Donne senza rappresentanza, politica senza qualità

L’inchiesta condotta tra le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici sfata molti miti ideologici sulla fine del fordismo e mostra nella sua crudezza il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle lavoratrici e dei  lavoratori,qui e ora.
Ma quell’inchiesta una cosa la conferma. Le  condizioni di peggior sfavore sono quelle  delle lavoratrici. Da ogni punto di vista:della retribuzione,della condizione di lavoro,degli inquadramenti professionali,della qualità della vita appesantita  da  lavori che proseguono  a casa.
Appare dunque attraverso i dati in tutta la sua crudezza e fatica la solitudine delle donne e nel contempo una domanda di rappresentanza che oggi non ha orecchie.
I dati  di quell’inchiesta rigorosa consentono di leggere uno spaccato produttivo. Ma non ci si sbaglia nel considerarla significativa dell‘intero  settore manifatturiero. Non va meglio negli ipermercati e nei call-center,come confermano i dati Istat sulle differenze retributive tra donne  e uomini in tutti i settori,sulla percentuale  di donne tra i precari,sulla partecipazione delle donne alla formazione della ricchezza nazionale attraverso il conteggio delle ore da loro dedicate ai lavori di cura e familiari.

E peraltro  sappiamo quanto le donne immigrate ,baby sitter dei nostri figli e badanti dei nostri anziani, subiscano  una doppia discriminazione per la loro provenienza e per quel lavoro di cura così svalorizzato  e non riconosciuto socialmente.
Non è poi una novità che l’occupazione femminile in Italia sia al di sotto di quella europea e degli obiettivi di Lisbona.
Non lo è neppure il rapporto tra tasso di natalità/fecondità delle donne italiane e lo stato quantitativo-qualitativo dei servizi pubblici di sostegno alla maternità.
Né l’imbarazzante  percentuale di presenza delle donne ai vertici dei partiti,dei sindacati,delle istituzioni.
Volgendo lo sguardo alle scelte del governo e confrontandole con la realtà poi emerge il segno  di politiche che penalizzano diritti sociali e del lavoro,tagliano retribuzioni e pensioni e  si rivelano tutte profondamente e irrimediabilmente misogine  e ostili alla libertà femminile.
A cominciare dalla scelta di destinare le poche risorse  al premio degli straordinari che le donne non fanno(peraltro in tempo di recessione e di cassa integrazione);ai tagli ai servizi pubblici ,diretti attraverso il taglio della spesa  sociale e indiretti con il licenziamento dei lavoratori precari pubblici e della scuola e l’aggressione ai lavoratori e alle lavoratrici del pubblico impiego.
D’altra parte il biglietto da visita del governo è stato l’abolizione della legge 188/2007,quella pensata  per evitare i  licenziamenti mascherati da  finte dimissioni volontarie. Un abuso di potere fatto valere soprattutto nei confronti  delle lavoratrici al momento dell’assunzione e utilizzate contro di loro di fronte ad una maternità ,a un rifiuto,all’esercizio di libertà e autonomia.
Allora basta!
Ogni  frammento della realtà descritta ,di lavoro ,di vita,di libertà parla di donne  senza rappresentanza e dunque di politica senza qualità,incapace di sentire,ascoltare ,leggere e scegliere quella rappresentanza.
Anche la sinistra che vogliamo costruire moderna e nuova non è ,né sarà ,nè può essere se non inizia quantomeno a porsi le domande   giuste  e se non sceglie  le procedure democratiche più larghe.
Oggi siamo fuori dal Parlamento.
Per  produrre fatti politici e  costruire risposte  alle domande delle persone ,questo è ovviamente un limite.
Ma  non un ostacolo insormontabile :proviamo anche  attraverso la via delle proposte di legge in ogni regione a rendere evidente e comprensibile    che stiamo dalla parte delle persone.
Scegliamo dei terreni su cui sperimentare la traduzione delle nostre proposte in atti concreti,costruendo intorno ad esse ascolto,alleanze.
Il  valore sociale della maternità ,così calpestato dai provvedimenti del governo ,il suo riconoscimento sociale sono  simbolo e concretezza di un’idea di società ,di libertà e di rappresentanza di quelle donne, oggi più che mai sole :per questo la proposta di legge  di istituire un fondo regionale di sostegno  alla maternità,destinato alla platea di donne e lavoratrici che in ogni situazione dovremo  meglio definire.
La proposta ,costruita attraverso il lavoro di tante donne e il supporto di giuristi(Massimo Roccella in primis) è disponibile sul sito .


Non trovo sul sito la

Non trovo sul sito la proposta di cui si parla, dove posso scaricarla?

vera bessone rimini

verabessone@libero.it





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