Diritti umani nel mondo

Con il voto del rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani nel mondo il Parlamento Europeo ha marcato ancora una volta il proprio impegno in difesa della libertà e del diritto.
Lo sappiamo troppo bene, spesso l'azione esterna dell'Europa è in realtà declinata meramente secondo gli interessi degli Stati nazionali. Senza il Parlamento Europeo, l'attore istituzionale che per vocazione e per missione sottolinea l'importanza e il valore aggiunto dei diritti umani, non sarebbero stati ottenuti alcuni risultati che hanno fatti brillare l'Europa e la sua concezione della democrazia, del diritto, della pace nel mondo. Penso alla storica decisione sulla moratoria delle esecuzioni capitali, nella cui campagna il Parlamento è stato protagonista assoluto, o alla inchiesta della commissione straordinaria sui voli e sulle 'extraordinary renditions' della CIA, o ancora alla sensibilizzazione internazionale in difesa delle popolazioni del Tibet.
Una politica estera comune, per le forze progressiste e federaliste che su questo tema sono per fortuna in maggioranza nel Parlamento di Strasburgo, non può che trovare nei diritti umani e sociali e nella promozione dei valori di libertà individuale il fondamento di ogni azione dell'Europa.
L'Unione Europea è tuttavia ancora lontana dal condurre una politica coerente e dal promuovere in modo efficace i diritti nel mondo. Coerente perché anzitutto, dalle politiche di sviluppo a quelle di asilo e immigrazione, dalle relazioni con i paesi del vicinato fino agli accordi commerciali con i nostri partner, l'azione europea ha una dimensione trasversale che deve trovare proprio nei diritti umani il benchmark, il filo conduttore.
Certamente il nuovo Trattato di Lisbona, che pone le basi per un'azione più forte e per una maggiore riconoscibilità del ruolo esterno dell'UE, se approvato offrirà un'opportunità preziosissima per avanzare e migliorare la coerenza della nostra azione. Potrà essere un nuovo inizio che, anche grazie all'innovazione prevista dall'introduzione del servizio diplomatico comune, il servizio di azione esterna dell'UE, auspico proporrà una visione nuova, davvero europea, nella promozione dei diritti umani come base della governance della globalizzazione


Sergio Giani, Bamako - Mali

Sergio Giani, Bamako - Mali (West Africa)

Sono lieto di trovare infine sul sito di Sinistra Democratica un intervento che guarda un po' fuori dall'Italia.

Mi sembra pero' che sia un po' troppo eurocentrico e che non tenga nel necessario conto i movimenti sociali nel nord e nel sud del mondo.

Per esempio, penso alla mobilitazione sociale e diplomatica in corso nell'Africa al sud del Sahara contro gli Accordi di Partenariato Economico (APE) che L'UE cerca d'imporre ai paesi ACP (Africa, Caraibi e Pacifico) per costringerli ad aprire completamente il loro mercato alle merci ed i capitali europei, offrendo in cambio una ipocrita reciprocità.

Dove portano queste logiche neo-liberali lo sappiamo. Anche se in Italia se ne parla poco, permettetemi di sottolineare che una catastrofe umanitaria é in corso nel mondo: centinaia di milioni di uomini, donne e bambini sono ridotti alla fame nel mondo perché le derrate alimentari necessarie alla sussistenza, grazie proprio alle politiche neo-liberali ed all'imposizione di una agricoltura orientata al mercato di esportazione, sono inaccessibili ai più.

Ma noi, la Sinistra italiana, non abbiamo niente da dire? Possiamo veramente partecipare al silenzio complice di una "opinione pubblica" egoista ed ottusa? Lasceremo morire in silenzio gli innocenti? E basteranno le ronde pubbliche e private ad arrestare il flusso dei sopravvissuti?

Certo, dobbiamo cercare in questa lotta parners sociali e politici in Europa, e non solo al Parlamento Europeo; e non solo in Europa, ma anche nei paesi del Sud del Mondo.

Ma dobbiamo anche ritrovare al nostro interno le esperienze e le competenze che pure esistono ed aprirci alle tante organizzazioni e persone che lavorano nel campo dello sviluppo etico e della solidarietà internazionale, per un'altro mondo possibile.

Sono poi le stesse logiche neoliberali che generano fame e carestia nel Sud del mondo e precarietà e pericolosità del lavoro nelle "cittadelle" dello sviluppo! Un'altra Italia é possibile solo nel quadro di un diverso equilibrio economico e sociale internazionale!

Teniamolo per favore presente nella nuova Sinistra unitaria e plurale che vogliamo e dobbiamo costruire. La necessità di un diverso modello di sviluppo e di una solidarietà internazionale rinnovata non possono essere assenti nella costruzione della nuova egemonia alla quale aspiriamo.





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