1. La crisi del capitalismo oggi
La portata della crisi finanziaria, più grande di quella del 1929; la sua dimensione planetaria e i suoi riflessi sull’economia reale hanno spazzato via il pensiero unico dominante fondato sul liberismo. I suoi profeti sono stati costretti a massicci interventi statali per tentare di contenerne gli effetti smentendo anni d’idolatria del libero mercato come panacea di tutti i mali e unico orizzonte possibile. I costi sociali, ancora all’inizio, riguardano non solo milioni di risparmiatori, ma cominciano ad avvertirsi su interi comparti produttivi determinando nuova disoccupazione e sempre più inaccettabili disparità, non solo tra Paesi ricchi e Paesi poveri su scala planetaria, ma anche all’interno dell’occidente sviluppato tra una ristretta cerchia di super ricchi e una crescente realtà di nuovi poveri o potenziali tali.
2. La svolta di Obama
La vittoria di Obama alle presidenziali degli Stati Uniti non segna solo lo straordinario compimento del lungo cammino per i diritti civili in quel Paese quanto anche il bisogno di una svolta profonda nella gestione dell’economia e nel ruolo internazionale giocato dagli USA al tempo dei neocon. L’alta partecipazione al voto, la mobilitazione realizzata lungo tutta la campagna elettorale, fin dalle primarie, ha rimesso in moto la speranza di un cambiamento che va ben oltre i confini degli Stati Uniti. Non c’è solo la destra nell’orizzonte politico futuro.
3. C’è bisogno di Sinistra
Paradossalmente mai come ora le ragioni della Sinistra si sono presentate così forti su scala globale. Le critiche alla globalizzazione liberista emerse all’epoca dei primi forum sociali mondiali di Porto Alegre sono oggi di drammatica e straordinaria attualità. La finanziarizzazione dell’economia, un capitalismo aggressivo senza controlli e senza regole, la delocalizzazione produttiva all’inseguimento del basso costo del lavoro e delle basse o nulle tutele sociali mette in luce, nella crisi attuale, tutte le sue contraddizioni e i suoi altissimi costi sociali e ambientali. Nella crisi non si è tutti sulla stessa barca. E’ tempo di scelte. E queste riguardano il modello di sviluppo, i diritti collettivi e individuali, la distribuzione mondiale delle risorse e della ricchezza. Cresce l’esigenza di un governo multipolare del mondo che ponga fine all’unilateralismo americano, risolva i conflitti per via pacifica, affronti le cause che hanno portato al diffondersi del terrorismo e l’affacciarsi di altre minacce su scala planetaria, prima fra tutte quella del riscaldamento globale e del cambiamento climatico. La sinistra è nuovamente chiamata a cimentarsi con tutto questo.
4. Il governo Berlusconi
In Italia Berlusconi è tornato a vincere, per la terza volta, le elezioni politiche. Lo ha fatto per l’autoaffondamento del centrosinistra e per l’egemonia culturale, prima che politica, costruita lungo l’ultimo ventennio su ampi strati del Paese. Nonostante i fallimenti precedenti delle sue esperienze di governo, l’incapacità del centro sinistra di costruire un’alternativa credibile, unitaria, autorevole e stabile gli ha offerto una nuova chance. La nuova legittimazione offertagli dal PD come possibile interlocutore di riforme costituzionali e di scelte condivise si è infranta immediatamente nella riproposizione di tutti i vecchi vizi del berlusconismo: il primato dei propri interessi personali rispetto a quelli del Paese a cominciare dalla giustizia (Lodo Alfano e attacco alla magistratura), la politica estera ridotta a macchietta, l’attacco al sindacato e ai lavoratori, lo smantellamento dei servizi pubblici essenziali, a partire dalla scuola (che ha provocato la ripresa di uno straordinario e per certi versi inaspettato movimento di lotta e protesta in tutto il Paese) e dalla sanità, la privatizzazione dei beni comuni a partire dall’acqua, la cancellazione del mezzogiorno dalle politiche pubbliche, lo stravolgimento delle regole democratiche accompagnato da un populismo sempre più pericoloso, il diffondersi del razzismo e della xenofobia per alimentare un clima di insicurezza e paura su cui fondare scelte autoritarie e contrapposizioni sociali tra poveri. Tutto il contrario di quello che all’Italia necessiterebbe.
