Mentre il Partito Democratico si dibatte con i problemi della sua collocazione europea, per Sinistra Democratica da questo punto di vista i problemi sono molto più semplici.
Non siamo un partito e, come i nostri iscritti e simpatizzanti sanno, questa è stata una scelta consapevolmente rivendicata.
"Non c'è il bisogno in Italia di un ennesimo partitino della sinistra" rispendevamo a chi ci rimproverava la vocazione scissionista della sinistra.
Il nostro obiettivo, rivelatosi molto più difficile del previsto, è quello di ricostruire in Italia una sinistra credibile nei suoi riferimenti ideologici, morali e culturali; efficace nella sua capacità di incidere sulla realtà; utile a tante e a tanti a cominciare da chi lavora, ma non solo.
Questa nostra caratteristica fa sì che non dobbiamo firmare il "Manifesto socialista europeo" come hanno fatto altri leader di partito, ed un po' improvvidamente Piero Fassino.
Anche perché, purtroppo, i partiti europei, compreso quello socialista, altro non sono che la sommatoria di partiti nazionali, cosa che vorremmo cambiare in favore di soggetti veramente federalisti con legittimazione propria.
Detto questo, gli eletti al Parlamento Europeo di Sinistra Democratica sono e resteranno nel gruppo socialista, e su questo non vi è alcun dubbio.
Non solo siamo nel gruppo europeo, ma abbiamo contribuito a dirigerlo, io come vicepresidente responsabile per la politica estera, Claudio Fava come coordinatore della commissione "Libertà pubbliche", per non parlare del prestigio personale e politico di cui gode Giovanni Berlinguer in seno al Gruppo.
Per questa via abbiamo contribuito all'elaborazione del Manifesto, anche perché il Gruppo è l'unico soggetto oltre ai partiti nazionali che ha voce in capitolo, nel senso di poter presentare emendamenti.
Io stessa ne ho presentati e molti sono stati accolti.
Non mi appassiona la polemica attorno all'appartenenza europea del PD, è come maramaldeggiare su una questione che avevamo vista irrisolta fin dalla sua nascita e foriera di problemi e tensioni che puntualmente sono esplosi, insieme a tanti altri elementi che fanno parlare i commentatori di vera e propria crisi del Partito Democratico.
Tornando al Manifesto, esso sarà un punto di riferimento per la nostra campagna elettorale europea, anche se in alcuni punti lo avremmo preferito più netto, questo perché, purtroppo, lo statuto del partito europeo prevede quella unanimità che tanto abbiamo rimproverato ai governi e che quindi costringe alla pratica defatigante della ricerca del minimo comune denominatore.
La storia però non finisce qui, spero che l'impegno europeista della sinistra italiana possa contribuire a migliorare e qualificare anche la vita politica europea.
Un piccolo successo però lo abbiamo ottenuto, e voglio segnalarlo perché, avere sostenuto che una quota di iscritti potesse direttamente riferirsi al Partito Socialista Europeo ha portato alla presenza di delegati a Madrid, tra cui i nostri, che non sono stati inviati dai partiti nazionali. Essi costituiscono un primo nucleo di un vero partito a dimensione europea. Buon lavoro!
*Vice-Presidente del Gruppo Socialista al Parlamento Europeo
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Mi chiedo soltanto come sia
Mi chiedo soltanto come sia possibile che dopo circa 10 giorni dall'elezione della compagna Martin Aubry a nuovo segretario del Partito Socialista francese su questo sito la cosa è passata totalmente in secondo piano... mi sa che un bel dibattito chiarificatorio sul socialismo europeo in sinistra democratica sarebbe proprio il caso di farlo...viceversa è totalmente inutile mantenere denominazioni puramente formali.
saluti
Caro Cammardella,non c'è
Caro Cammardella,
non c'è peggior sordo di colui il quale non vuole sentire.
E' da mesi che alcuni di noi indicano l'esempio della Linke (ultimi sondaggi dal 12 %).
