Da Sinistra Democratica ad Alleanza Socialista: se non ora quando?

Non abbiamo molto tempo innanzi a noi, meno che mai dopo l’indiscutibile successo delle primarie del PD e, in particolare, di Walter Veltroni: qualche anno nella migliore delle ipotesi, qualche mese in quella meno favorevole. E’ importante che vi sia consapevolezza in proposito, perché un’analisi realistica della fase non è priva di conseguenze sulle scelte delle formazioni politiche, ivi compresa anche la nostra, che si propongono di continuare a far vivere nel nostro paese l’esperienza della sinistra.
Molti fra noi, in effetti, ragionano come se fosse possibile procedere lentamente, passo dopo passo, alla costruzione del partito ideale, nel quale ciascuno possa identificarsi senza forzature, né riserve mentali. I tempi di una costruzione del genere, purtroppo, non coincidono con quelli della politica: bisogna mettere nel conto che elezioni politiche anticipate potrebbero caderci addosso, facendo sbriciolare la nostra bella costruzione come un castello di carte; per tacere del fatto che nessuno ha interesse, men che meno il PD, a darci il tempo di lavorare con tutta tranquillità al nostro progetto politico. Molti fra noi (ed io fra questi) vorrebbero poter militare in un grande partito socialista di tipo europeo: non a caso rivendichiamo tutti senza dissensi l’appartenenza al campo del socialismo democratico (e al PSE). Fra l’aspirazione ideale e la realtà concreta in cui siamo tenuti ad operare c’è, purtroppo, una distanza non colmabile in tempi politicamente utili: bisogna allora prendere atto che quel partito socialista ideale, che tutti vorremmo, rappresenta un bene non disponibile nel mercato politico italiano. L’evaporazione, sia pure in tempi, per ragioni e con modalità diversi, dei due partiti storici della sinistra italiana ha prodotto nel nostro paese una situazione che non ha eguali altrove, con la quale bisogna saper fare i conti senza continuare a coltivare la pretesa che sia possibile uscire dall’impasse rifugiandosi in identità storiche “forti” (socialiste o comuniste che siano): a meno di non volersi rinchiudere nel recinto di un asfittico minoritarismo.
Bisogna costruire con quel che c’è, sgombrando il campo da equivoci che rischiano soltanto di bloccarci in discussioni prive di oggetto reale. Quali sono le questioni attorno alle quali è possibile, ed utile, provare a costruire oggi una forza di sinistra socialista? Escluderei che il tema della laicità possa essere uno snodo aggregante. In un paese “normale” (dunque, forse non nel nostro: ma il senso del discorso non muta) la laicità dello Stato rappresenta, almeno in Europa, un patrimonio comune e condiviso da forze politiche delle più svariate tendenze, non una linea di discrimine fra destra e sinistra. Ancorché in un’epoca di risorgenti fondamentalismi il tema sia tutt’altro che trascurabile, attorno ad esso non si costruisce l’identità di una forza di sinistra (almeno come noi sinora abbiamo detto di pensarla): non a caso alcuni compagni, come Gavino Angius, hanno abbandonato assieme a noi i DS perché scettici sul carattere laico del PD, salvo poi lasciare anche SD, motivando la scelta anche con dissensi sul giudizio attorno alle questioni della flessibilità del lavoro, ovvero, come in termini sintetici è invalso dire, attorno alla legge 30 (en passant, va detto che il giudizio che noi continuiamo a formulare sull’insieme della legislazione del lavoro del governo Berlusconi, tutt’altro che ideologico, è solidamente argomentabile sulla base degli effetti concreti che essa sta producendo nel mercato del lavoro; per non dire che è lo stesso giudizio che si legge anche nell’ormai sempre più negletto programma dell’Unione. Dunque, non c’è nessuna sbandata massimalista da parte nostra: semmai uno slittamento progressivo in senso moderato e centrista di tutti coloro - ormai il club è sempre più affollato ed appare destinato ad essere presieduto dal neo-segretario del PD - che quel programma considerano tanquam non esset).
La questione della laicità, d’altronde, non ha costituito un ostacolo per la nascita del PD. Tutti quelli che si sono illusi di inserire un cuneo fra DS e Margherita battendo sul tasto della laicità hanno finito col fare un clamoroso buco nell’acqua. Né poteva andare diversamente: il PD ha visto la luce perché fra le sue componenti è maturata una sufficiente omogeneità sulle questioni che tengono davvero insieme un partito, ovvero sulle scelte di politica economica e sociale.
