Lun, 01/09/2008 - 06:47
Costituente di Sinistra
di Gianni Zagato*
La domanda di questa fine estate è: come sarà quest’anno la ripresa? Già la parola è opinabile. C’è un’Italia che non “riprende” semplicemente perché non ha mai smesso, neanche ad agosto, di arretrare sul piano materiale quotidiano. E’ un’Italia che non conosce più la parola “ferie”. Istat e Bankitalia sfornano numeri, statistiche, tabelle e a mettere tutto insieme ne esce la fotografia grigia e scura del paese che siamo. Più 8% dei costi di produzione a luglio rispetto a un anno fa. Inflazione al 4,1 %. Un indice dei prezzi per la spesa – la spinta viene dal 20% di rincaro mediterraneo di pane e pasta – di più del 6% in dodici mesi. Il peso di questo arretramento – mai così duro come negli ultimi quindici anni – ricade tutto sui ceti più poveri e in parte sullo stesso ceto medio. Che ripresa potrà mai essere quella di un paese le cui famiglie vedono il potere di acquisto perdere – dati ufficiali – duemila euro l’anno per le pensioni e ben cinquemila euro l’anno per i salari? La cosiddetta ripresa italiana dovrebbe avere al centro una cosa su tutte: i problemi della working class come l’hanno frequentemente chiamata a Denver in questi giorni, alla Convention dei Democratici americani. La classe lavoratrice, si traduce....





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Non possiamo rassegnarci a vivere in un paese in cui si perde la vita per lavorare.
Sul conflitto scoppiato all'inizio di agosto nel Caucaso si affollano molti attori mondiali e regionali: la Georgia, contro le pretese indipendentiste di Ossezia e Abkhazia; la Russia a difesa di queste; gli Usa e la Nato a difesa della Georgia; la UE che cerca di mediare sia al proprio interno sia fra i soggetti in conflitto.
Proponiamo un breve resoconto, pubblicato da Emilianet, dell’intervento tenuto da Claudio Fava, venerdì 29 agosto, a Reggio Emilia. Il coordinatore nazionale Sd ha esordito con una dura autocritica nei confronti della sinistra, distante ed incapace di comprendere le trasformazioni e le richieste di una societa mutata radicalmente.
«Nel portafoglio ho la tessera dei donatori di organi. Sono tra quelli che hanno firmato l’autorizzazione per l’espianto degli organi. L’ho presa subito. Quando nella legislatura 1996-2001 il Parlamento ha approvato la legge che regolamenta i trapianti. Chi lo avrebbe mai detto che poi sarei stato, invece, un “ricevitore” di organi. Uno che il trapianto lo ha subito».
C‘è spazio e una qualche possibilità, dopo i congressi di luglio delle forze politiche della sinistra, per la Costituente di una nuova, grande, forza della sinistra, unitaria e plurale, radicata nel territorio e con cultura di governo nel nostro Paese? E’ questa la domanda alla quale, con urgenza, occorrerà dare risposta nelle prossime settimane. Domanda ineludibile oramai. La scelta prevalente di rinchiudersi ciascuno nel proprio fortino in attesa che passi la
n principio fu la riforma del TitoloV della Costituzione approvata dall’allora maggioranza di centro sinistra e poi confermata dal referendum popolare del 7 ottobre 2001. In quella sede furono radicalmente modificate le attribuzioni delle competenze tra lo stato e le regioni e, con la nuova formulazione dell’art. 119, furono poste le basi per il federalismo fiscale rimandandone l’effettiva operatività alla emanazione di una apposita legge ordinaria di attuazione.



