CARCERE: SERVE UN’ALTERNATIVA

Che presto le carceri italiane sarebbero tornate ad uno stato di sovraffollamento pre-indulto, noi di SD lo denunciamo da tempo.
Lanciammo l’allarme in un convegno pubblico, nel novembre 2007, organizzato dal nostro gruppo parlamentare alla Camera dei Deputati. Sul Manifesto di del 9 settembre Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, spiega, cifre alla mano, che c’è un incremento  mensile  della popolazione carceraria di dimensioni mai conosciute prima anche se i tassi di delittualità sono stabili dagli inizi degli anni novanta.
La colpa di questa situazione è di leggi come la Bossi – Fini, come la ex-Cirielli sulla recidiva e della normativa del centrodestra sulle tossicodipendenze. Leggi che la breve e tormentata scorsa legislatura ha, purtroppo, lasciato intatte.
E’, più in generale, l’ossessione  securitaria, che vede nella detenzione l’unica risposta in grado di “saziare” la paura dei cittadini, la principale responsabile di questa situazione.
Il governo propone, per affrontare il problema, due soluzioni che si riveleranno inutili e di difficile applicazione: il “braccialetto elettronico”, la cui affidabilità tecnica è quantomeno dubbia, e il rimpatrio per una serie di detenuti stranieri, misura questa realizzabile soltanto sulla base di accordi di cooperazione giudiziaria rigorosi e dettagliati.
Può succedere altrimenti non solo, come teme Maroni, che il detenuto espulso venga rimesso in libertà nel suo paese  e torni in Italia, ma soprattutto che viene messa  a rischio la vita di persone che provengono da paesi dittatoriali o investiti da guerre civili, costringendole a  tornare proprio  da dove sono fuggite.
Per questa via non si risolverà il problema e si produrranno danni consistenti ai diritti delle persone.
L’opposizione parlamentare dovrebbe dire un chiaro no e proporre una strategia alternativa, una svolta strutturale  in grado di risolvere definitivamente il dramma del sovraffollamento senza dover ricorrere a nuovi indulti o a scivolosi palliativi.
Si cominci con il togliere di mezzo la Bossi – Fini, la ex-Cirielli e la legge in vigore sulle tossicodipendenze.
Si prosegua poi impegnando il Parlamento nella discussione  e nell’approvazione di un nuovo codice penale sulla base dei lavori istruttori delle commissioni ministeriali presiedute  da Carlo Federico Grosso, da Carlo Nordio  e da Giuliano Pisapia.
Un codice penale che consideri il carcere come extrema ratio per i reati più gravi e colpisca gli altri con una vasta gamma di pene alternative alla detenzione. Questa è la via maestra per risolvere il problema una volta per tutte.
Ma dubito che l’opposizione parlamentare riesca ad articolare questo disegno alternativo, il PD è esso stesso prigioniero di un cappio securitario di cui non riesce a liberarsi e Di Pietro, attaccando da destra le proposte di Alfano, ha detto che l’unica cosa da fare è costruire nuovi istituti di pena.
 Ecco, seppure da fuori le aule parlamentari, un compito per la sinistra: riprendere una offensiva culturale, una battaglia delle idee in nome della civiltà, della tolleranza e della ragione, contro la sub-cultura forcaiola che ha invaso il paese di Beccaria, riportandolo indietro di decenni.
Avremo, nel fare questo, un valido alleato: la Costituzione della Repubblica Italiana.

*del Coordinamento Nazionale di Sd

 





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