L’accordo sul pubblico impiego tradisce la piattaforma sindacale

Come commenta la grande manifestazione di ieri?
E' stata una manifestazione straordinaria. Ha messo insieme chi produce diritti e chi ha bisogno di questi diritti. Mi riferisco agli insegnanti, agli studenti, ai genitori, persino ai tanti bambini che ieri si sono visti. E non a caso parlo di diritti, essendo l'istruzione uno dei diritti fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione.
E quando sono questi i temi, la Cgil dà il meglio di sé. Per noi della Funzione pubblica partecipare è stato un atto dovuto, oltre che un vero piacere politico, se la parola piacere si può applicare al contesto della politica.

Cisl e Uil ieri, mentre con i loro iscritti erano in piazza assieme alla Cgil, hanno firmato l’accordo separato per il contratto degli statali.

È un accordo che tradisce la piattaforma unitaria predisposta dai sindacati.
Abbandona la linea scelta perché, al contrario, i documenti sottoscritti volevano incrementi più legati all'inflazione. Non come quelli previsti dall'accordo firmato alla fine da Cisl e Uil. Basta citare queste cifre perchè tutti capiscano: nei due precedenti bienni, gli incrementi furono di 103 euro con un'inflazione che era la metà di quella di adesso. Oggi, con l'inflazione al doppio, gli incrementi stabiliti nell'accordo di ieri sono di 68 euro lordi, circa 40 euro netti.
Ma ci sono altri punti della piattaforma dei sindacati traditi dall'accordo di ieri. La possibilità di restituire da gennaio prossimo ciò che era stato rapinato ad alcune categorie come quelle dei vigili, delle infermiere, degli enti locali, che non è stata considerata minimamente. Di tutto questo, nell'accordo, non c'è niente. Un dato su tutti: ai lavoratori di Stato e parastato è stata promessa una restituzione di un terzo di quanto gli era stato sottratto.
Un altro punto tradito è quello del modello contrattuale. Avevamo stabilito che dovesse avvicinarsi il più possibile al modello privato, ma di tutto questo non c'è traccia. Anzi, grazie al ministro Brunetta, ora tra il modello pubblico e quello privato c'è un abisso.
Infine, fatto di una gravità assoluta, non è stata detta una parola sui 57.000 precari. E la cifra, già di per sé enorme, diventerà di 120.000 precari l'anno prossimo.
Questa crisi di unità è stata importata dentro alla categoria da Cisl e Uil. La categoria del pubblico impiego, infatti, è sempre stata compatta e unita sulle rivendicazioni e sui contratti.
Tra un accordo responsabile ed una resa incondizionata, stanno le ragioni del No della Cgil e di altre otto organizzazioni che non hanno sottoscritto l'intesa.





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