Appello per un percorso costituente della sinistra italiana

La scomparsa della sinistra in Italia è possibile ben oltre il risultato delle ultime elezioni politiche.
E’ possibile, cioè, che scompaia una cultura critica dell’esistente e portatrice di una idea di cambiamento. Se ciò accadesse, una parte consistente del mondo del lavoro, dei giovani, delle donne, degli intellettuali non troverebbe più una rappresentanza politica, né idee e progetti in cui riconoscersi in grado di indicare una prospettiva e obiettivi concreti sulla base dei quali migliorare la propria vita, creare nuove prospettive per sé e per l’intera società.

La scomparsa della sinistra è possibile se tutti insieme non riusciremo a disegnare una prospettiva di speranza, a far sì che si torni a credere che un mondo diverso è possibile. Insomma, se non saremo capaci di essere portatori contemporaneamente di una nuova idea del vivere civile e di proposte concrete di cambiamento.

Avviare una fase costituente della sinistra ci sembra un passaggio fondamentale. L’esperienza de La Sinistra l’Arcobaleno si è chiusa rimanendo a metà strada tra una federazione ed un accordo elettorale. Essa non può essere richiamata per liquidare l’ipotesi della costituente come fallimentare per tornare ad arroccarsi ognuno nella propria identità, magari più divisi di prima. Un percorso costituente richiede un ampio confronto fra tutti coloro che si riconoscono nell’idea di lavorare alla formazione di un soggetto politico nuovo, che intendano farlo senza posizioni precostituite, senza particolarismi,  ma con una grande apertura mentale, ispirati dal principio del confronto fra idee alla ricerca di soluzioni comuni. Per noi il percorso costituente vuol dire aprire un confronto tra idee per essere alla fine più ricchi. La costituente deve definire non una identità fatta esclusivamente di principi astratti e di simboli, ma una identità concreta, costruita attorno ad alcuni temi che a nostro avviso sono al centro della vicenda storico-politica del nostro tempo: il lavoro, la sostenibilità dello sviluppo, i diritti e la sicurezza, i giovani.

Il tema del lavoro ci sembra fondamentale. Non intendiamo solo il lavoro manuale, che pure in questi ultimi venti anni è stato colpito in maniera devastante in tutto il mondo occidentale, e non solo; ma anche quello intellettuale, che subisce, in particolare nel nostro paese, un misconoscimento vergognoso e talora perfino forme di vera e propria umiliazione. Ci riferiamo al lavoro sia rispetto alla produzione, e dunque a ciò che dovrebbe ricevere in termini economici, che al riconoscimento che dovrebbe avere nel complesso delle attività svolte dagli uomini. Le due cose non sono disgiunte, lo sappiamo: tanto più si sminuisce il valore sociale del lavoro, tanto più questo diventa mal pagato e mal sicuro. Per questo crediamo che la sinistra debba insistere sul fatto che senza un rilancio del ruolo centrale di tutti i lavoratori nella società, si rischia di condannare una parte consistente della popolazione alla miseria economica e alla marginalizzazione sociale.
Non ci convincono le affermazioni sull’identità di interessi tra imprenditori e lavoratori. C’è una cosa che i lavoratori conoscono bene: il valore dei mezzi di produzione, che li ha sempre spinti a difendere l’integrità della fabbrica, dell’ufficio, delle università nei momenti più difficili. Ma al di là di questo non c’è comunanza di obiettivi tra il profitto e il salario, tra il capitale – anche nelle sue più moderne accezioni – e il lavoro, così come non c’è con chi detiene il potere militare, politico, giuridico e lo usa per i fini e gli interessi di pochi. Ecco, dunque, che riproporre la centralità del lavoro è un punto fondamentale per una sinistra del cambiamento. I temi della difesa del salario e della contrattazione – e dunque del sindacato-, della sicurezza e dei diritti nei luoghi di produzione, dello sviluppo e del riconoscimento delle competenze, sono per noi punti fondamentali.

