Editoriali

Lun, 01/12/2008 - 22:57

Il 13 dicembre

di Claudio Fava

Il 13 dicembre non sarà solo una festa. Ne abbiamo fatte tante, di feste: servono a star bene insieme, a contare le facce conosciute, a mettere in fila un po’ di bei discorsi, a mostrare i muscoli. E a ritrovarsi confusi e svuotati il giorno successivo.
Il 13 dicembre sarà una scelta. Convinta e impegnativa. La scelta di aprire questo processo costituente al paese, di sottrarlo alle prudenze dei gruppi dirigenti, di incarnarlo nelle passioni e nella generosità di chi sente tutta l’urgenza di una nuova sinistra in Italia.
Non staremo qui a dirci ancora una volta quanto “nuova” debba essere questa sinistra: abbiamo impegnato quattro mesi, dall’assemblea di Cianciano in poi, a ragionare sull’eredità che le culture politiche del secolo scorso ci hanno lasciato. Ci siamo detti cento volte che quell’eredità non va congelata né rifiutata ma rielaborata, impastata con una lingua diversa, arricchita con pratiche finalmente democratiche, finalmente inclusive. Abbiamo parlato delle troppe liturgie e dell’urgenza di abbandonarle. Abbiamo compreso che questo progetto non


Gio, 13/11/2008 - 22:32

Gli studenti ancora in piazza

di Piero Bevilacqua*

Dunque gli studenti dell’Università di nuovo allo prova di un appuntamento di massa, questa volta insieme al maggiore sindacato italiano, la CGIL e al mondo della scuola. La CISL e la UIL si sono sfilate da questo impegno, sottovalutando, con un grave errore politico, la portata della posta in gioco.  Com ‘è  noto, il  movimento è nato per opporsi alla L. 133. Un provvedimento che stabiliva un taglio di spesa di circa 1 miliardo di euro nei prossimi 5 anni, un turn over  destinato a sostituire una unità di personale   ogni cinque pensionate,  e infine la prospettiva di trasformare le Università in Fondazioni di diritto privato. Si tratta, come hanno capito ben presto  soprattutto gli studenti, e come tardano a capire le classi dirigenti italiane, di una minaccia mortale per gli studi universitari e per la ricerca nel nostro Paese. I tagli finanziari si vengono ad aggiungere a restrizioni finanziarie prolungate nel tempo. Ricordo che secondo dati OCSE la spesa pubblica annuale per studente in Francia è di  10.995 dollari, 12.446 in Germania, 13.506 in Gran Bretagna. In Italia è di 8.026, ben al disotto della media dei Paesi industrializzati raggruppati nella OCSE, che è di 11.512. Ogni commento è superfluo.


Mer, 05/11/2008 - 14:28

Abbiamo origini diverse, ma le stesse speranze

di Oscar Buonamano

La strada che ha percorso Barack Obama per diventare il candidato alla presidenza degli Stati Uniti d’America è stata una strada tutto sommato breve. Padre africano e madre texana si è laureato alla Columbia University e alla Harvard Law School. Eletto Senatore nel 2004 dopo appena tre anni è diventato il candidato del Partito Democratico alla Casa Bianca. Il 18 marzo 2008, al Constitution Center di Philadelphia, Barack Obama pronuncia il discorso, Sulla razza. Un discorso destinato a diventare uno dei capisaldi della sua visione della politica e che su You Tube, la nuova agorà planetaria, ha stabilito un record di contatti difficilmente superabile.
“Ho scelto di candidarmi per la presidenza in questo momento poiché sono profondamente convinto che potremo vincere le sfide del nostro tempo solo se troveremo una soluzione insieme, solo se porteremo a compimento l’unione, solo se comprenderemo che abbiamo origini diverse, ma le stesse speranze, che non siamo simili e non proveniamo dagli stessi luoghi, ma procediamo nella stessa direzione, verso un futuro migliore per i nostri figli e nipoti.”
Si capisce fin dalle prime battute che il suo non


Dom, 02/11/2008 - 22:37

Capitalismo senza politica

di Gianni Zagato

“Il mercato governa, i tecnici amministrano e i politici vanno in televisione”, affermava qualche anno fa -  e a ragione all’epoca  – un noto giornalista americano. E alla fine tutti e tre hanno fallito, dovrebbe aggiungere oggi. Ha fallito il mercato, per lo meno questo tipo di mercato, distruttore di regole, produttore di ingiustizie, alimentato com’ è dal profitto speculativo. Un mercato, quello oggi al tappeto, che ha segnato l’occidentalizzazione del mondo, ma non ha affatto garantito la democrazia, diffondendo invece nel mondo stesso  una politica economica sempre più amorale. Hanno fallito i tecnici, quei pochi tecnocrati che hanno guidato lo sviluppo a fari spenti nella notte, finendo per arricchire a dismisura se stessi e a impoverire gli “amministrati”. Hanno costruito un’enorme, fasulla,  piramide finanziaria  per metterla non al servizio dell’economia reale del mondo, né per produrre benessere, ma semplicemente per fare soldi per loro stessi. Avidi manipolatori di meccanismi che avevano nella deregulation la loro stella polare,  hanno giocato per anni con l’indebitamento e la speculazione, mettendosi a capo di aziende, banche, giochi di borsa e finendo per non capire nemmeno più cosa c’era davvero dentro le società che loro stessi creavano. La crisi    finanziaria che essi in gran parte hanno prodotto diventerà, ormai è