Che cosa dovremmo essere in grado di opporre noi al neo-liberismo temperato del PD? Per prima cosa la lucidità necessaria nella scelta degli interlocutori. Senza rinnegare la volontà iniziale di SD di aprire un dialogo a 360° con tutta la sinistra rimasta estranea alla prospettiva del PD, è necessario allora riconoscere che tale dialogo è possibile e utile su certi temi, ma non è realistico prospettarne l’approdo ad una formazione politica unitaria. Oggi, come ieri, una formazione politica può dirsi di sinistra e socialista, se si propone, programmaticamente e prioritariamente, di rappresentare le ragioni del mondo del lavoro; oggi, diversamente da ieri, non si può dare un partito della sinistra che non sappia affiancare a quella ragione essenziale della propria esistenza anche le ragioni, altrettanto cruciali, della pace e della difesa dell’ambiente (ovvero delle pre-condizioni per la riproduzione della specie umana).
Attorno all’infinità di questioni che si legano a questi tre temi non si può prescindere dalla definizione di un forte nucleo di idee e valori comuni. Non si tratta, com’è ovvio, di concordare alla virgola, ex ante, su tutte le singoli soluzioni concrete; ma un partito politico non può permettersi di nascere incorporando un malinteso “pluralismo” rispetto alle questioni di fondo, che ne paralizzerebbe in breve la capacità di operare e ne minerebbe la credibilità. Chi guarda con interesse alla costituente socialista in ragione della comune appartenenza al PSE, dunque, dovrebbe attentamente riflettere sul fatto che, probabilmente rispetto a tutt’e tre le tematiche evocate, sicuramente rispetto alle questioni del lavoro, fra noi e lo SDI oggi come oggi esiste una distanza politicamente decisiva: non sarebbe pensabile un partito politico dove alcuni si propongono di riformare la legge Biagi (e non solo quella, per la verità), mentre altri sono convinti che si tratti della quintessenza del riformismo (quel che si è ascoltato al recente convegno di lancio della costituente socialista è assolutamente significativo in proposito).
Rispetto a quelle tematiche, viceversa, proprio nel corso della comune esperienza di governo si è andata costruendo una convergenza sempre più marcata di posizioni fra le quattro formazioni della sinistra. Fra noi e il partito dei Verdi, in particolare, il grado di convergenza sembra già davvero molto avanzato: c’è corrispondenza ampia fra la nostra sensibilità alla tematica ecologista e quella che i Verdi hanno maturato nei confronti dei problemi del lavoro. A questo riguardo, anzi, va detto che le perplessità, che circolano anche fra noi, attorno alla “cosa rossa” sono giustissime e, al tempo stesso, infondate. Non possiamo certo impedire le manipolazioni giornalistiche (anche l’abuso dell’espressione, del tutto impropria, “sinistra radicale” ne è un esempio): alle quali, peraltro, bisognerebbe avere la capacità di ribattere con nettezza, in primo luogo dai dirigenti di SD, che non c’è nessuna “cosa rossa” in gestazione: la prospettiva  a cui stiamo lavorando sarà concretizzabile in chiave rosso-verde o  non sarà.
La sensibilità comune, tuttavia, attraversa anche i due partiti che ancora si richiamano, più o meno convintamente, al comunismo. Sarebbe una forzatura parlare tout court di cultura ormai comune: le divergenze sulla manifestazione del 20 ottobre sono relegabili alla sfera della tattica politica, ma forse affondano le proprie radici in una disomogeneità di cultura politica. Dopo il venti ottobre, ad ogni modo, a nessuno saranno più consentiti diversivi. Se non si vuole che il PD finisca con l’apparire come l’unica diga contro il berlusconismo di ritorno, esercitando un’irresistibile forza di attrazione (indipendentemente dalle sue politiche concrete) su tutti coloro che, giustamente, guardano a quella eventualità come alla peggiore possibile per il nostro futuro comune, occorre saper mettere in campo, su tutte le questioni rilevanti, proposte, ad un tempo, ragionevoli e rigorose e farle camminare sulle gambe di una robusta organizzazione politica unitaria. Non può sfuggire a nessuno, solo per fare un esempio, che quando due ministri della sinistra votano in un modo (si astengono) e gli altri due in un altro (votano sì con riserva) politicamente il risultato non fa quattro, ma corrisponde a due meno due. Né, per andare ad una questione più di fondo, si può trascurare che è legittimo rivolgere tutte le critiche che si vogliono ai sindacati: senza però mai dimenticare che il loro comportamento (quello della CGIL in particolare) avrebbe potuto essere diverso se nel momento della concertazione sociale, che ha condotto al Protocollo del 23 luglio, avessero potuto contare su una sponda politica solida e seria, anziché trovarsi di fronte esclusivamente il governo (nella sua componente maggioritaria targata PD).

