Sono già oltre 200 le adesioni all’appello contro il nucleare lanciato qualche settimana fa. L’ambizione dei loro propositi, è notevole: convincere la maggioranza degli italiani e delle italiane a uscire dalla dipendenza del petrolio e degli altri combustibili fossili, senza tornare al nucleare, ma al contrario sviluppando politiche di efficienza e sufficienza e le fonti rinnovabili di energia. Ne parleranno Lunedì a Roma in via dei Frentani. Chi ha già aderito proviene da esperienze assai diverse, da quella politica, che vuole essere trasversale all’intero schieramento, a quella sindacale, da quella della ricerca tecnico scientifica e dell’Università a quella associativa, in particolare ambientalista, da quella culturale e della scuola a quella dell’informazione, insomma per farla breve l’idea è di raccogliere adesioni ampie e trasversali, costruire uno strumento di partecipazione che sia capace di coinvolgere cittadine e cittadini nelle decisioni che riguardano le scelte energetiche che questo paese vuole fare. L’organizzazione e il metodo di lavoro che il comitato si darà saranno entrambi ispirati al modello energetico che si vuole abbia il paese: territorialmente distribuito e partecipato, che in ogni territorio promuoverà l’uso razionale dell’energia, l’efficienza e le fonti rinnovabili di cui il territorio stesso è ricco. In altre parole si cercherà di radicare in ogni città e provincia il comitato, di dotarlo di autonomia. Questo è dunque il proposito dei primi firmatari l’appello che chiama il popolo italiano a mobilitarsi per uscire dalla schiavitù del petrolio e del carbone, impedire il ritorno al nucleare e costruire quindi un’Italia rinnovabile ed autonoma energeticamente. Serve una nuova ed alternativa politica energetica per ridurre le emissioni che alterano il clima e che sono figlie del vecchio modello energetico e di trasporto; serve compiere scelte sull’energia, alternative a quelle fin qui compiute per garantire contemporaneamente servizi energetici di qualità e per tutti e di farlo attraverso le fonti rinnovabili, garantendo così un’effettiva autonomia energetica al paese. Il progetto del governo suggerisce un mix di fonti, nucleare compreso, per soddisfare un fabbisogno, che si vuole in costante crescita, basato su quelle non rinnovabili che procura e procurerà al paese un doppio danno: da un lato non è in grado di aiutarlo a ridurre le emissioni climalteranti, esponendolo quindi alle conseguenze del cambio di clima e dall’altro obbligherà l’Italia, cioè la sua popolazione, a pagare multe salatissime per non essere riuscita a rispettare né il protocollo di Kyoto, né la direttiva comunitaria sul clima. Con questa politica non si esce né dalla crisi recessiva e neppure da quella climatica, ma solo dall’Europa, sicuramente da quella più avanzata ed innovativa. La proposta che invece da Lunedì partirà con la costituzione del comitato nazionale e che poi va definita e costruita con i territori sarà in grado di fornire l’energia che effettivamente serve al paese ed insieme di riuscire a farlo rispettando tutti gli impegni internazionali sul clima, garantendo contemporaneamente lavoro e innovazione. A chi propone nei territori di ospitare centrali a carbone o indica i siti più adatti per insediamenti nucleari, il comitato non contrapporrà solo dei no e neppure una generica proposta di usare per avere elettricità e calore il sole, il vento, le biomasse, i salti dei fiumi e il calore imprigionato sotto terra, ma anche di costruire le filiere industriali e produttive delle tecnologie che consentono di catturare la luce e il calore del sole, l’impeto del vento e in generale di sfruttare le fonti rinnovabili; così come non proporrà solo di risparmiare energia, ma anche di costruire la rete di piccole e medie aziende che producono le tecnologie e i materiali che permettono di realizzare quel risparmio. In poche parole una proposta che produce tre vantaggi al paese: la riduzione dei gas serra, una via per uscire dalla recessione e lo sviluppo di un’occupazione qualificata e duratura. Non solo ma garantirà anche più democrazia perché l’uso fonti rinnovabili e le politiche che permettono il risparmio energetico richiedono partecipazione, informazione, trasparenza tutto il contrario del nucleare che concentra il potere decisionale su pochi e soprattutto richiede poca informazione, trasparenza e una crescente militarizzazione del territorio. Il governo ha inserito in un decreto una norma che aggiunge la fonte nucleare all’obbligo che oggi ha il gestore della rete di acquistare prioritariamente l’elettricità da fonti rinnovabili. E’ augurabile che in fase di riconversione le opposizioni riescano a bloccare in parlamento questa norma, se non ce la faranno ci penserà il comitato che si costituirà Lunedì a sconfiggerla nel paese.
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