La sostenibilità dello sviluppo è il secondo elemento che crediamo la sinistra debba porre al centro del percorso costituente. I temi dell’ambiente, dei consumi energetici, dei rifiuti, della tutela del paesaggio sono davanti ai nostri occhi e la drammaticità dei fenomeni che scatenano ci colpisce da vicino. Ma possiamo pensare che questi argomenti non siano parte di un’idea di sviluppo a cui siamo legati: una crescita all’infinito e senza limiti? La globalizzazione sta creando una situazione mostruosa, affidata com’è ad un mercato governato da pochi. I nostri problemi nazionali (ambientali, energetici) sono piccola cosa rispetto ad una questione immensa che interessa centinaia e centinaia di milioni di uomini: quelli soggetti allo sfruttamento delle grandi compagnie petrolifere e minerarie, al potere dei nuovi manager russi o a quello degli apparati cinesi. Dobbiamo ripensare il nostro modo di vivere, di consumare, di produrre: passare da una fase in cui l’impegno per il risparmio delle risorse non sia sostenuto solo per l’energia, ma coinvolga l’intero complesso della nostra vita. Ed aver chiaro che un nuovo ordine mondiale è probabilmente ineludibile. Questo non significa bloccare lo sviluppo, ma saper scegliere tra opportunità diverse nella consapevolezza che esiste un limite alle risorse disponibili e che questo limite si sta rapidamente restringendo.

Il terzo elemento è quello dei diritti e della sicurezza. Dei diritti sul lavoro abbiamo già detto. Siamo anche convinti che più si riducono questi diritti, più complessivamente arretra la frontiera della libertà e della democrazia nella società. Maggiori sono le difficoltà economiche delle famiglie e degli individui, maggiori sono i rischi di involuzione della democrazia. I timori per la propria sicurezza rispetto agli altri, diversi o no, sono tanto maggiori quanto più alte sono le difficoltà degli uomini e delle donne a realizzare i propri sogni, a veder coronate le proprie speranze, fino alla impossibilità di vivere dignitosamente. L’insicurezza per il proprio destino alimenta la paura e ciò spinge alla richiesta di misure straordinarie. E’ già successo in Europa e sappiamo quali tragici esiti abbia comportato. Proprio per questo occorre dare risposte adeguate sul terreno sociale e contrastare nello stesso tempo con misure adeguate le forme di illegalità. Ma questo va fatto senza individuare razze, gruppi, categorie come portatrici di responsabilità che vanno ricondotte agli individui, secondo un principio fondamentale: che il reato va ascritto a chi lo compie e non all’etnia o alla religione cui appartiene. Si possono introdurre norme più stringenti nei confronti di chi delinque, ma ciò deve essere fatto nel rispetto delle regole costituzionali e delle norme che regolano i diritti dell’uomo. E’ la democrazia il terreno su cui misurarsi: dai diritti civili a quelli di libertà, dalla giustizia uguale per tutti al rispetto delle regole costituzionali ed è la laicità intesa in senso ampio ad esserne il cardine. Una democrazia che ha saputo resistere a mille attacchi e che saprà resistere anche agli isterismi della destra.

Ultimo, ma non per questo meno importante, il tema dei giovani. Il fatto che si pensi alle nuove generazioni e al loro futuro è un elemento che dovrebbe caratterizzare qualsiasi consesso civile. Quando ragioniamo dei giovani, il “qui e ora” non basta. Pasolini diceva che la colpa dei padri è quella di non avere il coraggio di pensare a mille anni. Oggi i giovani non trovano lavoro e se lo trovano sono malpagati e privi di ogni certezza per il loro futuro. A trenta, trentacinque anni si lavora in modo precario, senza un futuro certo per la propria vecchiaia. Contrapporre vecchie e nuove generazioni è aberrante perché è contrapporre i padri ai figli, perché ogni bambino che nasce ci appartiene e lavoriamo oggi per lui, così come lui lavorerà per altri figli nel futuro. Dobbiamo riproporre i temi della centralità della scuola, della solidarietà sociale, anche quello della flessibilità, ma come percorso di accompagnamento da un lavoro ad un altro, delle pensioni del futuro il cui destino non dipende solo dalle pensioni di oggi.