Se gli Stati generali della sinistra proposti dal segretario di Rifondazione possono servire a compiere un deciso passo avanti verso la prospettiva che oggi appare necessaria, senza risolversi in irrilevanti rivendicazioni identitarie, il nostro contributo di idee e di proposte allora non dovrebbe mancare.
Alla prospettiva rosso-verde non varrebbe opporre la questione della collocazione internazionale. Intanto si potrebbe osservare che, da questo punto di vista, noi saremmo comunque messi molto meglio del PD: il quale sta in Europa con parlamentari sparsi fra PSE e formazioni politiche di centro, mentre tutti gli eletti di un partito rosso-verde in ogni caso andrebbero ad operare in Europa nel campo della sinistra. La ragione più forte, che rende non convincente l’obiezione fondata sulle appartenenze internazionali, va comunque ravvisata nel fatto che Europa e PSE rappresentano certamente il campo della nostra azione, ma non vanno scambiati per un divano su cui ci si possa comodamente sdraiare: sono piuttosto un terreno di battaglia politica. Le pulsioni liberiste che animano il processo d’integrazione europea sono sotto gli occhi di tutti, come pure la pluralità di orientamenti riscontrabili nel socialismo europeo: fra Tony Blair (che, non a caso, continua a piacere tanto al PD) e Willy Brandt o Olof Palme c’è una differenza, che non si può cancellare in nome di un generico ed indistinto richiamo al socialismo. D’altra parte, non si può trascurare che l’intera situazione politica europea è in movimento e che proprio l’annacquamento dei tradizionali valori socialisti (e l’incapacità di misurarsi credibilmente con i problemi del mondo di oggi) sta lasciando emergere in altri paesi forze socialiste di tipo nuovo, che già si mostrano capaci di un notevole radicamento popolare: si pensi alla Linke tedesca di Oskar Lafontaine (formazione di impronta indubbiamente socialista, ancorché costituita da ex-socialdemocratici ed ex comunisti), che i più recenti sondaggi danno ormai attorno al 13% delle intenzioni di voto, ed al Partito socialista olandese, nato alla sinistra del partito socialdemocratico e già al 17% dei consensi elettorali.
Per contrastare la “vocazione maggioritaria” del PD, in effetti, bisogna innanzi tutto avere ben chiaro che, dietro quel che Veltroni chiama eufemisticamente “vocazione maggioritaria”, si cela l’idea di fare tabula rasa a sinistra del PD, sia sul versante politico, sia su quello sociale. Quest’ultimo è un problema che riguarda, in primo luogo, direttamente i sindacati, la CGIL soprattutto: cui sempre più chiaramente si prospetta l’alternativa fra la rinuncia alla propria elaborazione degli ultimi anni (dalle leggi di iniziativa popolare alle tesi del Congresso di Rimini) o il rischio di andare incontro ad una clamorosa spaccatura interna. Un esito del genere, peraltro, dovrebbe preoccupare seriamente anche noi: dal momento che non c’è rappresentanza efficace del lavoro che non poggi sia sulla gamba politica, sia su quella sindacale.
Questo esito non è ancora scontato, ma è probabile: per evitare che prenda corpo, che il PD persegua con successo la sua “vocazione maggioritaria”, occorre non soltanto la forza delle idee, ma anche quella dei “numeri” attraverso cui si esprime il grado di consenso politico.