Ma la politica in Italia è irrimediabilmente corrotta (mentalmente) da se stessa.
Tale corruzione mentale però attribuirà una enorme responsabilità alla dirigenza di SD che ha irrimediabilmente fallito nel tentativo di immutare l'antico sistema di (non) partecipazione politica.
Parlo di gravissima responsabilità politica in una situazione di crescente conflitto sociale che potrà innescare una terribile svolta autoritaria con una inesistente opposizione parlamentare e extraparlamentare.
E' stato creato un movimento, ma la attuale realtà è ben diversa: dopo un iniziale entusiasmo collettivo con alta partecipazione anche da chi DS non era la dirigenza ha affievolito tale entusiasmo attraverso il parto dello statuto provvisorio.
Indecente statuto provvisorio ove si perpetuavano le deleghe (ormai esaurite) al congresso DS, limitando, di fatto, la partecipazione dei nuovi iscritti non DS.
Poi c'è stata la nomina calata dall'alto del caro Fava e le sue continue litanie verso il PD.
In politica non esiste il meglio tardi che mai.
Il progetto autoconservativo dei pochi è fallito.
Con tanta amarezza.
saigon
Il ragionamento della
Il ragionamento della compagna Napoletano mi pare un po' capzioso:non dobbiamo firmare il documento di Madrid perchè non siamo un Partito..., ma siamo e restiamo (individualmente, mi pare di capire) nel PSE. Eppure ci chiamiamo SD per il Socialismo europeo. Comprendo tutto e le difficoltà. Ma molti compagni, io compreso, chiedevano chiarezza quale poteva venire da uno spazio maggiore dedicato da SD al congresso di Madrid ed al documento votato, ancora non leggibile in italiano. Sotto il profilo politico non è stata certo una inezia vedere la foto di tutti i leader politici del PSE senza più il rappresentante italiano di maggior peso elettorale, e la bufera che su questo argomento sta attraversando il PD non è cosa da poco. Molti compagni ex Ds non sanno più cosa fare, perchè si sentono traditi dalla propria dirigenza e derubati del proprio patrimonio culturale.Un'Italia senza più un forte partito di sinistra come esiste in tutta Europa. E noi in una situazione come questa non facciamo chiarezza!!!
Quanto al compagno Cammardella, lo inviterei a rileggersi il documento del 1959 di Bad Godesberg, dove gran parte di ciò che lui dice era già ampiamente contenuto. Il socialismo in Europa ha bisogno di ritornare a quei pricipi e a quelle proposte dimenticando Blair e Schroder. Anch'io mi auguro che la nuova Sinistra in Italia non si avvii, per tenere dentro tutti, sulle stessa strada, dell'ambiguità, del PD.
Cara Pasqualina, sono tra
Cara Pasqualina,
sono tra coloro che hanno apprezzato il tuo intervento a Chianciano (se ricordi, venni a farti immediatamente i complimenti, con relativo bacio sulla guancia).
Presi atto allora, ed oggi nel tuo articolo lo confermi, che il PSE altro non sia che la sommatoria di partiti nazionali, la sommatoria di storie, derive, direzioni anche divergenti, sebbene provenienti da uno stesso ceppo.
Ho letto il Manifesto con molta attenzione già da qualche giorno e non vedo motivo per non sottoscriverlo perché è una lista di auspici “progressisti” assolutamente condivisibile.
Prendo atto ancora che di più non si possa dire, in quanto gli estensori sono vittime di una ricerca dell’unanimità che evidentemente ingessa la possibilità di approfondire gli argomenti.
E’ anche evidente come la scelta dell’appartenenza alla famiglia europea sia in qualche modo fondamentale per identificare la propria aggregazione, vorrei dire di più, il proprio partito.
Infine credo che tale scelta debba essere fatta dal partito, democraticamente, una volta che il partito stesso esista: mi sembrerebbe un’evidente pratica di democrazia necessaria.