5. Il PD
Ad essere sconfitta nelle elezioni non è stata solo la Sinistra Arcobaleno, non entrata in Parlamento, ma innanzitutto la politica del PD. Il PD, nato per dare stabilità al governo Prodi ed un partito al Premier, è stato oggettivamente un fattore di precipitazione della sua crisi mentre Prodi ha lasciato non solo il Governo ma anche il Partito. La distanza elettorale dal PDL è stata enorme nonostante il prosciugamento dell’elettorato della sinistra a causa del voto utile e senza riuscire in uno sfondamento al centro nonostante le candidature e una campagna elettorale orientata in quella direzione. All’indomani delle elezioni non restano davanti al PD solo tutte le sue contraddizioni strutturali, semmai aggravate (un contenitore senza identità dilaniato in una lotta estenuante tra correnti vecchie e nuove, la collocazione internazionale, l’incapacità di risolvere le contraddizioni presenti sui temi etici o quelle tra le diverse componenti sindacali solo per citarne alcune) quanto una questione di fondo: aver determinato una desertificazione politica attorno a se (tranne l’aver fatto crescere oltre misura ed oltre ogni merito il partito di Di Pietro) che lo esclude di fatto da ogni possibilità di governo se non venisse risolta. Il paradosso cioè di un partito al 34% (ammesso che mantenga questa percentuale) senza un sistema di alleanze in grado di contrastare e battere il centrodestra. Questa questione ineludibile è ancora non affrontata dal PD o superficialmente risolta nel tentativo di allearsi con l’UdC spostando ulteriormente verso il centro l’asse politico-culturale del partito. Noi per primi pensiamo che si debba fare di tutto per evitare che l’UdC ritorni tra le braccia di Berlusconi, ma un conto è un allargamento delle alleanze ed un altro l’idea di rinunciare alla prospettiva di un nuovo e diverso centro sinistra per sostituirlo con un’ipotesi neo centrista che escluda la sinistra.
6. Una sinistra nuova per l’Italia
Di una sinistra in grado di leggere la realtà ed i suoi mutamenti, di indicare vie nuove per uscire dalle contraddizioni attuali, in grado di rientrare in sintonia con il Paese reale, i suoi bisogni e le sue angosce, c’è assoluto bisogno. Questa sinistra in Italia oggi non c’è ed è urgente costruirla. Non una sinistra arroccata e minoritaria, chiusa nei recinti delimitati dai vecchi simboli, nostalgica e auto ghettizzata all’opposizione così come, dopo la recente sconfitta elettorale, sembra in prevalenza connotarsi. Una sinistra moderna, che si pone il duplice obiettivo di radicarsi nella società per meglio rappresentarla e di allargare l’area di consenso di un nuovo centrosinistra in grado di candidarsi nuovamente al governo del Paese. Una sinistra unitaria nel modo di far politica e radicale nelle risposte ai problemi globali che le società moderne sono chiamate ad affrontare, una sinistra capace di essere presente nei movimenti, nelle associazioni e nel sindacato ma rispettosa della loro autonomia. Una sinistra grande, popolare, come merita un Paese come l’Italia. Questa Sinistra vogliamo contribuire a costruire, qui ed ora, con chi ci sta, con chi condivide con noi non solo quest’obiettivo, ma la sua urgenza. La proposta della costituente della sinistra è questo. L’appello sottoscritto da tante personalità (parte integrante di questa nostra discussione), e che invitiamo a firmare e diffondere, è l’avvio di un processo partecipativo che deve coinvolgere forze politiche, aree sociali, singole personalità e soprattutto migliaia di militanti e simpatizzanti della sinistra rimasti senza partito o insoddisfatti da quelli esistenti.
7. La Calabria oggi
La nostra regione arriva nel modo peggiore all’appuntamento con la crisi ed i suoi effetti. Tutti gli indicatori economico-sociali ne segnalano le difficoltà (dall’occupazione al reddito, dall’emigrazione alla mortalità delle imprese, dall’utilizzo dei fondi europei al PIL, dal credito alle infrastrutture) sottolineando la differenza non solo con il centro nord, drammaticamente persistente,ma anche con altre aree dello stesso mezzogiorno che negli ultimi anni sono riuscite a fare significativi passi in avanti. Tra i fattori principali di questo stato di cose la crescente presenza della ‘ndrangheta in ogni aspetto della vita economica, politica e sociale della regione, con la sua capacità d’infiltrazione e condizionamento, e classi dirigenti subalterne ed incapaci a costruire un riscatto per la loro terra. La Calabria, abbandonata dal governo nazionale del centrodestra (che ne ha rastrellato i fondi ad essa destinati in più di una occasione e negato la rappresentanza nell’esecutivo), appare sempre più una realtà distante e perduta, inestricabile nelle sue contraddizioni e irrisolvibile.
