Il tempo della sinistra è adesso

Il fallimento della prova di Governo nella passata legislatura, il disastro elettorale di Sinistra Arcobaleno derivato anche da quel fallimento e dalla non credibilità della proposta politica in essa contenuta, la calda “stagione dei congressi” culminata con il formalizzarsi di diverse opzioni culturali e politiche ci consegnano un panorama drammatico dello stato della sinistra italiana. A questo si aggiunge, paradossalmente ma neppure troppo, che pur in presenza di evidenti contraddizioni ed espliciti dinieghi il Partito Democratico ed oggi anche l’IDV raccolgono pressoché la totalità dei consensi del “popolo della sinistra” o almeno di quella parte che ha ancora voglia di andare a votare.
Questo nonostante che entrambe le formazioni politiche citate, per loro esplicita dichiarazione, si collochino “oltre” o in posizione distinta da quella di una forza politica di sinistra.
Detto questo, cosa fare? Forse, banalmente farla una forza della sinistra! Possibilmente che guardi al xxi° secolo e non al xx° o più indietro ancora.
Abbiamo bisogno che questa forza oggi si dichiari comunista? Io credo di no.
Crediamo che ci se debba battere per la socializzazione dei mezzi di produzione e per la costruzione di una società sovietica? Non credo.
Forse è il caso di rileggere qualche classico. Per esempio Karl Marx a suo tempo evidenziava il conflitto insito nel modello di produzione capitalistico che esercita uno sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura, ma non indicava un modello sociale definito e statico. Per altro già Gramsci ci stimolava a guardare non solo alla contraddizione capitale/lavoro.
Ed allora? Scartata storicamente la lotta armata rivoluzionaria, abbiamo di fronte a noi il vasto campo della battaglia politica condotta dalle forze socialiste e democratiche. Strada per altro intrapresa in Italia per esempio dal PCI almeno dalla svolta di Salerno del 1943 e forse tardivamente ma compiutamente definita con la segreteria di Enrico Berlinguer. Non basta attaccarsi a ciò. Infatti: contraddizione di genere, pace, ambiente, laicità non sono più contenuti aggiuntivi come trenta anni fa ma valori fondanti un moderna forza di sinistra. Il richiamo alla storia serve solo per dire che il compito che abbiamo di fronte ha un retroterra. O no?
La sensazione è invece che ci si dibatta tra rispettabilissimi involucri di forze politiche votate ad una nobile testimonianza o a pulsioni antagoniste e velleitarie che nulla hanno a che vedere con una Sinistra europea e mondiale che per fortuna c’è ancora nel mondo a dispetto delle nostre miserie.
Possiamo fare tutte le assemblee, le associazioni ed i percorsi più o meno democratici che vogliamo, ma se non facciamo i conti con un elementare principio di scelta e responsabilità giocandoci quel residuo di credibilità che gruppi dirigenti reduci da una sconfitta politica drammatica come quella del 13 e 14 Aprile ancora possono spendere, la sconfitta si tramuterà in cancellazione dalla storia ed ognuno individualmente sceglierà come impiegare il suo tempo.
In politica, come nella vita, il tempo non è una variabile indipendente; ed in politica le scadenze si chiamano elezioni. Sappiamo tutti che c’è più pensiero radicale nelle Università americane che in tutta la sinistra italiana, ma, appunto, stanno nelle Università e non nelle assemblee elettive dove si decidono le scelte che riguardano la vita di tutti noi.
Siamo ad un passo da questo esito. Impantanati da tatticismi, personalismi, furbizie e forse anche da una mancanza di onestà intellettuale.
Come si può comprendere non ripongo molta fiducia e convinzione nelle proposte fin qui circolate. Né noi né l’Italia abbiamo bisogno dell’ennesima associazione, della riedizione di un penoso cartello elettorale, di generose ma limitate liste civiche.
Abbiamo bisogno di un partito politico, smettendola di spaventarci delle parole e definendo valori di riferimento, contenuti programmatici e tempi certi di organizzazione. Qui ed ora.
Il 13 dicembre saprà dare una risposta?

*Ass. Provincia Milano 


Mario Bertolo Condivido

Mario Bertolo

Condivido tutto!
Mi auguro che il nostro gruppo dirigente abbia il coraggio di andare avanti subito e se serve anche da soli.
In periferia si aspetto questo, si aspetta il partito che metta in condizione gli incerti e i delusi di avere una alternativa credibile che anche se piccola può crescere
grazie compani


Concordo su tutto quanto

Concordo su tutto quanto scritto dal compagno Matteucci ed in particolare sulla necessità di dare il via ad una costituente per la costituzione di un partito politico ( e chi ci sta ci sta) che, senza più perdere tempo in dopiezze e tatticismi, dica apertamente di volersi confrontare e misurare con il PSE e recuperi quella tradizione che in questi giorni il PD ha apertamente dichiarato di voler buttare via " perchè noi italiani siamo i più furbi e vogliamo ancora una volta mettere le braghe al mondo".Non comprendo perchè, o per quale tatticismo, un argomento schoccante come quello della conferenza di Madrid del PSE senza più un partito italiano, presente in Parlamento a rappresentare l'Italia, sia stato quasi snobbato dal nostro "sito" e non sia diventato invece un argomento vero con il quale dare una speranza alla grande confusione dei tanti compagni che, credendo a Fassino: mai fuori dal PSE!,hanno dato fiducia al PD, ed ora sono rimasti basiti e disorientati.
Mi auguro che il 13 dicembre sciolga questi dubbi perchè, in un mondo globalizzato "la situazione italiana, come si sente spesso dire,non è "diversa", ma solo presuntuosa e autocelebrativa". Oggi, nel mondo, c'è bisogno di una Europa con un PSE ancora più forte e non un Veltroni che guarda ad Hollywood.Ed è con e nel PSE che dobbiamo portare il nostro contributo di idee e da lì prendere tutto ciò che in termini di Welfare, di aiuto ai giovai e alle donne, di rapporto tra economia di mercato e Stato, di legalità e di giustizia in quei paesi, dove il socialismo ha governato, è stato realizzato.


spartaco 56 Parole chiare.Le

spartaco 56

Parole chiare.Le condivido. In questi mesi, pur di trovare un'intesa a sinistra e dimentichi delle altre "piccole cose" che ci hanno indotto a non aderire al PD (laicità, collocazione internazionale,eticità,tradizione socialista etc.) non abbiamo fatto altro che inseguire prima tre partiti, poi due, poi ne è rimasto uno, poi abbiamo inseguito la metà di quel che rimaneva di quel partito, poi alcuni dirigenti di quella metà, infine ho la sensazione che si aspetti solo Vendola...( a proposito: in giro non si trova neanche un vendoliano a pagarlo a peso d'oro...).
Se quando ho aderito a SD mi avessero detto che mi sarei ridotto solo ed esclusivamente ad aspettare Vendola...Prima un movimento, poi una costituente, poi una costituente della costituente, poi una Associazione, a quando una "polisportiva SD" in attesa che Giordano e Migliore ci facciano la grazia?
Il primo passo è diventare, noi, partito: altro che l'ennesima associazione. Io, comincio un po' a stancarmi.E vi assicuro come me molti altri: ditelo a Fava.





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