Capisco quindi la tua adesione personale a questa formazione, il tuo contributo a questo Manifesto dovuto alla tua storia politica, il tuo vedere nelle enunciazioni di questo Manifesto la parte visibile di un iceberg per la gran parte sommerso delle tue idealità e che probabilmente io condivido per intero o quasi.
Viceversa il sottoscritto, che sarebbe troppo definire militante, direi meglio elettore attento, non ha assolutamente una storia né ideale né umana con questo gruppo e forse questo preambolo mi consente di essere un pochino più distaccato e, perché no, dissacrante su questo aspetto che resta fondamentale per la creazione di un soggetto possibilmente unitario, o almeno il più ampio possibile, a sinistra.
E allora parto da alcuni elementi oggettivi.
Il primo che SD non vuole essere un partito, ma il lievito per una nuova formazione (ce lo siamo detti e ribaditi in più occasioni).
Il secondo è che l’obbiettivo sia l’aggregazione della più parte della sinistra italiana, e la più parte di essa innegabilmente fa riferimento a “Sinistra Europea”.
Infine che al di là degli enunciati, la scelta dell’appartenenza si fa sulle idee, anche e soprattutto operative, e che il punto di incontro non possa solo essere “voglio un mondo migliore”, ma anche “come voglio costruire questo mondo migliore”.
Mi pare di cogliere le stesse necessità dall’articolo pubblicato oggi di Elettra Deiana ove si rivendica una priorità delle idee e la necessità di tempi più lunghi per creare le aggregazioni, dove lei declina questo in maniera più italiana, ma ritengo sia valido anche in termini europei.
E quando dobbiamo parlare del “come”, in primo luogo dobbiamo concordare sulla critica dell’esistente e sul progetto dell’organizzazione economica del mondo, del rapporto tra economia, finanza, lavoro, ecologia, uomo.
Propongo di abbandonare definitivamente il dibattito sul comunismo reale e sullo stalinismo: obbiettivamente non credo che nessuno oggi possa rivendicarne un’eredità positiva; se continuassimo a dividere la sinistra su questo aspetto faremmo veramente il gioco della destra.
Il vero discrimine su cui dibattere oggi è il “socialismo liberale”, nell’accezione attuale e inteso come interpretazione riformista del capitalismo, e la sua sconfitta storica oppure la sua necessaria attualità: è su questo aspetto che dobbiamo capirci, capire i possibili interlocutori, scegliere le aggregazioni nazionali ed internazionali, eventualmente non limitandoci alla dimensione europea perché il mondo non finisce lì.
E’ evidente che si giunge all’opinabile, ma è proprio su questo, sulle idee, che dobbiamo confrontarci e capire come e con chi proseguire. Ora è difficile in questa sede argomentare sul perché, secondo me, sia necessario il superamento di una visione puramente riformista di questo sistema capitalistico, sia perché è un argomento cui neanche un intero trattato potrebbe bastare, sia perché non ho l’autorità intellettuale per poterlo legittimamente fare. Viceversa posso indicare esempi ben più blasonati del sottoscritto per indicare questa scelta come legittima oltre che coraggiosa.
Intanto questo avvenimento francese della nascita del PG (Parti de Gauche) di Jean-Luc Mélanchon, che vede senatori e parlamentari del PS – un po’ come SD poco più di un anno fa – uscire e fondare non un’associazione, ma un partito, e porsi come federatori di un fronte contro la destra, ma che si pone anche l’obbiettivo di divenire maggioritario a sinistra. Il PCF ha già aderito all’appello e la LCR-NPA del trotzkista Olivier Besancenot sembra interessata al progetto.
Quale progetto?
• Quello di creare le condizioni per il superamento di un sistema capitalistico (dirlo in Italia fa venire i brividi), sistema che sta portando l’umanità all’ingiustizia perpetua o, peggio, all’autodistruzione. In una sinistra che non si limiti alle piccole correzioni: la malattia è profonda! In molti paesi europei la sinistra socialdemocratica governa con la destra, in altri governa o ha governato come la destra, con le stesse dottrine economiche e politiche, con limiti simili nella critica – e quindi nella correzione – della società.