Ad alimentare questa situazione è il diffondersi e perpetuarsi del trasformismo, male storico, e l’omologazione crescente nei comportamenti e nelle pratiche politiche tra centrodestra e centrosinistra. Le pur significative esperienze positive che si registrano nel governo degli enti locali, nell’impresa, nella scuola e nelle università, nel mondo associativo e nelle attività culturali appaiono isolate e frammentate, incapaci a fare sistema e produrre il cambiamento che sarebbe necessario. Rischiano di rimanere testimonianze importanti di quello che si potrebbe fare e potrebbe essere la nostra terra senza però fare massa critica.
8. Un’occasione mancata
Il centrodestra di Chiaravalloti aveva lasciato la Calabria prostrata. Si era consolidata, dopo i primi tempi, un’opposizione diffusa innanzitutto nella società ed era cresciuta la speranza finalmente di un cambiamento. I primi passi di “progetto Calabria” rappresentavano insieme questa speranza e la volontà di prendere la parola, impegnarsi in prima persona a fianco delle forze del centrosinistra. Le primarie a metà, rappresentate dall’assemblea dei grandi elettori, indicarono Loiero come candidato presidente. E Loiero vinse con oltre il 58% dei voti alle elezioni regionali del 2005. Tutti sostenemmo Loiero lealmente e salutammo la vittoria del centrosinistra come l’inizio di una nuova fase. L’omicidio Fortugno viceversa ipotecò negativamente l’avvio della legislatura regionale. Invece che reagire con forza e maggiore coraggio nella rottura di vecchi schemi ed equilibri Loiero e la sua giunta sono andati avanti in assenza di strategie e perpetuando la vecchia logica di governo tipica della DC meridionale: occupazione sistematica del potere, riciclaggio del vecchio personale politico amministrativo (fino a prendere i direttori generali delle ASL cacciati dal centrosinistra da altre regioni e poi implicati in vicende giudiziarie), costruzione di un partito personale del presidente senza che gli alleati interni al consiglio regionale facessero sentire il loro dissenso, tanti fallimenti (dalla sanità al turismo, dall’impiego dei fondi comunitari all’ambiente..) e pochi, pochissimi risultati. Tutto questo accompagnato da scandali e inchieste giudiziarie che hanno coinvolto numerosi assessori e consiglieri regionali (in alcuni casi con l’accusa gravissima di collusioni con la ‘ndrangheta) delegittimando ulteriormente un consiglio regionale non in grado di legiferare, come testimoniano palesemente le statistiche sulla produzione legislativa e normativa della Regione. Per tempo abbiamo lanciato l’allarme: era il settembre del 2007 nel convegno di Cosenza. Ma siamo rimasti inascoltati. Loiero invece di correre ai ripari si è arroccato nella difesa dell’indifendibile, così come la sua maggioranza, precipitando nei sondaggi e facendo registrare nelle ultime elezioni politiche in Calabria il maggior incremento al PDL ed il peggior crollo al PD rispetto al resto del Paese.