Per mettere in campo questa forza in maniera utile non abbiamo molto tempo a disposizione, né noi né le altre formazioni della sinistra: è importante che tutti, a partire da noi di SD, lo si impieghi nella maniera migliore. Per quanto ci riguarda, la maniera migliore non può certo essere quella di riproporre un rapporto fra SD e PD analogo a quello che si instaurò, una trentina d’anni fa, fra PDUP e PCI. Di un partitino che assolva al ruolo di grillo parlante non si sente davvero alcun bisogno. Per quanto riguarda altri, bisognerà saperli convincere che certe rivendicazioni identitarie lasciano il tempo che trovano: la storia non sarà benevola nel giudicare chi, in nome di identità “forti”, ma ormai logore, avrà di fatto impedito di dare sostanza a quella rappresentanza politica del lavoro, che le disuguaglianze sociali crescenti renderebbero più che mai necessaria. Naturalmente ogni processo di aggregazione (di scomposizione e ricomposizione) lascia qualche pezzo per strada: è accaduto al PD, accadrà anche a noi. L’importante è che quel che eventualmente  si perda fra gruppi dirigenti aggrappati ad una realtà che non esiste più, sia compensato da una rinnovata capacità di attrazione nei confronti del vasto popolo della sinistra: che esiste ancora (malgrado le nostre insufficienze e i nostri imperdonabili ritardi).
Alle prossime elezioni, in definitiva, quali che esse siano, è altamente auspicabile che non compaia sulla scheda il simbolo del nostro movimento: v’è da augurarsi che siano maturate le condizioni per una credibile presentazione unitaria della Sinistra. Piacerebbe vedere piuttosto il simbolo di una nuova Alleanza Socialista: perché anche i nomi contano (nomina sunt consequentia rerum: lo si è visto con i DS, che non a caso mai hanno voluto chiamarsi socialisti) e devono saper parlare, ad un tempo, a ragione e sentimenti. Se poi la sensibilità (ecologista, comunista) di qualcuno dei nostri partners dovesse risultare troppo messa alla prova dalla parola socialista, la si chiami Alleanza Popolare; purché sia chiaro che l’obiettivo comune, il non piccolo compito che le particolari vicende storiche del nostro paese hanno riposto sulle nostre non troppo solide spalle, è quello di dare corpo alle ragioni del lavoro, dell’ambiente, della pace: in una parola di concorrere a costruire, per la parte che ci compete qui in Italia, il socialismo del XXI secolo.

*Ordinario del diritto del lavoro all'Università di Torino e Componente il Comitato Promotore di Sd