• Quello di entrare nel merito della ripartizione delle ricchezze, perché è inaccettabile l’arricchimento di una piccolissima minoranza a detrimento della stragrande parte dei popoli.
• Quello di un sistema di economia misto, dove non ci si limiti alla socializzazione dei debiti (vedi Alitalia, banche, ecc.) ma con uno Stato controllato democraticamente che gestisca in maniera pubblica i beni fondamentali, da quelli vitali (acqua, cibo, sanità), a quelli strategici (energia), sino a quelli di prospettiva (una scuola pubblica e intransigentemente laica).
• Quello di un’Europa democratica e sociale, e non una semplice Europa della finanza e dei mercati. Possiamo chiedere come popolo di discutere “di quale Europa faremo parte” apertamente e legittimamente? Non si diceva una volta “democrazia è partecipazione”? Perché queste discussioni devono essere considerate troppo specialistiche per un popolo che, in effetti, si sta imbarbarendo come quello italiano?
Il modello di questo gruppo di audaci, cui auguro il più grande successo, è Die Linke. Ora, quando parlo qui in Italia con gli amici e compagni di questi soggetti la risposta è un ritornello “qui da noi è diverso”, “abbiamo un’altra storia”. Ma scusate, in Italia, in Germania, in Francia, in Sud America, in Russia, quanti sono i diversi capitalismi finanziari? Quante sono le destre? Una sola! Una sola filosofia, ben strutturata, sta portando tutti alla catastrofe.
Oskar Lafontaine dice “No ai compromessi ambigui”, sono d’accordo!
Ho letto un sondaggio ieri: sinistra radicale italiana, tutta insieme, sotto l’1%.
Mi sembra ora di smetterla di inseguire un partito, il PD, dove Veltroni poco tempo fa diceva grosso modo: “non esistono più differenze tra padroni ed impiegati/operai. Siamo tutti sulla stessa barca …”.
Io non credo a questa semplificazione che ci porta fuori dal politico: io credo all’urgente attualità della “questione sociale” che si intreccia oggi intrinsecabilmente con la “questione ambientale”.
La sinistra deve rispondere al soggetto del demos (popolo) e dell’ oikos (casa), intendendo quest’ultima nella declinazione dell’ecologia e dell’economia compatibile. E deve farlo al di fuori di schemi precostituiti e senza la paura di un etichetta, eventualmente vetusta, che possa venire agitata come spauracchio dalla destra. Il problema della sinistra oggi non è il passato remoto, ma quello prossimo!
Quindi riparto dalla necessità di discutere ed analizzare questi aspetti per aggregare ed aggregarci, prima di decidere con quale etichetta, e con quali compagni di strada. Condivido pienamente la critica ancora di Elettra Deiana all’approccio esattamente all’opposto rispetto alla necessità, cito testualmente: “ … l’idea che occupare posti nella rappresentanza sia la condizione sine qua non per sopravvivere”. No, sono le idee a creare la sopravvivenza e soprattutto la vita di un partito; chi avrebbe mai accreditato ad Oskar Lafontaine il 12% come avviene oggi?
Bisogna avere idee ed il coraggio delle stesse. Voi, cari compagni della direzione, ne avete già avuto molto di coraggio, sicuramente avreste avuto molte più garanzie accettando di essere la corrente di sinistra del PD. Ma la sinistra a sinistra del PD ha bisogno di più coraggio per contare, per tendere ad essere maggioritari a sinistra – ovvero più forti del PD - e allora, al fondo di questo percorso tentare la discussione sul governo.
Parlare oggi di governo ci porterebbe ad essere supinamente e melanconicamente lo zerbino di un PD – cosa che abbiamo rifiutato come prospettiva fondando SD - senza identità e senza nessuna volontà di averne una, tanto meno a sinistra. Con buona pace per la democrazia, l’ecologia, l’economia, ecc. ecc.
