Lo scontro politico richiede qualche sorriso. La sconfitta elettorale, il governo che fa davvero cose di destra, le toppe dell’opposizione, il contesto finanziario, il contesto europeo… chi è di sinistra qui e ora ha di che piangere. Ricostruire una ampia soggettività politica in grado di opporsi meglio (qui e ora) e di governare meglio l’Italia (in futuro) significa tirare tutti i fili delle esperienze di lotta e di governo in grado di mostrare e praticare una strategia alternativa positiva e sorridente. Fra questi fili ci sono le politiche, gli indirizzi, i progetti per una maggiore produzione di energia tramite fonti rinnovabili. E, allora, occorre una scesa in campo di tutta la grande politica, di tutti i referenti sociali, di intelligenze e amministrazioni plurali, concentrare l’attenzione e l’attività quotidiana sul vento e sul sole.
Quando si parla di vento e sole suggeriamo di sorridere, di ascoltare bene, di agire coerentemente. Basta con i piagnucolii, basta con le diffidenze, basta con l’indolenza! Quando si parla di vento e sole in linea di massima, pregiudizialmente, siamo d’accordo! Certo, anche vento e sole vanno calcolati nel loro impatto ambientale, il fatto è che partono da più cento, sono vento e sole, non nucleare e carbone, petrolio e asfalto! Certo, anche vento e sole vanno misurati per i soggetti che agiscono sul mercato, il fatto è che sono comunque beni comuni, buoni, puliti, rinnovabili, quando diventano anche “merce” sono le regole pubbliche a dover tutelare anche paesaggio, biodiversità, onestà, moralità, sapendo che in questa fase sul mercato “tirano”, provocano tanta occupazione e discreti profitti. Certo, anche vento e sole da soli non bastano, servono piani energetici europeo, nazionale, regionali fondati su risparmio, efficienza e sufficienza integrati, diffusi, combinati con fonti non rinnovabili (come il metano) per una non breve fase di transizione.
L’energia “solare” è ormai entrata nella testa e nelle case di tanti italiani. E’ merito anche nostro, non scordiamolo, merito anche di una soggettività politica ambientalista di sinistra che in questo decennio ha contribuito ad una svolta culturale, normativa, infrastrutturale, domestica. I vari “tipi” di solare hanno realizzato una forte accelerazione; in particolare il fotovoltaico (pur partendo da molto indietro e pur non essendo ancora al massimo) costituisce un risultato positivo del bilancio energetico italiano e il “conto energia” introdotto dal centrosinistra ha accelerato la crescita di offerta e domanda, di produzione e consumi. Per varie ragioni, le altre fonti rinnovabili non sono comparabili, pur impegnandoci su tutte: il geotermico è per ora molto specifico e localizzato sul territorio, le biomasse sono importanti ma nella loro versione mega di “biocombustibili per autotrazione” riconvertono in modo sbagliato la filiera alimentare (e non quella agricola), l’idroelettrico non è stato sempre pulito e rinnovabile e andrebbe ripensato con modalità davvero “sostenibili”. Resta il vento, per il quale soffiamo un appello.
L’energia “eolica” è un’energia rinnovabile, pulita, matura, allo stato attuale la più competitiva (6-10 centesimi di euro per chilowattora l’investimento iniziale, poco più di 1 l’esercizio)). Nel contesto di una riconversione ecologica della produzione energetica (no al nucleare, sempre meno carbone e petrolio, più efficienza/risparmio/rinnovabili) è opportuno valutare la più ampia diffusa corposa installazione di impianti eolici anche nel nostro paese, come contributo concreto per raggiungere entro il 2020 quel 20% previsto dalla Unione Europea e boicottato dal governo Berlusconi. Qualche dato per capirci: governo Berlusconi e Enel dicono di voler produrre tramite nucleare il 20% dell’energia elettrica consumata oggi in Italia, forse forse potrebbero raggiungere questo obiettivo tra non meno di 15 anni con un investimento di almeno 25 miliardi di euro per la sola costruzione delle centrali (escludendo quindi infrastrutture, combustibile, sicurezza, gestione, manutenzione, smantellamento). Per produrre la stessa quantità di energia in meno tempo andrebbero installati circa 500 parchi eolici da venti turbine ciascuno nei prossimi dieci anni (50 l’anno) con un investimento globale di circa gli stessi 25 miliardi (senza altri costi). E in qualche regione un paio di parchi possono prevedere anche più turbine.
Lo sappiamo: negli anni novanta sono state installate pale con procedure affrettate in posti discutibili, non tutta Italia ha vento (quasi il 60% non ne avrebbe abbastanza), da noi l’offshore (vento più forte e costante) non è facile, occorre evitare disastri paesaggistici, occorre “scansare” parchi e aree protette, la superficie coinvolta (per distanziare bene le pale) sarebbe molto grande, diecimila torri da 3MW ciascuna occupano spazio non urbano (comunque meno dello 0,2% del territorio), i progettisti non hanno finora fatto corsi di bellezza e arredo (anche se Adriana Zarri e Pedro Aldomovar ci trovano gusto)…Però, però: non sempre si può aver tutto dalla vita, molta Italia un po’ di vento ce lo ha, qualche offshore è possibile, suggeriamo grande cautela (pochi grandi impianti, vera trasparenza e partecipazione) e effettiva prevenzione delle criticità ambientali (i vari impatti noti e da verificare) nelle procedure di autorizzazione, molte attività agricole e forestali sono compatibili con le turbine di tutto il mondo, l’accelerazione potrebbe produrre innovazioni visive e tecniche, gli impianti sono installabili e disinstallabili in tempi brevi, risultano affrontabili i problemi tecnici di immagazzinamento/trasporto/immissione, la produzione di energia inizia quasi subito. Il vento scuote l’aria.
Blowin’ in the wind, Bob ha cominciato a cantarlo dal 1962. Perché non ne facciamo una campagna sociale, noi della sinistra ricostituita, noi ecologisti di sinistra, un po’ di ambientalisti, un po’ di sinistra, perché no? I “nostri” assessori nelle giunte, i “nostri” consiglieri nei consigli, i “nostri” dirigenti negli enti, i “nostri” militanti. Verifichiamo i PEAR in vigore, quanto eolico prevedono, come farlo bene e in fretta. Contattiamo presidenti e sindaci, associazioni e sindacati, per controllare e accelerare. Formiamo gruppi di studio e sostegno. Proponiamo, chiediamo conto, marchiamo un’identità nostra e una svolta di governo. Promuoviamo pronunciamenti e comitati per parchi eolici nel posto giusto, nel modo giusto. Approcciamo correttamente amministratori e scienziati, funzionari e aziende. Caratterizziamo così l’elaborazione programmatica nostra e della coalizione in vista delle amministrative. Contestiamo con determinazione e sorrisi le resistenze eccessive (talvolta motivate, spesso troppo interessate, in qualche caso solo strumentali) di chi dimentica che ogni scelta impatta e che alcune scelte impattano meno. Alziamo bandiere al vento!
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