Su questi temi ci rivolgiamo a tutti coloro che credono ancora nella possibilità di costruire una sinistra del cambiamento. Non una forza di sola testimonianza, ma in grado di incidere nella vita del Paese e nel pensiero dei suoi uomini. Che lavori in una prospettiva di lungo periodo, che abbandoni la litigiosità a favore di un confronto sereno e costruttivo. Una sinistra che sappia contrastare la politica del governo Berlusconi, tutta orientata, già dai suoi primi atti, a favore dei poteri forti e degli interessi personali: dalla messa in discussione del testo unico sulla tutela del lavoro, passando per la revisione delle norme sulla class action, al tentativo di smantellare la contrattazione nazionale, fino alle leggi ad personam che riaprono le grandi questioni della giustizia uguale per tutti e dell’equilibrio radio-televisivo. Una sinistra che senza consensualità, sappia confrontarsi con il riformismo italiano.

Non siamo invece interessati alle dispute tra gruppi dirigenti, né ad una sterile discussione su come sostituire quelli attuali con altri.

Ci rivolgiamo a tutte le forze della sinistra perché non chiudano questa prospettiva e si impegnino comunque in questa direzione. Siamo interessati ad un lavoro di lunga lena perché questo, come si diceva un tempo, è ciò che ci aspetta. Per questo siamo disposti ad impegnarci e a dare il nostro contributo.

Anna Ancillotti, Astrid
Mario Ancillotti, musicista
Gianfranco Angeli, Capogruppo SD Consiglio di Quartiere 4
Mariella Bartoli, Insegnante
Gino Bartolozzi, Cantiere della Sinistra Q4
Giovanni Bellini, Ex Senatore SD
Giorgio Bonsanti, docente universitario
Marcella Bresci, Insegnante
Gloria Campi, Consigliera SD Comune di Firenze
Giancarlo Cantini, operaio
Piero Catocci, Pensionato
Roberto Cavallini, Dirigente movimento cooperativo
Salvatore Cingari, docente universitario
Dimitri D’Andrea, docente universitario
Roberta Degl’Innocenti, Impiegato P.A.
Giuseppe D'Eugenio, Presidente Consiglio di Quartiere 4
Mario Dini, docente universitaroio
Mauro Faticanti, Segretario Provinciale Fiom
Marco Geddes da Filicaia, Direttore Sanitario P.O. Firenze Centro Ospedale SMN
Antonio Imprescia, Funzionario settore Sociale Comune di Firenze
Antonio La Penna, latinista, docente universitario (Normale di Pisa)
Filippo Magni, docente universitario
Marco Marlazzi, Direttore Area Tecnica del Comune di Pistoia
Massimo Misiti, libero professionista
Marco Montemagni, Consigliere Regionale
Serena Moroni, Libera professionista
Piero Nesi, ARCI Firenze
Alessia Petraglia, Capogruppo SD Consiglio Regionale della Toscana
Luciano Piani, Capogruppo SD Consiglio di Quartiere 2 Firenze
Michela Pioppi, Centro Anziani Rovezzano
Luciano Senatori, Arci Toscana
Anna Soldani, Capogruppo SD Comune di Firenze
Andrea Terreni, Presidente CIA Prato
Marisa Nicchi, Direzione nazionale di Sd

 

In allegato articoli di giornale che danno conto di questa iniziativa


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grazia paoletti aderisco

grazia paoletti
aderisco all'appello.
dopo n.3 successive tessere con falce e martello (e le delusioni negli ultimi due casi) mi impegno nelle mie possibilità per la Sinistra, una e senza aggettivi o apposizioni. spero che questa potrà essere la mia tessera defiinitiva, perchè in tanti hanno bisogno di riacquistare la fiducia che si possa cambiare il mondo.
buon lavoro a ttutti noi.