Se non ora quando

Se non ora quando veramente, abbiamo aspettato un cambio generazionale per ritrasmettere un identita
socialista a un movimento che di socialismo si deve sfamare.
chi conosce la stroria della sinistra italiana conosce anche il contributo che hanno dato i socialisti all'interno della nostra politica, dal pragmatismo e la lotta partigiana di pertini sino alla grande unicita' e caparbieta' di una figura come Pietro Nenni.
Socialisti e comunisti vicini ai lavoratori, che scendono in piazza a manifestare anche nei momenti piu' dolorosi del nostro paese mettendo a repentaglio la loro vita.
Socialisti e comunisti che si battono insieme per l'emancipazione della donna, affinche' diventi il simbolo rappresentato da Delacroix e non schiava.
Socialisti e comunisti il 1 maggio in piazza insieme ai sindacati a regalare garofani e predicare pacifismo e integrita' lavorativa.
E' un connubio comunismo e socialismo che per troppo tempo si e' sciolto ed ora e' giusto che ritorni ad imboccare strade parallele, riformandosi e ricostruendosi insieme.
E tutti i punti che riccardo ricordava da sempre sono stati essenziali per il percorso politico di entrambi i partiti. un sentito grazie a riccardo per averli ricordati. mi trova pienamente d'accordo.


Compagno Squarcina, per

Compagno Squarcina, per piacere, leviamoci dalla testa sta Linke...Quelli hanno un ruolo perchè c'è la Gross Koalition.

Quando in Germania sarà tornato il bipolarismo, torneranno ad essere una forza marginale com'era prima la PDS, ed i voti che han preso in prestito torneranno all'SPD...

In Italia non c'è un'SPD, un PS francese, un PSOE. E' quello il vuoto da colmare...


Ora che il PD è nato ed ha

Ora che il PD è nato ed ha passato il Rubicone che divide la Sinistra dal Centro e i Socialisti dai Liberal democratici, credo molto francamente e molto semplicemente che stiamo facendo la figura di quei medici (SD-PdCI-PRC-Verdi) che si accapigliano al capezzale del malato (La Sinistra Italiana) e mentre loro litigano sulla cura da somministrare il malato defunge.
Mi ripeto fino alla nausea, siamo d’accordo o no su pochi e qualificati punti ?
a) Lotta al liberismo
b) Pacifismo
c) Ecologismo
d) No all’omofobia
e) parità fra i sessi
f) laicità dello stato
g) democrazia in politica e sul lavoro
h) accoglienza
i) non violenza
Siamo tutti d’accordo su questi punti che a mio parere possono essere condivisibili da Comunisti, Socialisti, Ecologisti e Democratici ? Anche perché come si fa nel XXI secolo ad essere Comunista o Socialista senza essere democratico, ecologista, pacifista e non violento ? E come si fa ad essere di Sinistra se si è Ecologista o Democratico ma non si è per la laicità dello Stato e non si lotta contro il liberismo selvaggio ?
Allora Compagne e Compagni diamoci una mossa e una organizzata. I punti di intesa sono molti il tempo è poco !
Dobbiamo da oggi unificare le rappresentanze elette dal piccolo comune al Parlamento, dobbiamo riunire gli Stati Generali per dar luogo in breve tempo al Nuovo Partito della Sinistra, che sia forte e cospicuo, che determini la famosa massa critica, senza una forte presenza nelle Istituzioni e nei quartieri le istanze di liberazione rimarranno frustrate nelle nostre menti. Abbiamo bisogno di un Partito, plurale quanto si vuole ma quella è la via necessaria.
Voglio essere molto sincero e pratico, nella mia vita non mi sono mai astenuto e non intendo iniziare ora, per cui se alle prossime elezioni (di qualsiasi tipo) la Sinistra non si presenterà con una Lista Unitaria io sceglierò il male minore, mi turerò il naso e voterò PD.
Al Lavoro ed alla Lotta !
Riccardo