Gio, 23/10/2008 - 21:21

La politica frantumata

di Fabio Mussi

Il mercato non si autoregola, ci vuole lo Stato. I banchieri sono “banksters” (banchiere più gangster). Il “supercapitalismo” globalizzato e finanzia rizzato ha spremuto risorse umane e naturali, portando l’umanità sulla soglia di una crisi economica e sociale planetaria e di un collasso ambientale. Declina l’egemonia americana, siamo al tramonto della leadership mondiale degli Usa. L’Italia è il Paese Ocse in cui nell’ultimo quarto di secolo è cresciuta di più e più rapidamente la distanza tra ricchi e poveri, cioè la diseguaglianza.
Non c’è una parola di mio in quel che ho scritto fin qui: sono frasi che si leggono correntemente su qualsiasi quotidiano dei più vari orientamenti. Aggiungo subito che abbiamo sotto gli occhi lo sviluppo impetuoso di un movimento che nasce nelle scuole, nelle università e nei centri di


Dom, 12/10/2008 - 18:13

Qui e ora

di Claudio Fava

Qui e ora sono parole impegnative ma necessarie. Dentro queste parole c'è un'urgenza che il paese ci presenta come un debito scaduto. L'urgenza di tornare a fare sinistra, a ricostruirne i segni e i luoghi, a ritrovarne la lingua perduta. A patto che la lingua della sinistra non sia più liturgia, esercizio di accademia, celebrazione dei santi e dei profeti. Dev'essere un alfabeto che sappia parlare al paese, che riesca a farsi capire e a farsi ascoltare.
Servono parole nuove. E un nuovo sguardo sulle cose che scuotono l'Italia, che ne corrodono le radici di civiltà, che umiliano i diritti e i doveri, che scatenano le guerre dei penultimi contro gli ultimi. Serve una nuova sinistra che non sia solo un'idea nobile


Mer, 08/10/2008 - 15:26

La manifestazione dell'11 ottobre

Le ragioni per scendere in piazza

di Silvana Pisa

E’ urgente creare una forte mobilitazione per la manifestazione dell’11 ottobre. Si tratta di ricostruire le ragioni di un’opposizione a questo Governo che sia popolare, rigorosa, convincente: per farlo occorre una sinistra unita all’altezza  dei problemi vecchi e nuovi che abbiamo di fronte.
Sullo scenario mondiale ad una grave crisi ambientale e delle risorse si è aggiunta una crisi finanziaria senza precedenti, innestata negli Sati Uniti dallo scoppiare di bolle speculative,che stanno trascinando, con un effetto domino devastante, gran parte dell’economia reale mondiale verso un orizzonte recessivo. Questo significa imprese in crisi, licenziamenti, caduta nella povertà di migliaia  se non milioni di persone. Il tentativo di  arresto di questa crisi ha significato, fin ora, una spesa di 1.400 miliardi di dollari a livello complessivo, che ricadranno sulle spalle dei vari
cittadini.
Gli effetti di questa caduta verticale delle finanze  riguardano anche il nostro paese
e radicalizzano una paura generalizzata che la destra ha già eccitato da tempo.
Risulta paradossale che Berlusconi che ha fatto  dell’insicurezza la sua
bandiera elettorale attacchi – appena al governo – proprio la sicurezza sociale che costituisce l’unico  reale antidoto contro la paura. Il governo di destra usa una ricetta vecchia: divide et impera, lotta tra i poveri che non arrivano a fine mese, ricerca di capri espiatori. Così il razzismo, da latente che era, si è fatto barbarie di massa, altroché riconoscimento dei diritti di


Dom, 05/10/2008 - 20:46

Il popolo della scuola dice no!

di Alba Sasso

In una delle tante belle, colorate e soprattutto affollate iniziative della scuola una mamma ha detto. “Sono tra quelle che si può pagare una baby sitter  di fronte alla diminuzione dell’orario, ma io voglio che mio figlio stia a scuola per imparare insieme agli altri”. E’ proprio di questo che stiamo parlando. Di una scuola che sia luogo di apprendimento, che si apra a storie diverse, a diverse  opinioni.  Ricca di quei saperi, in continua evoluzione, con i quali bambine e bambini hanno imparato a confrontarsi sin dalla scuola dell’infanzia. Sì perché la pretesa più incredibile di questo governo è la scelta di tornare indietro nel tempo. Perciò tanti nostalgici , affascinati dal ricordo della loro infanzia (il maestro unico come les madeleines di Proust) che non riescono a capire che tra la scuola di élite e la scuola di massa  c’è la stessa differenza che tra il giorno e la notte. E





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