PARTITO UNICO DELLA SINISTRA

PARTITO UNICO DELLA SINISTRA ????????
LA BASE E' QUELLO CHE CHIEDE......
IL VERTICE ?????
Non ho avuto risposta a qesta ::::::::::
Lettera aperta a Claudio Fava

07.08.2008

Ieri sera sono stato alla festa della SD di Orvieto,( avrei preferito esserci stato domenica data la tua presenza! ), grossa delusione e conferma della causa della sconfitta della sinistra.
Dopo una breve proiezione del filmato, veramente toccante , riguardante le morti bianche all‘acciaieria di Torino dove non mancavano, di certo, argomenti per intavolare una discussione con i convenuti! !.
I quattro esponenti politico-sindacali (gente che quando va al cesso non scarica! = da pensiero del giorno dopo di oggi che posterò a giorni ) hanno iniziato a masturbarsi la lingua tra di loro per due ore!, annoiando la platea e dicendo cose spesso incomprensibili.
Ho detto due ore! perché , passato tale tempo mi ero veramente rotto e per evitare un intervento di contestazione ho preferito alzare i tacchi......I quattro che non son degni di essere nominati sembravano quattro E .Fede. Non siamo teledipendenti ! ognuno dei presenti crede nella libertà, giustizia sociale e democrazia anche se la si può pensare diversamente nel modo di ottenerle!.
Occasione meglio di quella per confrontarsi? è con la discussione e il confronto che ci si conosce, riconosce e ci si può unire per perseguire l'identico obbiettivo di una sinistra unita e vincente !.
Cordiali saluti. Mantellotricolore.ilcannocchiale.it


Non so quale sia il

Non so quale sia il collante per poter costruire il partito unico della sinistra,ma vedo che con molta superficialità si elencano nomi di partiti facenti parte di un'area della sinistra molto eterogenea.
Da una parte c'è la volontà di un settarismo di classe ed oltranzista che facendo leva su sacrosante esigenze del mondo del lavoro e della società civile,adopera metodi vetusti e stereotipi culturali,che non porteranno mai queste formazioni ad incidere nella società e quindi a poter rappresentare quel variegato mondo, dall'altra parte c'è chi indica in una socialdemocrazia che senza mettere in discussione modelli di sviluppo liberisti e consumistici e conseguenti modelli culturali,vorrebbe rappresentare una sinistra alternativa che di alternativo non ha nulla e per la quale non vale la pena starsi a spendere,per semplificare,se c'è chi pensa che le attuali leggi sul mercato del lavoro sono giuste che lo stato sociale va ridimensionato,che il mondo deve essere privatizzato,cosa ha di alternativo a questi modelli di sviluppo?.
Chi si barrica nel suo particolare chi si chiude beandosi delle proprie verità,chi chiama a raccolta truppe sempre più stanche ed esigue senza porsi il problema che i signori che hanno tempo da perdere non sono quelli che non arrivano a fine mese oppure quelli che vedono sempre più irreversibile una trasformazione culturale e di vita che toglierà ogni spazio alle speranze di cambiamento,chi vuole trovare una nuova personale ribalta politica,chi non sà reinventarsi mantenendo ferma la bussola di cosa e di chi vuole rappresentare è come un commerciante che vuole vendere pellicce nel deserto,buona fortuna.


Mi auguro che presto si

Mi auguro che presto si arrivi ad un partito unico della sinistra socialdemocratica e socialista. A pensarci bene si tratta di un'area vasta che va dagli ex DS delusi della nuova creatura PD, al PS di Nencini, al PSDI (che esiste ancora in certe regioni) , a Sinistra democratica fino a Vendola (48% in Rifondazione..alla faccia di Ferrero) . Penso che un movimento così composto sarebbe certo più omogeneo al suo interno per valori ed ideali che non il Partito democratico!
Non ci rimane che unire..dopo tante divisioni e scelte sbagliate..Solo una domanda critica: perchè Sinistra democratica in Trentino ha preferito l'alleanza a Rifondazione anzichè quella con noi socialisti in vista delle Provinciali?! Non me lo so spiegare..Si è trattato dell'ennesima occasione persa per mettere in campo un' alleanza socialdemocratica contro conservatori , fasciti e clericali..
http://socialismotrentino.ilcannocchiale.it/


Costruiamo il partito unico

Costruiamo il partito unico della Sinistra con chi c'è.
Riccardo Del Todesco, Mogliano Veneto