9. Questioni di merito
Nessun atteggiamento pregiudiziale né personale ci ha mai guidato nei nostri giudizi nei confronti di Loiero e della sua giunta. E a nessuno può sfuggire la drammaticità della situazione determinata dal centrodestra e da lunghi anni di malgoverno ereditata nel 2005. Prendiamo l’esempio della sanità: In questi anni si è perso drammaticamente del tempo e non si sono cambiate le cose, come sarebbe stato necessario. Basti pensare che per tre anni si è sostenuto che i conti della sanità calabrese erano a posto, che la regione era tra le “virtuose” e per questo motivo la Calabria non ha avuto accesso ai fondi aggiuntivi previsti dal Governo Prodi per le regioni che dovevano rientrare dal deficit sanitario mentre ora si scopre che il deficit c’era e c’è ancora. Sono continuati i casi di malasanità, alcune aziende sanitarie sono state commissariate per infiltrazione mafiosa, i personaggi chiave del fallimento della sanità calabrese sono da anni gli stessi che hanno prosperato sia con il centrodestra sia con l’attuale centrosinistra. Invece di dire la verità, tutta la verità, su un settore chiave per la vita dei cittadini e per la spesa della Regione si è fatta demagogia inutile se non dannosa: la riduzione delle ASL è stata pura propaganda; il continuo avvicendarsi dei direttori generali non ha risposto a criteri di professionalità e autonomia, quanto di controllo politico e clientelare quando non è stata addirittura imposta dagli interventi dell’autorità giudiziaria; il cambio di assessori regionali non è avvenuto sulla base di un chiarimento di indirizzi politici e programmatici ed il piano sanitario regionale è sospeso in un limbo; sessantamila cittadini calabresi ogni anno continuano a farsi curare fuori regione. Proprio nella Sanità occorrerebbe una svolta profonda, per spezzare intrecci perversi, smetterla con gli sprechi, ricostruire il patto di fiducia tra cittadini e sistema sanitario pubblico.
Un altro esempio è quello della depurazione delle acque e dei rifiuti. La regione è commissariata da oltre un decennio. Poteri straordinari al commissario e somme ingentissime non sono bastati a risolvere una situazione che continua ad essere grave e di cui a più riprese si è occupata la magistratura. Il primo anno Loiero ha chiesto scusa dalle pagine dei principali quotidiani sullo stato di salute del nostro mare, nostra principale risorsa, poi più nulla mentre è esplosa in questi giorni la vicenda di Crotone e Cassano dei rifiuti tossici utilizzati in edilizia e opere pubbliche, la mancata bonifica dei siti inquinati pure competenza del commissario, mentre non si è mai chiarito lo stato dell’arte sui depuratori.
Ancora: le politiche sociali. Loiero in campagna elettorale s’impegnò a dare vita, finalmente e per la prima volta, ad un assessorato alle politiche sociali (tema cardine per la qualità della vita soprattutto in una regione come la nostra e centrale per l’innovazione dell’azione pubblica) in grado di riunificare tutte le competenze attualmente parcellizzate in una miriade di centri decisionali adottando una scelta che da oltre un quindicennio avevano compiuto tutte le altre regioni. Impegno mai mantenuto mentre in Calabria continua ad essere largamente non attuata la riforma dei servizi varata dal governo nel 2000.
Si potrebbe continuare a lungo con gli esempi: sull’energia, sull’impiego dei fondi strutturali, sul turismo, sull’ambiente. In questi anni si è sistematicamente sfuggiti al confronto sul merito, sugli indirizzi di governo e ci si è concentrati sul sottogoverno. Sono queste considerazioni che ci hanno fatto parlare dell’esperienza attuale del centrosinistra alla regione come di un’occasione mancata.
10. La nostra proposta
Tutte le nostre battaglie, le nostre critiche, prima - per molti di noi - dentro i DS e poi come movimento autonomo, sono state improntate alla preoccupazione di sollecitare una svolta profonda nella vita della regione. Una svolta politica, programmatica, nella moralità della vita pubblica. Ed è quello che non rinunciamo a fare. Se essa non si determinerà il centrodestra avrà vita facile e troverà la strada spianata alle prossime elezioni regionali. Di qui la necessità, in Calabria più che altrove, di dare vita al processo costituente di una nuova formazione della sinistra che affondi le proprie radici nella storia migliore della nostra regione e sia in grado di offrire una opportunità alle tante forze disperse e deluse della sinistra politica e sociale calabrese. Questa prospettiva intendiamo mettere in campo già alle prossime elezioni provinciali ed amministrative, presentando liste aperte ed unitarie ovunque sarà possibile, per contribuire al rinnovamento del centrosinistra e della Calabria. E lavorando da subito per le prossime regionali. O il centro sinistra sarà in grado di presentarsi per quell’occasione profondamente rinnovato ed in netta discontinuità con i suoi errori più recenti, e noi saremo parte di questa battaglia, o non rinunceremo a dar voce e rappresentanza a quanti in Calabria non si rassegnano e non rinunciano all’idea di un cambiamento possibile lavorando ad un terzo polo che aggreghi tutte le forze democratiche e regionaliste in grado di valorizzare appieno tutte le risorse e le energie di cui la Calabria dispone.
- Login o registrati per inviare commenti













