La risoluzione sull'America Latina adottata dal Parlamento europeo giovedì scorso contiene un punto di rilievo politico centrale: l'Europa deve farsi carico di investire risorse politiche, umane e finanziarie per condividere con i paesi latinoamericani la loro battaglia contro la povertà, la marginalità sociale, i cambiamenti climatici e la devastazione ambientale. I paesi dell'America latina concentrano il 40% delle specie viventi del pianeta ma restano essenzialmente un continente afflitto da una povertà endemica, capace di esprimere appena il 6% del Pil mondiale.
L'approccio va cercato in un nuovo multilateralismo. Si tratta di mettere al centro l'America latina come soggetto politico ed economico, aiutandone i processi di integrazione regionale e garantendo una partnership concreta con l'Unione europea. Occorre soprattutto un salto di qualità culturale nelle relazioni politiche: più rispetto per la specificità delle scelte politiche latinoamericani e per la complessità delle loro società, e al tempo stesso grande attenzione ai processi di diffusione della democrazia.
In questo senso va letta la richiesta del Pse e di altri gruppi politici di normalizzare le relazioni politiche ed economiche con Cuba: sarebbe un contributo sostanziale alla delicata fase di transizione verso la democrazia che quel paese sta conoscendo. Insomma, il tempo delle sanzioni e del vecchio paternalismo europeo sembra definitivamente tramontato. Lo dimostra, tra l'altro, l'appoggio trasversale di sei gruppi politici, dalla Uen alla Gue, alla risoluzione approvata a Strasburgo.
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