scelta dei manager. Per quanto concerne i primari, cancellare la discrezionalità dei manager nella scelta.

7)    ripensare il federalismo
Cambiare il Titolo V: assicurare allo Stato la possibilità di perseguire politiche nazionali forti; garantire l’uguaglianza dei diritti. Semplificare il farraginoso riparto di competenze dell’articolo 117. Introdurre clausole che puntino alla piena realizzazione dei diritti e dei bisogni di tutti i cittadini ponendo un argine agli egoismi territoriali. Porre limiti e indirizzi più efficaci all’autonomia statutaria delle regioni. Parametri oggettivi per il numero dei consiglieri. Riportare nella sede appropriata, il Parlamento, il confronto tra Stato, regioni ed enti locali dando maggiore trasparenza alle intese. Efficace controllo della spesa.

8)    alla ricerca della responsabilità perduta
Un’assemblea elettiva deve poter censurare chi governa ed amministra senza contestualmente decidere il proprio suicidio. Rafforzare gli istituti di controllo amministrativo e le forme della responsabilità giuridica per gli amministratori. Vietare l’assicurazione dell’amministratore, rispetto alla responsabilità per danni, a carico dell’ente amministrato.

9)    Trasparenza,trasparenza, trasparenza
Sfruttare le tecnologie informatiche, obbligando tutte le amministrazioni a mettere tutto sui loro siti web. Va fatta funzionare l’anagrafe per gli incarichi e le consulenze. Ne va creata un’apposita per le partecipazioni, le società miste, gli enti, i comitati, le consulte e tutte le forme organizzative che comportino spesa pubblica. Tutti gli atti non devono potere diventare esecutivi prima della loro pubblicazione sul sito.

3. Alcuni risultati ottenuti

Il tema dei costi della politica ha segnato profondamente la vita di questa legislatura.
Il Governo Prodi non è certamente costato più del Governo Berlusconi, sebbene la proliferazione di incarichi di Governo (103 nella composizione definitiva) abbia trasmesso un’immagine negativa di tutta la classe politica.
L’inizio di un’inversione di tendenza, nel contenimento e nella riduzione dei costi impropri della politica, è stata visibile nelle due Finanziarie approvate dal centrosinistra e in particolare in quella per il 2008.
Noi crediamo che si debba e si possa ridurre ancora di più i costi impropri della politica, ma in questi 19 mesi della legislatura sono stati comunque ottenuti alcuni primi sia pure insufficienti risultati:

•    congelate le indennità parlamentari per i prossimi cinque anni, vale a dire bloccato il meccanismo di indicizzazione automatica triennale della retribuzione. A cascata, essendovi legate in proporzioni variabili, vengono colpite le indennità dei parlamentari europei, dei ministri e sottosegretari non parlamentari, i consiglieri regionali.
•    per i deputati eletti per la prima volta a decorrere dalla XVI legislatura (quella che inizierà dopo le elezioni dell’aprile 2008) l’importo dell’assegno vitalizio varierà da un minimo del 20 per cento ad un massimo del 60% dell’indennità parlamentare (prima era previsto un range tra il 25 e l’80% a seconda degli anni di mandato maturati) .
•    a decorrere dalla XVI legislatura è soppressa la facoltà per il deputato di riscattare, mediante contribuzione volontaria, gli anni di mandato non esercitati in caso di legislature incomplete; a seguito di tale soppressione i periodi di versamento dei contributi coincidono necessariamente con gli anni effettivi di mandato .
•    la sospensione del pagamento dell’assegno vitalizio è stata estesa al caso in cui il titolare del vitalizio assuma, successivamente al 1° gennaio 2008, cariche pubbliche che prevedano un’indennità il cui importo sia pari o superiore al 40% dell’indennità parlamentare .
•    a partire del 1° gennaio 2008 sono soppressi i rimborsi delle spese sostenute dai deputati per i viaggi all’estero per ragioni di studio o connesse all’attività parlamentare .
•    riduzione in maniera drastica del numero dei Ministri (non più di 12) e dei Sottosegretari  (non più di 48) e si introduce il principio dell’equilibrio di genere. La norma scatta dal prossimo Governo;
•    criteri più rigorosi per la ridefinizione delle Comunità Montane e delle circoscrizioni comunali;
•    migliaia di posti in meno per i politici locali (meno assessori, meno consiglieri, meno membri nei CdA delle società municipali)
•    riduzione del 10 per cento del limite di spesa annua per studi e incarichi di consulenza;
•    riduzione del 30% del trattamento economico dei Ministri e dei Sottosegretari.
•    tetto massimo al compenso del presidente e dei componenti del consiglio di amministrazione delle società interamente  partecipate da comuni e province, nonché limiti nel caso di società miste;
•    un ulteriore impulso alla razionalizzazione degli acquisti, attraverso il potenziamento degli acquisti centralizzati (Consip), esteso anche al livello regionale

4. Per una democrazia “densa”

Serve una democrazia densa, non limitata al solo momento elettorale. Una democrazia di masse organizzate. Una democrazia di prossimità capace di restituire a ciascuno il gusto di decidere sulle cose che lo riguardano e di produrre senso comunitario.
Il nostro modello di democrazia è in decadenza. Serve una teoria di democrazia combinata che intrecci in maniera significativa rappresentazione e partecipazione. La democrazia va rivitalizzata soprattutto a livello locale. A partire dalla rappresentanza nei luoghi di lavoro.

Il nostro riferimento non può essere una indefinita “società civile”, ma la società reale. In politica, per farla finita con il chiacchiericcio mass-mediologico, serve uno stile più sobrio, collettivo e meditato: solo chi fa inchiesta deve avere il diritto alla parola.
Contro “l’autonomia della sfera politica” dobbiamo riuscire a costruire un rapporto diretto, fisico, multiforme con i lavoratori, le persone in carne ed ossa. Rappresentare i lavori. O si parte da lì, o si raggiungono solo quelli che oggi Mario Tronti ha definito “i non-luoghi” dell’apparire e dell’agire politico autoreferenziale.

Vanno valorizzate le nuove esperienze di partecipazione popolare come quella del bilancio partecipato degli enti locali. Va investito sulle micro-politiche della democrazia, investendo tempo e risorse in luoghi di riunione, coordinatori, facilitatori, per ampliare tutte le forme di partecipazione ai processi decisionali e di controllo popolare, dal basso, sulla erogazione dei servizi.
Vanno adoperate tutte le potenzialità dei nuovi mezzi di comunicazione ed espressione. Oltre al partito esistono altri luoghi della politica: dalle associazioni al sindacato, dalle organizzazioni del territorio alle comunità virtuali della rete. Pluralità, dunque, delle soggettività che si propongono come attori della politica. Dal partito piramide al partito rete.
Su questo progetto chiediamo non solo il voto ma l’impegno di tutti.





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