di Pasqualina Napoletano*
Ven, 05/02/2010 - 07:12
Non so se il momento è stato scelto bene perché introdurre oggi il tema di un ennesimo allargamento, quando ancora non sappiamo come e quando si concluderà la piena integrazione dei Paesi dei Balcani e della Turchia, rischia di aggiungere ancora più confusione. Non è un caso che alcuni commentatori abbiano subito contrapposto l’ingresso di Israele nell’UE a quello della Turchia, ma questo non dovrebbe essere nelle intenzioni del nostro Presidente del Consiglio il quale, si è distinto per essere un sostenitore della Turchia in Europa.
Si può formulare, poi, una proposta così impegnativa ad un Capo di Stato senza aver sondato gli umori almeno dei rappresentanti dell’Unione Europea, parlo del nuovo Presidente del Consiglio, della Presidenza di turno, del Presidente della Commissione, del nuovo Ministro degli Esteri europeo?
Il tema in sé è molto complesso e non intendo liquidarlo in poche righe.
Affronto solo uno degli aspetti che questa prospettiva comporta e cioè quello di accogliere nell’Unione Europea un Paese che non conosce i suoi confini e che ha un conflitto aperto e, a quanto pare, di difficile soluzione.
Questa esperienza è stata già fatta e non ha dato i risultati sperati.
Parlo dell’ingresso di Cipro e del fatto che l’isola continui ad essere divisa e che, nonostante vi fosse stato un accordo mediato dall’ONU nella persona del suo Segretario Generale, il referendum a cui fu sottoposto nel 2004 ebbe il sostegno dei turco-ciprioti ma non dei greco-ciprioti.
Nonostante l’Unione Europea avesse sostenuto il piano di Kofy Annan, essa acconsentì all’ingresso dei greco-ciprioti come unici rappresentanti dell’isola.
Possiamo oggi sostenere che fu un errore madornale da non ripetere?
Se l’esperienza di Cipro fosse stata positiva potremmo almeno sperare che la prospettiva dell’ingresso nell’Unione Europea possa favorire il processo di pace. Purtroppo non è così. Al contrario, il Paese che diviene membro dell’Unione senza aver risolto i suoi conflitti, rischia di usare questa appartenenza come ulteriore elemento di forza verso i suoi vicini e nel caso di Israele e Palestina a me pare che la sproporzione sia già evidente in favore di Israele.
*Comitato Scientifico SeL
- Login o registrati per inviare commenti