Fabio Vander E' ambiguo

Fabio Vander

E' ambiguo volere il dialogo a sinistra, ma poi aggiungere che "non è realistico prospettare l'approdo ad una formazione unitaria". Ci vuole il dialogo sui molti punti in sospeso ma in vista della prossima realizzazione di un partito unico della sinistra. Anche ipotizzare una "cosa rosso-verde" non è chiaro, si vuole una federazione SD-Verdi senza Rifondazione e PDCI? Se è così non va. Ci vuole l'unità di tutta la sinistra, dai comunisti ai socialisti. Poi si fa con chi ci sta. Problemi e ritardi che pure ci sono, vanno risolti nel vivo del processo politico, non presi a pretesto per differire o porre veti.
Del resto l'esperienza delle primarie PD lo dimostra: sono pieni di contraddizioni e nodi irrisolti (a cominciare dalla collocazione internazionale) eppure hanno avuto una clamorosa legittimazione di massa.
La gente vuole chiarezza sulle opzioni fondamentali (la nostra: una sinistra unita. autonoma e di governo), l'intendenza seguirà.


C'è la forte necessità di

C'è la forte necessità di una forza vera, credibile, con confini ben definiti nei punti base, c'è una grande necessità di Sinistra. Io non ho mai fatto parte di nessun movimento o partito politico. E nel panorama politico odierno non riesco trovare qualcosa/qualcuno che mi rappresenti. Se riuscirete a costituire un gruppo politico che accetta la sfida che gli vorrà porre la base, che sarà disponibile a rimpasti di uomini che la base non riterrà più rappresentativi, che accetterà di NON candidare coloro che sì portano voti ma che hanno avuto condanne e/o comportamenti non etici. Se accetterete di essere puri e puliti, di non sottostare ai veri governanti di oggi (il potere economico finanziario). Se porterete avanti le battaglie giuste anche se costerà sconfitte certe. Allora mi vedrete tra i vostri sostenitori attivi. Ma se seguirete la strada, piena di luminarie poste a non far vedere la triste lontananza che hanno Veltroni &C. dai problemi reali della gente comune, ed a cui tre milioni di italiani speranzosi hanno dato fiducia, non mi troverete neanche con il binocolo. Niente liste bloccate e grande spazio ai giovani ed alle donne. Vi auguro buon lavoro.
ps: ho letto dei post dove si dice "andiamo avanti da soli, perchè gli altri vogliono difendere il loro orticello". Evitate questo discorso. Sarà impegnativo, durissimo, convincere gli altri a portare il proprio orticello nella grande valle degli orti della Sinistra, ma è l'unica via che avete.
ps2°: Per il momento state esponendo il contenitore (i vari argomenti di base) ma spero che quanto prima si espongano i contenuti. Faccio un esempio: parlate di infrastrutture necessarie all'Italia, ebbene vorrei che si dicesse quali sono per voi, perchè se si parla di Salerno Reggio Calabria da terminare per davvero, allora mi vedete d'accordo, se invece mi dite che è prioritaria la TAC Torino - Lyon, che serve solo a chi la costruisce, allora mi trovate in completo disaccordo. Anche su questi "particolari" occorre avere una discussione leale ed aperta con la base. Perchè in Italia siamo stufi di infrastrutture imposte dall'alto e poi lasciate a marcire (ultima situazione ridicola: Mastella e Di Pietro a chiedere di costruire carceri nuove e Striscia la notizia che fa vedere quante carceri costruite non sono mai state utilizzate. Siamo VERAMENTE STUFI di dar soldi alle mafie e poi sentirci dire che pagare le tasse è la cosa più bella del mondo. (Scusate il sincero sfogo).


Fabio Vander E' sbagliato

Fabio Vander

E' sbagliato volere l'unità della sinistra ma poi dire che non è "realistico prospettare una formazione politica unitaria" con Rifondazione e PDCI; come è ambiguo parlare di "cosa rosso-verde". Che si vuole dire: unità di SD e Verdi senza gli altri?
La proposta politica e organizzativa unitaria deve essere rivolta a tutti, dai comunisti ai socialisti. Poi si farà con chi ci sta.
Ambiguità e ritardi che pure ci sono vanno risolti nel vivo del processo politico, non presi a pretesto per diferire il risultato (aspettando la maturazione di mitiche condizioni ottimali) o porre veti.
Del resto la lezione delle primarie del PD questo ci dice: sono tutta una contraddizione, non hanno risolto nessun problema (a cominciare da quello decisivo della collocazione internazionale) eppure hanno avuto un grande successo di partecipazione.
La gente vuole processi di massima chiari (il nostro: ricostruire un sinistra grande, autonoma e di governo), l'intendenza seguirà.