Applicando lo stesso metodo di ragionamento si giunge alla stessa conclusione per quanto riguarda l’adesione al PSE e ribadisco: la decisione sulla scelta del gruppo europeo di riferimento va presa dall’intero corpo del futuro partito in maniera democratica, valutando i contenuti e non le semplici etichette e soprattutto valutando nella pratica l’applicazione dei principi da parte degli eventuali compagni di strada, vista l’impossibilità di poterli enunciare in maniera esplicita in virtù di regolamenti che certo non aiutano la trasparenza.
Continuo a non capire il
Continuo a non capire il motivo politco per cui SD come tale, non possa partecipare a pieno titolo alla vita del PSE.
Ho l'impressione che in realta' stiamo facendo a sinistra lo stesso percorso che il PD fa da destra.
Partecipiamo a titolo personale in Europa, ma ci facciamo gli affari nostri con il piede in 2 staffe in Italia.
Senza chiarezza non andremo da nessuna parte!
Reputo che Mussi e Fava habbiano in primis questa responsabilita' e mi meraviglia che personalita' dello spessore di Berlinguer accettino tale situazione molto provinciale!
Finalmente un po di
Finalmente un po di chiarezza mi rassicura la adesione al PSE in Europa, perchè mi pare ormai chiaro che la famosa aggregazione delle sinistre stenterà a nascere,o non nascerà, rifondazione non si divide prima delle europee, il pdci si dichiara orgogliosmente comunista e i verdi sono divisi più che mai, quindi meglio un punto di riferimento sicuro almeno in Europa.
E' fuor di dubbio che una
E' fuor di dubbio che una ferma adesione al PSE ed al suo manifesto politico, nonostante la poca nettezza dovuta all'unanimità ed alla struttura centralistica e non federale del PSE, sia una connotazione strategica di Sd. Tuttavia, la linea politica emersa da Chianciano è chiarissima: Sd deve ricercare l'unità di quella sinstra che ci sta in Italia. Ora, l'imminenza delle elezioni europee già complica il processo costituente (sotto elezioni tutti mostriamo il peggio di noi!) quindi la convinta adesione al PSE rischia di essere un ulteriore recinto. Al contrario, l'unità richede l'abbattimento dei recinti e per Sd c'è dunque un ulteriore problema politico. Secondo me, il PSE dovrebbe mettere nella sua agenda una strategica apertura alla sua sinistra più che all'ALDE. Sono sicuro che la compagna Napoletano (che lo ha detto a Chianciano!) e gli altri deputati stanno lavorando anche su questo fronte, ma la cosa, mi preoccupa. Anche perché i compagni "vendoliani", con cui sto interagendo qui a Messina, guardano a Sinistra Europea come riferimento indiscutibile (per ora?).
Beniamino Ginatempo
mi fa piacere leggere queste
mi fa piacere leggere queste parole.
temevo che ormai SD si fosse orientata verso altre famiglie europee.
Solo una domanda alla
Solo una domanda alla compagna Napolitano, sincera, da compagno a compagna.
Come la mettiamo con le altre ipotetiche formazioni della sinistra con cui dovremmo costruire la sinistra unita ma che non si ritrovano nel PSE?
Nel creare questo nuovo partito della sinistra non andremo incontro agli stessi problemi che oggi attanagliano il PD, dove una componente (ex-margherita) non vuole sentir parlare di adesioni al PSE?
Per favore, aiutami a capire meglio a cosa dovremmo prepararci.
Saluti di ... cuore
Come PES Activist posso
Come PES Activist posso confermare le parole di Pasqualina. A Madrid, ci siamo ritrovati in 4 di SD, senza alcun riferimento con la realtà nazionale, aderendo direttamente all'invito del FEPS (Foundation for European Progressive Studies) a partecipare al Congresso del PES. Rispetto ai nutriti contingenti di Francia o Ungheria, che si spostavano in blocco, con tanto di maglietta-divisa, seguendo le direttive del capocomitiva, noi ci siamo sentiti più europei.