Edoardo Ferranti Costituiamo

Edoardo Ferranti
Costituiamo un partito - non contrapponiamo i movimenti all' organizzazione politica : entrambi sono necessari e complementari.L' organizzazione non è solo di un tipo: centralizzata, piramidale, che funziona dall' alto verso il basso e non viceversa, come ci hanno abituati producendo solo nomenclatura. Una società aperta necessita di un turn over rapido e soggetto a verifica continua dal basso, in relazione ai risultati.
Non perdiamoci a rincorrere le burocrazie dei partiti storici di sinistra che fanno solo danno - in buona fede - facendo una gran confusione tra STORIA, IDEOLOGIA ( leggi valori e modelli sociali ) e POLITICA.
Da quasi 10 anni, dalla caduta del muro, Rifondazione doveva rifondare l' ideologia e ha solamente sommato tutti i partitini marxisti-leninisti esistenti, rissosi, inferiori all' 1%, separati in casa, compresi i troskisti.
La socialdemocrazia europea ha esaurito il suo compito storico, ma ha fatto grandi cose : ha redistribuito il reddito creando il welfare, di cui noi sinistra italiana abbiamo tanto parlato senza farlo, eccetto in alcune regioni del centro Italia.
Più si sviluppa e si globalizza il capitalismo e più cresce il bisogno impellente di socialismo, che ormai è dietro l' angolo. Ma noi abbiamo distrutto la sinistra e non abbiamo neanche un partito, che raccolga la protesta, consenso, proposta.
La sinistra socialcomunista italiana è andata incontro ad un fenomeno molto comune in biologia ( io sono medico ), si è auto-estinta : apoptosi. Aveva solamente paura di essere poco "moderna", poco "nuova".
Un diverso modello di sviluppo, che punti alla qualità e non solo ad una crescita monotonica, quantitativa illimitata, ottenuta espropriando i lavoratori, o sarà la DEMOCRAZIA SOCIALISTA (ben diversa da quella "storica" dell'est europeo) o non sarà, ma ce ne è un bisogno !
Arrivederci alla costituente, presto, a settembre.


Costituiamo un partito - non

Costituiamo un partito - non contrapponiamo i movimenti all' organizzazione politica: entrambi sono necessari e complementari. L' organizzazione non è solo di un tipo: centralizzata, piramidale, che funziona, dall' alto verso il basso e non viceversa, come ci hanno abituati a praticarla in passato, producendo nomenclatura. Una società aperta necessita di un turn over rapido e soggetto a verifica continua dalla base, in relazione ai risultati.
Non perdiamoci a rincorrere le burocrazie dei partiti storici di sinistra, che fanno solo danno - in buona fede - facendo una gran confusione tra STORIA, IDEOLOGIA ( leggi valori e modelli sociali ) e POLITICA.
Da quasi 10 anni, dalla caduta del muro, Rifondazione doveva rifondare l' ideologia e ha solo sommato tutti i partitini marxisti-leninisti più rissosi esistenti, inferiori all'1%, separati in casa, compresi i troskisti.
La socialdemocrazia europea ha esaurito il suo compito storico, ma ha fatto grandi cose: ha ridistribuito il reddito creando il welfare, di cui noi sinistra italiana abbiamo tanto parlato senza farlo, eccetto in alcune regioni del centro Italia. Più si sviluppa e si globalizza il capitalismo e più cresce il bisogno impellente di socialismo, che ormai è dietro l' angolo.
Ma noi abbiamo distrutto la sinistra e non abbiamo neanche un partito, che raccolga protesta, consenso e proposta.
La sinistra socialcomunista è andata incontro ad un fenomeno molto comune in biologia ( io sono un medico ), si è auto-estinta: apoptosi. Aveva solo tanta paura di essere poco "moderna", poco "nuova", convinta come è che il capitalismo ci renderà tutti ricchi e felici.
Il nuovo modello di sviluppo o sarà una DEMOCRAZIA SOCIALISTA (ben diversa da quella "storica") o non sarà, ma ce n'è un bisogno !
Arrivederci alla costituente, presto, a settembre.


davide Nardi Davide Operaio

davide

Nardi Davide Operaio ausilario (Rimini)





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