Il tentato furto di futuro

Che Berlusconi e le destre stessero massacrando questo paese, condannandolo al declino, lo si era già capito da come hanno trattato la scuola pubblica e la ricerca. Piccoli danni in confronto al vero e proprio sequestro di futuro, perpetrato a danno degli italiani e  realizzato col tentativo, in larga parte fortunatamente fallito,  di liquidare la direttiva comunitaria sui cambiamenti climatici e con essa la decisione dell’Europa di procedere da sola contro l’effetto serra. Alla testa di un’improbabile “armata brancaleone” composta da Polonia è da nove paesi dell’ex Unione Sovietica, Berlusconi  ha minacciato, durante la riunione del consiglio d’Europa,  di porre  il veto, alla direttiva sul clima, conosciuta come le “tre venti”, se veniva approvata senza un significativo cambiamento che ne attenuasse l’impatto economico sulle nostre industrie. Alla fine nessun veto è stato posto e l’improbabile schieramento dei paesi che mendicavano sconti ha dovuto accontentarsi di un po’ di flessibilità, subendo però la conferma di tutti gli obiettivi della direttiva, unilateralismo compreso.
Un vero disastro di immagine però che accentuerà le difficoltà di questo paese, spingendolo ai margini dell’Europa.
Le opposizioni, quelle in parlamento e quelle nella società, devono ora unirsi e fare delle “tre venti” il punto di riferimento della propria iniziativa fra le popolazioni.
Se al primo posto ci sono, come dichiara, gli interessi di questo paese, tanto da essere disposto ad un dialogo con questa destra razzista ed autoritaria sulla crisi finanziaria che ha sconvolto il mondo, Veltroni si impegni su questo obiettivo, mettendolo al centro della giornata di mobilitazione del 25.
La sinistra, che ha sfilato, sabato scorso a Roma, dia continuità al suo tentativo di rilanciarsi, proponendo al paese un progetto energetico in grado di realizzare le “tre venti” (riduzione delle emissioni, sviluppo efficienza e delle rinnovabili) proposte nella direttiva europea. I ritardi accumulati sono evidenti.
Il tentativo di Berlusconi è l’ultimo atto di un’offensiva che da mesi Confindustria e “governo amico” hanno sferrato  contro l’Europa e le sue scelte sul clima e  che troppo poco è stata contrastata, se si escludono le proteste isolate degli ambientalisti e la contrarietà dei sindacati metalmeccanici espressa in un comunicato la settimana scorsa.
Il messaggio che le destre e Confindustria vogliono far passare è chiaro: investire in ambiente è un lusso che non ci si può permettere in tempi di recessione economica e di crisi finanziaria. E’ vero il contrario, come ha ampiamente dimostrato il rapporto Stern, nel quale l’economista spiega che si perde più ricchezza e benessere se non si interviene per fermare il cambio di clima che a non farlo.
E’ giusto dire che la lotta contro l’effetto serra o è globale e coinvolge tutti o è inefficace. Ma dovrebbe essere altrettanto evidente che, senza l’unilateralismo europeo, sono  più deboli le possibilità di conquistare tutto il pianeta a questo impegno. Non è pensabile che si sani la contraddizione fra l’estrema rapidità con cui i cambiamenti climatici devastano il mondo e l’esasperante lentezza con cui invece si prendono le decisioni politiche in grado di contrastarlo.
E’ bene sapere che se non si riuscirà a fermare il tentativo di disimpegnare l’Italia dalla lotta al cambio di clima, le conseguenze per il nostro sistema industriale  saranno pesanti: lo si condannerebbe ad un rapido declino, rendendo la vita difficile a tanta parte della popolazione che in esso lavora, in particolare nella siderurgia e nel settore auto. Soprattutto si comprometterebbe il futuro del paese spingendolo, ancora più di quanto non abbia già fatto il decreto razzista sulla sicurezza del ministro Maroni, ai margini dell’Europa se non addirittura fuori.
Due parole infine su ciò che ha ottenuto Berlusconi dall’Europa e che a reti unificate verrà venduto come una vittoria: la maggiore flessibilità e una valutazione dell’impatto che le “tre venti” hanno sulle singole economie.
E’ evidente che non sono cose positive.  In particolare il possibile aumento della quota di riduzione delle emissioni ottenuta facendo investimenti in altri stati (il CDM). Gran parte di questi progetti all’estero sono vere e proprie truffe e nel caso si trattasse di iniziative serie, la cosa sarebbe ancora più grave. Vorrebbe sostanzialmente dire che, pur di non cambiare il nostro sistema energetico e di trasporto, si preferisce  finanziare l’innovazione e le tecnologie rinnovabili di altri paesi, lasciando agli italiani il nucleare, naturalmente quello di terza generazione, che ripropone irrisolti gli stessi problemi di quello esploso a Cernobyl.
E’ di qualche giorno fa l’ultima trovata del nostro ministro Scaiola, l’inventore della zona rossa di Genova, secondo il quale il “vecchio nucleare” che farà installare ha la dote miracolosa di far pagare meno l’energia alle imprese (agli italiani pare di no) fin dalla posa della prima pietra che, promette, avverrà entro la legislatura. Siamo ormai a Totò che vende la fontana di Trevi: è tempo di ribellarci a questo invivibile e angosciante futuro. 

* Segreteria nazionale Legambiente

 





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