mi si dice che qualora

mi si dice che qualora riuscissimo a formare in Italia una sinistra unita lo sbocco più logico sarebbe entrare a far parte del PSE. Fin qui nulla da obiettare; poi però mi vien da pensare che anche all'interno del PSE dovremmo pur dire qualche cosa; Io non credo che il capitalismo sia così in difficoltà come pensa il compagno "The Bitland Prince", penso al contrario che l'unica globalizzazione che conti veramente sia quella dei sistemi finanziari e dei mercati e che ovunque il mondo del lavoro sia sulla difensiva. Io non credo che il capitalismo possa esaurirsi per interne contraddizioni. Ci sarà da offrire una sponda politica ai vari movimenti che nel mondo si oppongono allo strapotere dei mercati. Sarà un lavoro di lunga lena ma finché penseremo a Tony Blair come ad un socialista andremo poco lontano.
Beniamino


Condivido pienamente

Condivido pienamente l'analisi di Massimo Roccella ma aggiungerei alcune considerazioni che non mi sembrano secondarie:

* la nascita del PD è chiaramente l'ultimo passo verso la costituzione di un blocco neo-centrista che ha come obiettivo finale l'esclusione delle componenti di Sinistra (in primo luogo) e, possibilmente, quelle di Destra. Il PD nasce per cancellare quello che resta della Sinistra italiana, senza neanche pensare di nascondere questo progetto ma dichiarando apertamente che il prossimo round si gioca con chi ci sta (cioè, sostanzialmente, con chi accetta che il PD faccia la linea e si accodi, ricevendone in cambio, si presume, poltrone o sgabellini);

* sarebbe errato non vedere che in realtà il progetto PD va al di là del PD stesso ma che c'è un disegno generale di quelli che potremmo chiamare poteri forti di creare un blocco di centro conservatore moderato. Il primo passo è la nascita del PD, il secondo è il regicidio di Berlusconi (che vorrebbe sempre giocare con le sue regole e favorire se stesso) per creare una forza di questo tipo anche nel Centro-Destra. Verrebbe naturale poi una fusione tra un "partito di Casini" ed uno di Veltroni. L'obiettivo finale è quello di riportare l'Italia sotto il controllo di una neo-DC;

* sono d'accordo che l'unità delle forze di Sinistra è necessaria anche a freddo, soprattutto in previsione di possibili elezioni anticipate. Ma sono soprattutto convinto che da oggi (cioè, da ieri) la Cosa Rosso-Verde (chiamatela come vorrete) debba cominciare a lavorare nello stesso modo in cui lavora il PD, cioè giocando per rafforzare se stessa e, se necessario, contro il PD stesso. Nella prossima tornata elettorale, questa Alleanza Socialista deve essere sufficientemente credibile da potersi presentare per chiedere un voto per sè, al di fuori di coalizioni che, come abbiamo visto, alla fine fanno il gioco delle forze moderate; da oggi la Cosa deve lavorare anche contro il PD, sfruttando il fatto che a quasi nessuno conviene oggi andare ad elezioni anticipate;

* a favore di questa alleanza, gioca il fatto che difficilmente il Centro Destra vorrà andare ad elezioni senza aver prima detronizzato Berlusconi (che perderebbe certamente nei confronti di Veltroni), preludio alla possibilità di formare qualisiasi alleanza centrista successiva. Per contro, il PD non può far cadere il Governo. C'è ancora un pò di tempo, secondo me, quindi per definire alcuni dettagli ma bisogna fare in fretta;

* bisogna dire chiaramente che la strategia di alleanza con il centro moderato ex-Democristiano con la quale si pensava di riuscire a creare delle basi per governi di impronta più sociale è fallita. Quella stagione è finita ed il progetto del PD, che invece ne sancisce l'istituzionalizzazione, è dannoso;

* la Cosa Rosso-Verde deve cominciare a riportare la questione di una Società alternativa al centro della discussione politica. E non sto parlando di piccole correzioni ad un disegno neo-liberista generale ma proprio della messa in discussione del disegno neo-liberista in sè e, diciamocelo, della stessa organizzazione sociale basata sul Capitalismo. Come ha rilevato correttamente Roccella, dappertutto il neo-liberismo ed il Capitalismo cominciano ad essere messi seriamente in discussione e si sta verificando una crescita generalizzata delle forze di Sinistra quasi dappertutto, dopo anni di stagnazione (e questo rende la conversione neo-liberista dei DS ancora più ridicola). Il conflitto sociale si radicalizza perchè si radicalizzano le differenze tra ricchi e poveri. La Cosa Rosso-Verde deve scegliere da ora da che parte stare e non spostarsi più;

* una prova di "nuova politica" sarebbe la capacità della nuova formazione di riuscire ad essere coordinata a livello centrale e locale e cioè che il movimento nazionale e quelli locali siano concordi sulle mosse da effettuare. Per essere chiari, se si decide che l'esperienza con i neo-centristi è finita, deve finire dappertutto;

Nonostante la fanfara con cui è stato presentato, non sono affatto convinto che il cammino del PD sarà così semplice. Nonostante tutto, credo che la svolta del PD sia importante perchè si esca alla fine dall'equivoco nel quale si era entrati e si chiarisca dove sono le forze di Sinistra e cosa vogliano davvero.


nell'intervento introduttivo

nell'intervento introduttivo di Mussi il 5 maggio l'aggettivo che più mi è piaciuto è stato "di governo": non supporto e non voto una forza che non sia in grado di governare concretamente e di raccogliere ampi consensi sotto un programma credibile e non calato dall'alto.
Questo però si scontra con l'avvicinamento a PdCI e PRC, che ritengo forze non adatte al governo e che su certi temi trovo immature.
Spero di sbagliarmi, ma credo sarà difficile rappresentare una alternativa di sinistra e di governo con certi partner. Preferirei partire dai punti fermi che ha elencato per aggregare in seguito quanti vi si riconoscano. Con la possibilità di raccogliere consensi anche tra quelli che voterebbero PD per non votare una forza non "di governo".


Sinistra per il Socialismo

Sinistra per il Socialismo sarebbe un bel nome. Anche Bertinotti parla di socialismo, allora tiriamo le somme, il socialismo è condiviso sia dal PSE che dalla SE.


caro Roccella, d'accordo su

caro Roccella, d'accordo su tutto tranne che sul nome del nuovo soggetto. Alla tedesca, dovrà chiamarsi semplicemente: la Sinistra


Giacomo Minaglia Come

Giacomo Minaglia

Come militante assolutamente di base,già DSora sinistra Democratica,concordo che abbiamo poco tempo,e che non ci si8 può trastullare con identità così logore che è stato possibile a chi ha voluto il PD,sostanzialmente mettere da parte mantenendo un forte cobsenso,almeno nell'immediato.
Non sarò disponibile,e questo scrivo perchè chi è dirigente prenda buona nota,ad essere militante di un micropartito Sinistra Democratica; potrei votarlo,ma non militerei un minuto di pù,dopo essermi convinto che non si fosse fatto tutto il possibile per un'unità delle forze della sinistra in tempi ormai brevi.
Mi chiedo quando mai la sinistra sia scesa in campo con un dettagliato programma politico letto e sottoscritto a priori,piuttosto che con una prassi,derivata dalla capacità di rappresentare alcune grandi idee di fondo vcondivise,come pace,equità sociale,laicità,internazionalismo.
Mettiamo alla prova la capacità di elaborare,nella lotta politica,una nuova sinistra.





Materiali di propaganda